Idria, una miniera di storia e tradizioni
Rybnik, Carbonia, Banovići, Idria, Velenje e Arsia. Piccole città, ai più sconosciute. Ma cosa hanno in comune? Sono città che sono state coinvolte tra il 2013 e il 2014 in un progetto europeo per la valorizzazioni di importanti centri minerari in Europa. Arsia e Cabonia hanno la storia comune di essere nate proprio grazie alla scoperta di giacimenti minerari ed attorno a esse sono nate in maniera molto veloce costruite le cittadine in epoca fascista. Dopo Arsia, la città a noi più vicina è Idria. Siamo andati a visitarla e a scoprire come si presenta oggi.
Per chi parte da Fiume (come nel nostro caso), la strada porta a Postumia. Da qui si può scegliere se prendere la comoda autostrada o proseguire per la vecchia strada verso Lubiana. Ad ogni modo, bisogna arrivare a Logatec. Da qui si imbocca una strada secondaria in direzione ovest, verso Tolmino e Caporetto. Una viabile storica, che passa tra le montagne e una ricca natura. All’inizio, superato Logatec, si sono pochi villaggi e tanti prati. Passiamo il paesino di Hotedršica e dopo le ultime abitazioni scorgiamo un muro e una casetta.
Oggi in stato di completo abbandono, dimenticati da tutti e lasciati a un destino non certo glorioso a giudicare dalle condizioni in cui versano, un secolo fa non erano poi così irrilevanti, considerato che dopo la firma del trattato di Rapallo nel 1920 era il confine con il Regno d’Italia. Non ci sono né insegne né cippi. Eppure, si tratta di una regione che è stata teatro di cruenti battaglie e dove la nostra destinazione, Idria, ha avuto un ruolo importante durante il primo conflitto mondiale. Le battaglie per l’Isonzo “passavano” pure qui. Era una zona di collegamento tra il fronte e Lubiana. Poco dopo entriamo nel canyon di Zala, che con una serie di serpentine ci farà scendere di quota e arrivare a Idria.
Nel mezzo di un canyon
Guardiamo in primis verso le montagne alla sinistra, però la vecchia Feldbahn non si vede per nulla. Rimane ben mascherata. Cent’anni fa la Feldbahn era una linea ferroviaria a scarto ridotto utilizzato in primis per il trasporto merci e qualche volte dei feriti per e dal fronte isontino. Costruita in fretta, è stata abbandonata ben presto. Oggi è un sentiero tra le montagne, con pure un tunnel, utilizzato dagli alpini per gite panoramiche a contatto con la storia. Finita la discesa costeggiamo il fiume Idria (in sloveno Idrijca), che è un importante ecosistema naturale appartenente a un territorio Natura 2000 – lungo il suo corso, circa 60 km, presenta più gole e tonfani profondi, ha due zone balneabili, ma noi di tutto questo non vediamo molto – ed entriamo in città, arrivando presto in centro o meglio nella zona che divide la città in due parti e dove c’è il ponte. La visuale è del tutto speciale, con svariati palazzi in pianura. Su una collina spicca la chiesa di Sant’Antonio. Prima di andare alla scoperta delle città ci dirigiamo proprio alla chiesa. Qui ci attende un bel panorama. Si vede gran parte della città con le sue case, palazzi, centri commerciale e industriali, ma soprattutto tutto attorno le montagne e tanto verde. Siamo proprio nel bel mezzo di un canyon. Accanto c’è il calvario, con le sue cappelle che portano ancora più in su.
Ma per cosa è famosa Idria? Città ai più del tutto sconosciuta, ha una ricca storia con un’esatta data di fondazione. Se domandate agli abitanti di Idria per cosa è nota la loro città vi risponderanno che sono i numeri uno in Slovenia per la loro miniera di mercurio, i merletti, gli žlikrofi (una specie di pasta simile ai ravioli con un ripieno di patate bollite, erbe aromatiche, cipolla arrostita e ciccioli) e, ahimé, per la più grande clinica psichiatrica in Slovenia. Andiamo alla scoperta di Idria e della sua passato.
La scoperta del XV secolo
Probabilmente Idria oggi non esisterebbe se in questa zona non fosse stata scoperta nel XV secolo una ricchissima fonte di mercurio. Avvenne nel 1490, alcuni anni prima che Cristoforo Colombo arrivasse in America. Un tempo, nel sottosuolo del paese si estendevano più di cento chilometri di gallerie e labirinti minerari. Oggi la miniera è chiusa.
La leggenda ne attribuisce il merito a un costruttore di mastelli (škafar in sloveno) che una notte lasciò una bottiglia nel fiume. La mattina dopo andò a riprenderla, però vide qualcosa luccicare nell’acqua, una sostanza incandescente, sconosciuta. Si trattava una filone di mercurio. Quando provò a trasportare la bottiglia, scoprì che era così pesante che non riusciva nemmeno a spostarla. Andò a Škofja Loka e lì compresero che era mercurio. La storia ci dice che Idria, nel 1420 passata sotto Venezia con la Gastaldia di Tolmino, ebbe uno sviluppo particolare promosso da Cividale in occasione della scoperta e sfruttamento delle miniere. Il nobile Virgilio Formentini nel 1493 aveva visto scorrere argento vivo sulle rive dell’Idria. Nell’ultimo decennio del XV secolo a Idria cominciò così l’estrazione del mercurio e nel 1508 furono scoperti i grandi giacimenti minerari, i più grandi del mondo!
Il repentino arricchimento del luogo portò alla costruzione della Chiesa di S. Trinità (costruita nel XVI secolo) e nel 1527 il castello di Idria, di Gewerkenegg, che non fu mai utilizzato per la difesa, ma come sede del governo. Nel 1575 l’intera miniera passò sotto l’amministrazione del governo austriaco, che ne fu proprietario fino al 1918 e che modernizzò l’estrazione del mercurio, costruì altiforni per la cottura del minerale e pompe per pompare l’acqua dalla miniera. Le miniere furono brevemente occupate dai francesi tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, durante il regno di Napoleone. Nella seconda metà del ’700 Idria disponeva del servizio sanitario meglio organizzato dell’attuale Slovenia. Allora i minatori potevano estrarre il mercurio per più di tre anni. A Idria lavorò, tra gli altri, Giovanni Antonio Scopoli (1732-1788), autore del primo libro sulla flora della Carniola, Flora Carniolica, e Hacquet Balthasar (1739-1815), il cui libro Oryctographia Carniolica costituisce la base della geologia slovena, della mineralogia.
Dopo l’occupazione francese, la città si stabilizzò lentamente e visse i suoi anni migliori poco prima della prima guerra mondiale. Durante il conflitto, le miniere stagnarono e nel dopoguerra passarono sotto il dominio italiano. Dopo la seconda guerra mondiale, con l’accordo del 1947, Idria entrò a far parte della Jugoslavia, e iniziò l’ultimo ammodernamento della miniera. L’impianto iniziò a chiudere negli anni ’80, quando il valore del mercurio crollò in borsa, provocando un abbandono di massa dell’industria del mercurio.
Il «castello»
Poche località in Slovenia hanno nelle immediate vicinanze così tanti luoghi interessanti dal punto di vista culturale, storico, tecnologico e naturale. Tutto questo c’è a Idria. Il luogo stesso è dominato dal magnifico “castello” Gewerkenegg, che non è proprioun vero castello perché non è mai stato il centro di un feudo e non è stato costruito a scopo difensivo. Infatti, è sorto nel 1527 come edificio amministrativo della miniera e magazzino per il mercurio (e il cibo, anche quando l’inverno impediva il normale accesso a Idria). Durante i lavori di ristrutturazione è stato scoperto un cortile con portici e pittoresche architetture decorative. L’edificio ospita il museo e una scuola di musica. A Idria si trova anche il teatro più antico della Slovenia, costruito nel 1769, che negli anni ’80 e ’90 era una sala cinematografica, ma ora è chiuso.
Ripassata la storia non ci resta che visitare la città. Prima tappa il castello Gewerkenegg. Facile da trovare. Di lato c’è la scuola di musica. Il museo racconta la storia della miniera e della città di Idria, illustrando la dura vita quotidiana dei minatori, alleggerita dalla bellezza dei merletti che venivano creati da mogli e figlie. Il tutto diviso in più zone per conoscere passo per passo il tutto.
Come si viveva una volta
Si inizia inevitabilmente con la minerologia. Conosciamo le caratteristiche del terreno attorno ad Idria, il suo sottosuolo e quello che si è scoperto negli anni. Il tutto con tanto di mappe e minerali. Poco avanti accediamo a una una specie di miniera artificiale, con tanto di scale e a più piani. Al livello più basso, un’opera artistica con al suo interno tante gocce di mercurio. Risaliamo e andiamo a conoscere gli arnesi dei minatori, il loro vestiario, la quotidianità fatta di duro lavoro ma anche di attività svolte nel tempo libero. .
Andando avanti ripercorriamo i vari periodi storici della città, dagli inizi fino al periodo austro ungarico. Una stanza ricorda il periodo italiano, con tanti reperti, come diversi cippi che delimitavano il confine, quelli grandi che indicavano i settori, diversi manifesti d’epoca, i numeri civici delle case, lo stemma della Guardia di Finanza e un militare con la sua moto. Seguono poi le stanze dedicate al periodi tedesco e poi della Jugoslavia e la presente Slovenia, con un elenco di svariati cittadini illustri. Passiamo avanti e c’è una sala lettura, con una ricca biblioteca, che ricorda France Bevk (1890-1970), scrittore, poeta e traduttore sloveno, due volte insignito del premio Prešeren, il più prestigioso riconoscimento per la carriera artistica in Slovenia.
Ricamare, passione doc
Segue la zona dedicata al merletto, prodotto doc della città, con alle spalle un trascorso plurisecolare. L’esposizione permanente mostra oltre 300 anni di tradizione. I visitatori imparano a riconoscere le peculiarità del merletto e scoprono gli attrezzi impiegati per la loro produzione, le caratteristiche del commercio e il loro uso nel passato e oggigiorno. Apprendono l’importanza della scuola di tombolo per il proseguimento della tradizione del merletto.
Con i merletti finisce la nostra visita al castello che non è mai stato un castello. Non ci rimane ora altro che scendere e conoscere la città direttamente. La città è piena di piccole vie. Sono poche quelle pedonali, ma il traffico non è intenso. Diversi i negozi e i merletti non mancano, nemmeno sui balconi in buona mostra. Dopo qualche centinaio di metri arriviamo al luogo più visitato, la miniera!
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Pubblicato su Panorama il 15 giugno 2024