Motta di Livenza, luogo di «miracoli»

Motta di Livenza, luogo di «miracoli»
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Lourdes, Međugorje, Fatima. Tre centri religiosi tra i più importanti in Europa. Attirano milioni di visitatori tutti gli anni. In primis religiosi, ma pure gli altri che vogliono vedere questi luoghi. Però ce sono tanti altri di posti simili, meno noti, che sono sorti attorno ad altre apparizioni. Diversi passano quasi inosservati, ma sono decisamente da visitare. Uno di questi sorge a 180 chilometri da Fiume. Si tratta del Santuario della Madonna dei Miracoli di Motta di Livenza. Arrivarci è semplice: raggiunta Trieste e presa l’autostrada, passiamo per Palmanova e Portogruaro; poco dopo deviamo e ci dirigiamo verso strade secondarie e paesini, fino ad arrivare alla nostra destinazione, vicino a Treviso. Si tratta di un grosso paese della pianura veneta. Puntiamo dritti alla periferia occidentale di Motta (Mota in veneto e in friulano occidentale), dove si trova il Santuario. Il suo essere fuori da centri abitati infonde un senso di tranquillità piacevole. Subito accanto c’è un ampio e comodo parcheggio. Ci fermiamo e ci incamminiamo verso la piazzetta.
Secondo la tradizione, il magnifico edificio fu realizzato in seguito all’apparizione celestiale della Madonna a un devoto contadino del luogo. Era il 9 marzo del 1510 quando la Vergine Maria si manifestò a un pio vecchietto, tale Giovanni Cigana, che da 20 anni recitava ogni giorno il rrosario e si inginocchiava volentieri davanti a un “Capitello” della Madonna, posto all’incrocio delle strade per Motta, Oderzo e Redigole. Anche la mattina del 9 marzo, andando a lavorare, si fermò lì a pregare: recitò sette “Pater noster” e sette “Ave Maria”, e poi riprese il solito tragitto. Ma si arrestò ben presto, colpito da una meravigliosa visione: seduta tranquillamente sul verde grano di un campo, c’era una giovinetta bellissima, biancovestita. Tra il vecchio, stupito, e la misteriosa fanciulla si svolse un dialogo semplice e cordiale; poi, quando capì il mistero di quella apparizione, cadde in ginocchio, come fulminato dalla quasi incredibile realtà che gli stava davanti: la Madre di Dio. Ci fu un minuto di silenzio. Quindi nell’aria fresca del mattino risuonò la voce della Madonna, limpida più che un cielo sereno, ma insieme piena di mestizia e di pietà. La vergine ordinò al Cigana di digiunare con la famiglia per tre sabati e di predicare il digiuno e la penitenza a tutta la gente di Motta e delle città e borgate della terra trevisana: chi avesse digiunato con vero pentimento, avrebbe ottenuto misericordia e perdono dal Signore, sdegnato per i troppi peccati del popolo. Per lasciare poi un ricordo incancellabile della sua apparizione nella prediletta terra di Motta, la Madonna ordinò che in quel luogo venisse costruita una chiesa.
Proprio andando verso la piazzetta notiamo a due passi dalla strada un piccolo “capanno”. Si tratta proprio del Capitello del Cigana ossia un “Capitello” della Madonna. Per quanto si vede è restaurato lungo il corso degli anni, è proprio la stessa cappellina, davanti alla quale pregò il pio vecchio Cigana la famosa mattina dell’Apparizione. Ritorniamo nella piazzetta ricca di archi e dove c’è l’imbarazzo da dove iniziare la nostra visita.
Decidiamo di entrare per prima nella Basilica. Subito all’ingresso leggiamo che qui cominciarono subito ad accorrere devoti pellegrini, che affermavano di aver ricevuto grazie e miracoli. Allora intervenne l’autorità Ecclesiastica che, nel maggio del 1510, istituì il Processo Canonico sui fatti dell’Apparizione e ne riconobbe la verità. La semplice e piccola chiesetta in legno fu ben presto sostituita con l’attuale grandioso tempio. Questa fu costruita sotto la direzione del francescano Francesco Zorzi da Venezia. Solo tre anni dopo l’apparizione la chiesa fu consacrata. Fu la prima domenica di settembre del 1513. Fu subito ricca di preziosi affreschi, però questi dopo le frequenti pestilenze furono rovinate in quanto la Basilica fu imbiancata parecchie volte per ragioni igieniche. Negli anni pure cambiò aspetto. Così nel 1713 la chiesa subì una notevole deformazione secondo i gusti barocchi del tempo, ma fu riportata all’armonia delle sue forme originali nel 1891. Nel 1875 il Santuario ebbe il titolo di Basilica Minore e nel 1877 fu dichiarato Monumento Nazionale.
L’interno molto bianco con poche finestre dà subito l’idea di una riposante penombra. Il tutto è a tre navate; lungo quelle laterali, sono collocati sei altari riccamente decorati, mentre dietro l’altare maggiore emerge un maestoso organo. Ormai in fondo alla chiesa notiamo iun seguito che ci porterà un un vera serie di corridoi dove è semplice perdersi e di non sapere se si ha visto il tutto. Da subito entriamo in una piccola cappella ancora di più in ombra. C’è un corridoio ricco di stemmi e fotografie dei devoti e di varie opere religiose. Dopo un’altra cappella, c’è una stanza e quindi si finisce nel cortile interno. Su un lato una grande lapide ricorda la ricca storia della Basilica e gli anni fondamentali da quel 1510 fino a quelli più recenti, come il 1919, quando diventò ospedale. Un’altra cappella prima di uscire sul lato orientale nel piccolo giardino che separa la chiesa dal parcheggio con l’originale statua della Madonna dei Miracoli e ripassiamo accanto al Capitello per tornare nella piazzetta della Basilica.

Da figlia «Primogenita» a «prediletta»
Finita la nostra visita alla principale attrazione cittadina non ci rimane che incamminarci verso il centro storico. Però prima è bene sapere un po’ di storia e di numeri. Motta di Livenza oggi conta circa 10 mila abitanti. Le origini sono ben lontane e legate alla presenza del fiume Livenza, il cui corso nasce dalle gelide acque delle località carsiche della Santissima e di Gorgazzo. Secondo gli scavi archeologici e i vari resti trovati dagli studiosi, qui c’era un insediamento romano ancora a partire dal II secolo avanti Cristo.
Si ipotizza che il nome del comune derivi da un’altura fluviale chiamata Motta, sorta presso il punto in cui il Monticano confluisce nella Livenza e sulla quale sarebbe stato costruito il castello di Motta di Livenza, appartenuto alla nobile stirpe dei Da Camino dal 1089 e donato alla Repubblica di Venezia nel 1291, anno in cui Motta di Livenza venne nominata “figlia primogenita della Serenissima”. Nel 1412, a Motta di Livenza si svolse una cruenta battaglia tra gli ungheresi di Sigismondo d’Ungheria e i veneziani, che schierarono anche tre galee e molte altre navi armate sulla Livenza, e che fu vinta dai veneti. Poi antistante all’antico Castello si sviluppò il Porto della Motta, dove le merci dei veneziani dall’Oriente sbarcavano per proseguire via terra in Europa. Ma è dal Quattrocento che diviene importante per Venezia, dando i natali a grandi personaggi in campi diversi.
Nel 1511 diventa “Figlia prediletta della Serenissima Repubblica”. La sua storia è legata alla storia di Venezia. Trovandosi lungo la Postumia, un’antica arteria dell’Impero Romano, a pochi chilometri da Concordia Sagittaria e Oderzo, due città d’epoca romana, fu luogo di transito e poi terra di feudi e diocesi. Seguirono tanti alti e bassi. La storia recente ci parla della terribile alluvione del 1966. Nella notte tra il 4 e 5 novembre di quell’anno, il fiume Livenza, ingrossato da piogge eccezionali e bloccato alla foce dall’acqua alta dell’Adriatico, sfondò un tratto di argine a nord di Motta e riversò sul paese una massa enorme d’acqua, che si precipitò a valanga nella bassura tra il Livenza e il Monticano, inondando campi e case. Basilica e convento furono invasi da due metri e mezzo d’acqua per sei giorni, con danni gravissimi. All’ultimo momento, mentre l’acqua cresceva oltre ogni previsione, fu posta in salvo l’antica e venerata statua della Madonna dei Miracoli.

Cose da vedere
Nello spettacolo desolante da diluvio universale c’è però una nota consolante: in tutto il Comune di Motta non ci fu una vittima, e tutti attribuirono il fatto alla protezione della Madonna. Ci sono voluti ben quattro anni di paziente e lavoro con spese ingenti per risanare e riparare i danni provocati dall’alluvione nella Basilica e nel Convento.
Conoscendo la storia della città non ci rimane che incamminarci e conoscerla da vicino. Dopo una decina di minuti dalla Basilica, vediamo che arriviamo ormai nella parte centrale e più vecchia della cittadina. Attraversati i suggestivi portici di borgo Gerolamo Aleandro e raggiunta Via IV Novembre, si intravedono le figure di due feroci leoni poste ai lati del sottoportico del secolare palazzo Toresin. Approdiamo in piazza Luigi Luzzati: oggi è un misto di palazzi nuovi e antichi. Il più imponente, quello che spicca per valore storico e pregio architettonico, è il maestoso palazzo municipale, riconoscibile per la facciata affrescata recante sulla sommità l’antico orologio. A pochi passi dal municipio, si trova il palazzo della Loggia, che nel XV secolo ospitava la sede del Podestà e della magistratura. Esternamente, una targa in pietra raffigura il leone alato di San Marco, lo stemma del podestà e della città. Lasciamo la piazza e ci dirigiamo verso l’altro centro cittadino ossia la piazza Duomo. L’antica piazza è inevitabilmente dominata dalla chiesa cinquecentesca e dalle variopinte decorazioni che impreziosiscono le superfici di alti e maestosi palazzi secolari.
La sua storia è legata alla prima chiesa intitolata a San Giovanni ,che risalirebbe alla seconda metà del X secolo. E poi si arriva alla chiesa di San Nicolò che oggi custodisce al suo interno esempi di arte sacra e opere di svariati pittori dalle tele della Madonna col Bambino, Padre Eterno in Gloria fra gli Angeli, San Domenico, San Francesco d’Assisi. Affiancata al Duomo di San Nicolò sorge un palazzo quattrocentesco elevato su tre piani. Quello che attira sono gli affreschi raffiguranti motivi geometrici, floreali e marmorizzazioni. Andiamo avanti e arriviamo a piazza castello. Qui scavi archeologici hanno portato alla luce testimonianze di edifici nonché reperti di epoca medievale e risalenti alle fasi edilizie del castello di Motta. Rinvenimento particolarmente suggestivo è un pozzo visibile attraverso una copertura di vetro che sorge in una piccola piazza da cui si può ammirare sia lo splendido panorama urbano del centro storico, sia il paesaggio del porto fluviale. Giunti ormai alla periferia orientale della cittadina arriviamo al fiume Livenza e vediamo la sua ricca vegetazione.
Con il fiume Livenza finisce la nostra visita a questa poco nota cittadina, alla quale un fiume ha dato i “natali” e ne ha dettato la storia. Una storia che ha portato Motta a essere oggi un centro religioso frequentato ogni giorno da numerosi devoti. E se poi il nome Motta vi suggerisce pure qualcosa di dolce, non siete in fallo. A pochi chilometri sorgono diverse industrie che producono dolci di tutti i tipi. E dopo una buona camminata per Motta non rimane altro che riguadagnare un po’ di calorie.

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Pubblicato su Panorama il 15 febbraio 2025


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