Il fascino discreto di Pordenone

Il fascino discreto di Pordenone
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È stata proclamata la città della cultura per il 2027. È una città che in tanti hanno visto sulle insegne stradali. Sono pure tanti quelli che hanno visitato una delle sue diverse fiere, tra qui quella molto popolare è l’Ortogiardino di marzo. Dal fascino elegante e discreto, offre una diapositiva estremamente suggestiva. La città in questione è Pordenone, uno dei centri abitati più importanti e influenti del Friuli. Soprannominata “la Città dipinta”, qui storia e tradizione si fondono a perfezione con l’indole inclusiva, uno spirito in continuo fermento, dinamica e vivace, famosa per i suoi eventi, i festival internazionali e la sua atmosfera accogliente. Appena eletta capitale italiana della cultura per il 2027, ha conquistato il prestigioso titolo e un contributo di un milione di euro con il progetto “Città che sorprende”.
Pordenone nasce sulla confluenza di due fiumi Meduna e Noncello, a metà strada tra Venezia e Trieste, posizione strategica per gli scambi commerciali, tanto che la Serenissima, per due secoli padrona della città, le concesse uno status speciale riconoscendole un certa autonomia. Lo stemma pordenonese sintetizza il tutto con un portone aperto su un corso d’acqua. Città che incanta per la sua storia millenaria, l’architettura e la vivace scena culturale, ha un passato ricco di influenze romane, medievali e rinascimentali, passeggiando per il suo centro storico è possibile ammirare antichi palazzi affrescati, con uno dei porticati più lunghi e belli d’Europa, chiese gotiche e scorci pittoreschi lungo il fiume Noncello, che ha giocato un ruolo cruciale nello sviluppo della città come porto fluviale.
Per chi parte da Fiume, si passa via Trieste e poi in autostrada. Superata Monfalcone, a Palmanova si gira verso Venezia e si prosegue arrivando a Portogruaro. All’uscita, si punta verso Vittorio Veneto e ben presto si arriva a destinazione. Scendendo dall’autostrada, si accosta la grande zona della fiera, motivo per il quale tanti poi nemmeno entrano nel centro cittadino, “intrappolati” dall’offerta diversificata che offre questo quartiere all’avanguardia nel cuore dell’Europa. Pordenone non è sicuramente una delle mete più gettonate del Nord-Est italiano, eppure vale la pena conoscerla.
CROCEVIA STRATEGICO DI COMMERCI E TRAFFICI. Già nella zona della fiera si nota il Noncello, un fiume breve, lungo 15 chilometri. Nasce a Cordenons e attraversa Pordenone, continua a sud l’antico quartiere di Torre, attraversa la provincia, lasciandosi sulla sua destra il centro storico della città-capoluogo, la quale deve il proprio sviluppo al traffico fluviale che la collegava al mare Adriatico e, dunque, con Venezia attraverso il percorso Noncello-Meduna-Livenza. Il fiume permetteva i commerci e i collegamenti con l’entroterra, trasformando la città in un crocevia per il commercio e le comunicazioni tra il mondo romano e le regioni del nord. Infatti, al quartiere di Torre si lega l’inizio della storia di Pordenone, le cui origini risalgono all’epoca romana, quando era conosciuta come “Portus Naonis” un importante porto fluviale Una scoperta del XX secolo.
Il conte Giuseppe di Ragogna, aristocratico possidente del castello di Torre, rinvenne, a seguito di una campagna di scavi (1940-1948, 1950-1952), i resti di una villa romana, adibita anche a sito di lavorazione e stoccaggio di prodotti agricoli e merci. Con la caduta dell’Impero romano, subì un periodo di declino, ma riprese vigore nel Medioevo grazie alla sua posizione strategica lungo le rotte commerciali tra Venezia e il nord Europa. Durante questo periodo, la città fu influenzata da diverse potenze, tra cui il Patriarcato di Aquileia e la potente Repubblica di Venezia, sotto la cui dominazione conobbe un grande sviluppo economico e artistico.
Nel XV secolo, Pordenone divenne un importante centro manifatturiero, noto per la produzione di tessuti e ceramiche. Dopo la caduta della Serenissima nel 1797, passò sotto il dominio dell’Impero Asburgico, vivendo un periodo di modernizzazione industriale. Con l’Unità d’Italia nel 1866, la città conobbe una nuova fase di crescita economica e urbanistica, diventando un importante polo industriale del Friuli-Venezia Giulia. Nel corso del Novecento, Pordenone si è trasformata in una città moderna, mantenendo però intatto il suo patrimonio storico e culturale, che oggi si riflette nei suoi monumenti, nelle sue tradizioni e nei numerosi eventi culturali che animano la città.
LUOGHI SIMBOLO. Dalla zona fiere ci incamminiamo accostando il fiume Noncello, tra salici e pioppi, in cui ci si può imbattere in qualche cigno reale o airone. Durante la bella stagione si può navigare con le barche e godere della città da un altro punto di vista. Qui c’è il famoso ponte in pietra che trae il suo nome dalle due statue qui collocate, popolarmente chiamate Adamo ed Eva, ma in realtà raffigurazioni di Giove e Giunone, donate alla città dal luogotenente veneto Antonio Loredan nel 1718 dopo il terzo crollo della struttura. Atto a collegare la città e il porto alla chiesa della Santissima Trinità, fu costruito nel 1550 a tre arcate e nello stesso periodo fu rettificato il fiume. Nel 1665, in seguito a una grossa piena del fiume Noncello, il ponte fu gravemente danneggiato fino alle fondamenta. crollò definitivamente nel 1712 crolla definitivamente. Venne realizzata una prima ricostruzione da parte di Falomo e Pirona ma nel 1717 si rende necessario un nuovo rifacimento. Nel 1728 il ponte cedette di nuovo e si cercò di sopperire con uno di legno. Tra il 1761 e il 1763 interviene il famoso ingegnere Bortolo Ferracina che riatta il ponte rifacendolo completamente dalle fondamenta e deviando provvisoriamente il fiume. Nel 1918, poco prima del ritiro delle truppe germaniche, il ponte venne bombardato e rimase gravemente danneggiato. Venne riedificato in ferro e muratura tra il 1921 e il 1925 su progetto di Augusto Mior, allineato col precedente che sarà interrato e spostato verso la Santissima, e con la parte centrale mobile per consentire il passaggio delle imbarcazioni. A seguito dei danni subiti dalla struttura per l’alluvione del 2002, nel 2004 l’amministrazione comunale di Pordenone avviò lavori di ristrutturazione del ponte. In quel frangente furono restaurate anche le statue, i pilastri a sezione quadrata in pietra d’Istria, le balaustre e la ringhiera metallica.
Dal ponte ci dirigiamo verso il centro cittadino e dopo pochi passi ci fermiamo davanti alla Cattedrale di San Marco con il campanile omonimo, uno dei più belli d’Italia. Come leggiamo è stata eretta nel XIII secolo e presenta una facciata spoglia. In stile romanico-gotico, è stata edificata sui resti di una precedente costruzione, al cui interno custodisce gli straordinari affreschi di Giovanni Antonio de’ Sacchis, noto come Il Pordenone. Questo capolavoro artistico rappresenta uno dei simboli più importanti della città. L’interno è a unica navata, con cappelle laterali e altari marmorei. L’altissimo campanile di San Marco di ben oltre 72 metri. Il pianterreno in passato era stato adibito a carcere.
Un altro dei simboli cittadini è il Palazzo comunale, situato in Corso Vittorio Emanuele II. Pure questo è del XIII secolo, era l’Antica Loggia, sede del Consiglio. È completamente in laterizio, a pianta trapezoidale; parte del pianoterra è semichiusa da ampi archi ogivali e il primo piano è costituito dalla sala del Consiglio comunale. Aperto nella parte inferiore da un portico loggiato, è preceduto da un avancorpo a torre sormontato da un grande orologio astronomico-lunare costruito dopo il 1542, dai fratelli Rainieri di Reggio. Sulla sommità dell’orologio furono posti due mori in pietra, battenti le ore. In tempi più recenti, nel 1928, il Palazzo è stato ampliato dall’architetto Cesare Scoccimarro, che ha utilizzato lo spazio libero dietro il corpo di fabbrica che lo separava dai vecchi edifici verso sud.
TRA PALAZZI AFFRESCATI, PARCHI E PERSONAGGI STORICI. Dal Palazzo comunale parte una splendida e lunga via (il succitato Corso) ricca di portici, tra i più lunghi d’Italia dopo quelli di Bologna: è un susseguirsi di vetrine curatissime, negozi, bar e caffè storici, ristoranti si susseguono in questa via animata, ma in particolare i palazzi rinascimentali splendidamente affrescati, che raccontano i gloriosi trascorsi della città, uno più bello dell’altro, un vero e proprio museo a cielo aperto! Ai lati del Corso Vittorio Emanuele II si “nascondono” delle vere e proprie chicche. Tra queste il Palazzo Gregoris che conduce verso una Pordenone più moderna. Qui, poco prima di un torrente, notiamo i resti delle vecchie mura, quelle alte e robusta mure che salvarono la città dai turchi nel 1499 e resistettero fino all’arrivo dei francesi. In epoca napoleonica, buona parte della cinta fu smantellata, come pure le torri. Oggi questa zona è nota come il Vicolo delle Mura.
Torniamo al piccolo ponte e lo attraversiamo in direzione della Piazzetta del Portello, circondata a triangolo da palazzi nuovi e garage sotterranei. Quello che rende originale questa piazza è… l’alfabeto. Lettere a grandezza uomo, ognuna dedicata a dei vari avvenimenti legati alla città, principalmente celebrano la manifestazione letteraria che si tiene a settembre, ossia Pordenonelegge, festa del libro con gli autori. Raggiungiamo quindi Piazza Cavour: è la zona del mercato, ma non solo di quello con frutta e verdura, ma di tutto.
Proseguiamo il nostro giro attorno al centro cittadino e usciti dal “caos” dei mercatini arriviamo a quella che viene indicata come zona imperdibile per i bambini, ossia il Parco Galvani, uno dei principali spazi verdi, perfetto per una passeggiata rilassante, circondato da alberi secolari, prati curati e fontane. Qui troviamo anche la Galleria d’Arte Moderna Armando Pizzinato, che ospita una collezione di arte moderna e contemporanea con opere di artisti italiani e internazionali. È una tappa imperdibile per chi ama l’arte e desidera scoprire la scena artistica moderna di Pordenone. All’interno della villa della nobile famiglia Galvani si trova il il Paff! International Museum of Comic Art, un museo unico in Italia che racconta la storia del fumetto come mezzo di comunicazione capace di creare percorsi sempre nuovi.
Il Parco San Valentino, invece, è il polmone verde più esteso della città, ideale per passeggiate e attività all’aperto. Questi parchi rappresentano un perfetto connubio tra natura e cultura, offrendo momenti di relax immersi nel verde.
Dopo il parco ci dirigiamo in direzione della cattedrale però prima ci soffermiamo in una piccola oasi verde quasi deserta. Qui ci sono due panchine e un monumento in ferro dedicato ad Angioletta delle Rive, una cittadina di Pordenone vittima dell’Inquisizione. Nata attorno al 1580, viveva con la figlia Giustina sulle rive del Noncello. Nel 1630 rimase vedova del marito pescatore e continuò a vivere nella piccola stamberga facendo servizi e piccoli lavori presso le famiglie della città. A questi lavori di fortuna si aggiungeva l’attività di guaritrice ed erborista, nella quale Angioletta univa pratiche derivanti dalla cultura agreste con rimedi naturali casalinghi, formule e gesti permutati anche dalla ritualità cristiana. Fu questo particolare che le procurò quelle inimicizie che colmarono nel 1650, con la denuncia che la accusava di aver lanciato un maleficio e, conseguenza di ciò, il primo arresto.
Nel settembre dello stesso anno il caso di Angioletta passò nelle mani dell’Inquisitore di Aquileia e Concordia. Furono interrogati trentasei testimoni e decisero di segregare Angioletta e la figlia Giustina in odor di stregoneria. Angioletta si difese evidenziando l’aspetto caritatevole della sua attività, compiuta per aiutare i malati, cosa che faceva anche invocando l’aiuto di Dio. Il clero si mostrò diviso nelle opinioni sulla presunta strega. Comunque privata delle sue erbe e della sua libertà, il 4 gennaio 1651 si ammalò e la notte morì nel carcere dove era reclusa. Un mese dopo la figlia fu rilasciata promettendo di non mendicare.
Ripassiamo il famoso fiume e ritorniamo al nostro punto di partenza, ora però ci spostiamo sull’altro lato della strada, approdando alla chiesetta per la quale è stato costruito il ponte. Si tratta della chiesa della Santissima Trinità, piccola ma affascinante, costruita nel XVI secolo, famosa per il suo porticato a forma di esagono, un esempio unico di architettura sacra in Friuli. L’interno contiene affreschi ben conservati che narrano episodi della vita di Cristo e dei santi.
Finiamo il nostro percorso a due passi dalla fiera, visitando il Santuario della Madonna delle Grazie, con accanto il Monastero. Le cronache cittadine ricordano un’apparizione della Madonna nel 1624, lungo la via che da Pordenone portava al borgo di San Gregorio, nei pressi del fiume Noncello. L’evento miracoloso, non altrimenti spiegato, provocò un’ondata di entusiasmo popolare e l’antica minuscola “anconetta” divenne subito meta di pellegrinaggi, con un conseguente proficuo afflusso di offerte, per cui si rese possibile la progettazione di una chiesa vera e propria, destinata ad assumere le caratteristiche tipiche del Santuario. Si arrivò ben presto alla posa della prima pietra, però la chiesa come si presenta ora è stata completata appena un secolo anni fa.
IL QUARTIERE FIERA. La zona della fiera ospita ormai oltre trenta manifestazioni all’anno in un calendario molto diversificato. Dalle fiere di settore a quelle dedicate al grande pubblico, congressi, convegni, iniziative sportive. Ha una storia di oltre settant’anni e in città ogni anno porta oltre 300.000 visitatori e oltre 2.700 espositori dall’Italia e dall’estero. E vista la vicinanza sono tanti i visitatori che vengono dalla Croazia.
Tra le varie manifestazioni, nel 2025 ci sono state quelle di Extracon sui fumetti, la Mostra del disco, Ortogiardino e Cucinare prima e Ecocasa poi a marzo. Seguiranno la fiera sui Motori d’epoca, quella per i radioamatori. A novembre la fiera di viticoltura e enologia, sui matrimoni e sulla hobbistica, nonché sui giochi e sulle fotografie. L’anno si chiuderà con la mostra degli animali esotici prima e ballo country dopo. Tra queste tante altre manifestazioni nei ben nove capannoni ai bordi della città.
Come si diceva, Pordenone è stata riconosciuta capitale italiana della cultura 2027. Il dossier presentato con il nome “Pordenone 2027. Città che sorprende” propone un approccio strategico che mira a rafforzare l’identità del territorio attraverso progetti che intrecciano patrimonio storico, arti visive, cinema e partecipazione attiva della comunità; un modello capacie di attivare un processo di coinvolgimento diffuso che reinterpreta il legame tra memoria, territorio e creatività. Come si legge nella motivazione, si distingue per la volontà di rendere la cultura un motore di sviluppo sostenibile con un programma articolato lungo l’intero anno, capace di attrarre un pubblico ampio e diversificato, in cui, tra l’altro, i giovani diventano non soltanto fruitori ma soprattutto protagonisti del processo creativo.

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Pubblicato su Panorama il 31 marzo 2025


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