Žakalj, il ponte dei desideri
Avete presente la zona di Žakalj? La maggior parte dei lettori magari non saprà nemmeno di cosa si tratta, a tanti altri il nome potrebbe suonare familiare, ma per gran parte dei fiumani rimane un qualcosa di misterioso. Sono pochi, invece, quelli che sanno esattamente di cosa si tratta e per di più dove si trova e come arrivarci. E pensare che basta una passeggiata, neanche tanto lunga, per raggiungere questa zona partendo dal centro di Fiume!
La zona di Žakalj è oggi immersa nel verde. Anzi, col passare del tempo è stata letteralmente ingoiata dalla vegetazione. Si trova incastonata nel canyon dell’Eneo. Da una parte c’è il colle di Santa Caterina, dall’altra quello di Tersatto e Strmica, sotto la Ludovicea, la strada che collega il centro di Fiume e Orehovica, parte integrante della vecchia statale per Zagabria. Da ormai un decennio, la città di Fiume sta cercando di valorizzare questa zona, ben nota a chi si occupa di trekking, ma anche a quelli che amano le passeggiate in natura.
La Cartiera punto di partenza
Col passare degli anni, questa zona stava diventando sempre più difficile da raggiungere, non soltanto per la fitta vegetazione che aveva ormai preso il sopravvento, ma anche per il fatto che molto spesso era difficile, se non impossibile, attraversare l’alveo del fiume. Questo problema è stato risolto alcuni anni fa dalla Città, facendo costruire un guado che il più delle volte aiuta ad attraversare il letto del fiume. Il tutto è stato fatto nell’ambito del progetto di valorizzazione delle varie aree periferiche di Fiume adatte alle passeggiate.
Nel progetto è stata inclusa anche questa zona, creando un sentiero che porta dalla Cartiera, con un percorso piuttosto erto nella sua parte iniziale, fino alla zona di Žakalj. Un progetto importante, che però non è stato mai finito, principalmente per quanto riguarda la salita/discesa da e per via Rački. A fine autunno 2024 era stata annunciata la costruzione di un ponte nella zona di Žakalj, ormai in fase di ultimazione. In passato, in questa zona c’era un ponte. Esisteva per quasi un secolo, ma poi è stato distrutto durante l’ultimo conflitto mondiale.
L’idea di Luka Matković
Per conoscere i motivi che avevano portato alla costruzione di questo ponte, bisogna fare un grande passo indietro e conoscere la storia di questa zona. Žakalj è da sempre un sinonimo di mulino. Non a caso. Infatti, quello di Žakalj era il più grande mulino per cereali di Fiume. Fu costruito nel canyon dell’Eneo come uno dei tanti mulini locali sorti a metà del XIX secolo. Per comprendere la loro importanza all’epoca, bisogna sapere che lungo tutto il fiume, ossia nei suoi 17,3 chilometri, ce n’erano ben 27. E oggi, muto testimone di quei tempi, ne rimane solo uno, il mulino di Gašpar a Martinovo Selo.
La storia dei mulini in zona inizia il 16 marzo 1800, quando i fratelli Andrija, Petar, Antun e Fran Barčić vendettero un pezzo di bosco sulla riva destra del fiume, al proprietario terriero di Tersatto, Luka Matković. La sua idea era di costruirvi un mulino. Per questo motivo, inviò una richiesta, datata 17 agosto 1801, al feudo di Grobnico, chiedendo il permesso di costruire un mulino sul fiume. Ricevette risposta positiva e così costruì effettivamente un piccolo mulino, che funzionò bene per diversi anni.
L’arrivo dei triestini
Fu attivo dal 1839 ad 1841. Lo ereditò il figlio Gašpar, il quale però lo vendette ai triestini Carlo d’Ottavi Fontana e Marco Pigazzi. Ed è qui che la storia cambia. Da piccolo mulino si passa a un importante progetto. Gli imprenditori triestini investirono in modo significativo nell’acquisto del piccolo mulino, costruendo una diga e un canale e collegando l’intero complesso con un ponte sul canyon e un ramo stradale verso la strada Ludovicea. Ed è proprio a loro che dobbiamo in grande parte quello che vediamo oggi.
Oltre all’infrastruttura, si investì molto pure nel meccanismo del nuovo mulino, che fu realizzato secondo la tecnologia americana e, in seguito, belga, e aveva ben diciotto macine di pietra. Questo portò pure a parecchi nuovi posti di lavoro e ben presto si giunse a più di cento operai.
All’epoca, il grano arrivava da diverse parti dell’Europa, in primo luogo dalla Russia, dalla Romania e dal Banato. D’altro canto, la farina prodotta veniva esportata in Inghilterra, Francia, Germania e nei Balcani. Addirittura in Brasile!
L’incendio e… Iginio Scarpa
Nel 1862 ci fu un grosso incendio e a quel punto i triestini decisero di venderlo. Il mulino venne acquistato dalla società Stabilimento commerciale di farine di Fiume, guidata da Iginio Scarpa. Nel 1865 venne costruito un imponente edificio di cinque piani, lungo 90 metri e alto 25 metri, con una struttura scheletrica interna in ghisa e legno e un tetto in legno a due falde e un timpano singolo. Ed è proprio questo edificio che oggi tutti vediamo, sia passando in questa zona, ma pure guardando verso questa zona. Oggi, quando la vegetazione non è ancora… esplosa, si riesce a vedere bene ciò che rimane dell’antico edificio.
Accanto a questo fu subito costruito anche un edificio amministrativo di quattro piani adibito a uffici e residenze, oltre a un edificio residenziale al piano terra e infine una portineria situata all’ingresso superiore, proprio accanto al ponte sul letto del fiume. Ed è proprio questo edificio che si può vedere anche oggi e accanto al quale c’è il portone d’ingresso. Nel suo periodo di massimo splendore, impiegava fino a trecento lavoratori e produceva ogni anno fino a 250.000 vagoni di farina che viaggiavano da Žakalj verso tutto il mondo.
L’arrivo della famiglia Whitehead
Dopo aver cambiato diversi proprietari e dirigenti, l’impianto rimase operativo fino al 1894, quando la società fu liquidata e gli edifici e l’intera proprietà furono acquistati all’asta pubblica dai proprietari del Silurificio, la famiglia Whitehead. Dopo la morte di Robert e John Whitehead, nel 1907 gli eredi donarono il mulino alla città di Fiume, che però non era interessata a far ripartire la produzione e diede in affitto gli edifici. Così, tra il 1909 e il 1911, gli edifici ospitarono i militari, mentre nel 1915 un edificio fu affittato per uso abitativo e gli edifici agricoli furono utilizzati per ospitare bestiame e mangimi per un’azienda austro-ungarica.
Il grande complesso, però, stava cadendo sempre più in rovina e, spesso lasciato incustodito, divenne bersaglio di furti. Così nel 1916 fu nominato un guardiano permanente. La città trovò sempre più difficile mantenere questo enorme edificio, nonché le strutture stradali, del ponte e del fiume, e nel 1916 trattò con la Società ungherese della birra di Kobany di Budapest. Questi alla fine decisero di acquistare la zona nel 1918. Prima della vendita, tutte le parti delle turbine e dei macchinari che alimentavano la centrale furono smantellate. L’azienda ungherese intendeva costruire un grande birrificio e fondò una filiale a Fiume, la Fabbrica di birra Litorale società per azioni. Dopo la fine della prima guerra mondiale, per motivi politici, finanziari ed economici, il progetto di costruzione della fabbrica non poté essere realizzato e nel 1923 il contratto fu risolto.
Il confine orientale
Dopo la prima guerra mondiale la zona venne completamente abbandonata. Non fu solo un abbandono dal punto di vista industriale, ma quest’area divenne una zona di confine. Negli anni ‘20 e specialmente dopo il trattato di Rapallo del 1920 e quello di Roma del 1924, di qui passava il confine. Un confine segnato dai cippi, che ancora oggi rimangono dei muti testimoni di quell’epoca travagliata. I più attenti, passeggiando lungo questa zona ne possono vedere diversi e in ottimo stato, che segnano quello che una volta era il confine orientale dell’Italia. Questo sancì la fine della vita di questa zona e del mulino. Notevole fu poi la devastazione durante la Seconda guerra mondiale. In quegli anni il ponte fu minato e il complesso gravemente danneggiato. I resti furono rimossi anni dopo e fino a qualche mese fa si poteva immaginare come si presentava questa zona solo grazie alle foto d’epoca.
Oggi da qualsiasi punto si guardi, si può notare una “zona bianca”. Oggi ci sono le basi del ponte. Servirà ancora un po’ di tempo e il tutto verrà ultimato. E magari con il suo completamento attirerà un numero maggiore di visitatori, perché il mulino di Žakalj ha una storia turbolenta e interessante lunga quasi due secoli. Forse qualcuno troverà nel futuro un nuovo utilizzo di quest’area a due passi dal centro di Fiume.
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Pubblicato su La voce del popolo il 22 marzo 2025.