Tra amenità e luoghi di memoria
Continuando la nostra visita all’isola di Arbe, iniziando la visita dal lato più a nordovest. Per chi decide di percorrere i sentieri Frux e Premužić, uno degli ultimi luoghi da vedere partendo da Loparo è una chiesetta quasi isolata, che s’intravede una volta usciti dalla ricca vegetazione, a poche centinaia di metri prima del villaggio di Supetarska Draga, il cui nome non a caso si traduce in italiano con il termine di Valle di San Pietro. Infatti, l’edificio di culto, riconoscibile da lontano grazie alla torre campanaria che svetta dal muro di cinta in pietra in mezzo ai campi, è intitolato all’apostolo di Gesù e primo papa della storia.
Risale alla seconda metà dell’XI secolo. Un muro parzialmente conservato dell’ala est, con finestre romaniche, è ciò che oggi rimane dell’antica abbazia benedettina. Infatti, nel 1059, durante il regno del re croato Petar Krešimir IV, il priore di Arbe, Maius, e il vescovo Drago invitarono i benedettini con l’abate Fulkon a stabilirsi e fondare un’abbazia accanto alla vecchia chiesa di San Pietro e San Cipriano con i relativi appezzamenti. Se l’abbazia è andata perduta, la chiesa invece è stata ristrutturata di recente. Il campanile ospita la campana più antica della Dalmazia, realizzata per fusione nel 1290 dal monaco Luca da Venezia.
Dalla chiesa si possono scorgere il mare e Supetarska draga, mentre rivolgendo lo sguardo a sinistra, si notano non molto lontano un piccolo cimitero, nonché una collina che ci separa dall’altro luogo pieno di storia, nel paese di Campora (in croato Kampor), un piccolo villaggio di pescatori, oggi dedito al turismo, noto anche perché ospita un grande ospedale psichiatrico fondato nel 1955, oggi Ospedale per le malattie nervose e mentali. Tra le tante meraviglie che l’isola di Arbe custodisce, c’è anche un sito che fa piangere il cuore e che fa riflettere.
Il lager di Campora
Si tratta del campo d’internamento di Arbe, a poche centinaia di metri prima dell’abitato di Campora, istituito durante la Seconda guerra mondiale dopo l’annessione italiana. Fu uno dei peggiori lager fascisti. Tra il 27 luglio 1942 e l’11 settembre 1943, vennero rinchiuse in meno di 14 mesi circa 10-15mila persone, perlopiù sloveni, croati ed ebrei, e facendone morire 1.500. Gestito dal Regio esercito, sorgeva nel vallone di Sant’Eufemia, sul fondo della baia di Campora, su un terreno paludoso. Gli internati erano soprattutto vecchi, donne e bambini. Le condizioni di vita erano durissime, disumane: moltissimi non ce la fecero a superare il freddo dei mesi invernali e una prigionia fatta di stenti.
Si conoscono i nomi di 1.488 vittime, di cui 163 bambini sotto i 15 anni di età, ma quasi certamente sono di più perché i sopravvissuti hanno testimoniato che poteva capitare di seppellire due salme in una tomba e che gli internati nascondessero il corpo di qualche deceduto per dividersi la sua porzione di brodaglia. Il lager di Arbe era composto da un “campo maschile” e un “campo femminile”, quest’ultimo destinato a donne, bambini e anziani. Nella primavera del 1943, con l’arrivo dei primi prigionieri ebrei, fu allestito anche un “campo ebreo”. In seguito alla capitolazione dell’Italia, dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, il lager fu liberato.
Nel 1953 il campo fu trasformato in Parco della Rimembranza su progetto dell’architetto sloveno Edvard Ravnikar (uno degli internati sopravvissuti). Recintato da un muro a secco, è suddiviso in aree ben distinte: l’atrio d’ingresso, che simbolicamente separa i vivi dai morti, con una panca in pietra e l’urna della patria, il cimitero vero e proprio; la piazza centrale-ossario, con un pozzo in pietra e un obelisco, e, infine, un grande mosaico commemorativo. È stato posto sotto una struttura che vuole rappresentare una baracca degli internati. L’opera raffigura i corpi segnati dalle sofferenze, incorniciati da una parabola politica in cui si vedono case bruciate e animali morti, il fascio littorio e la lupa di Roma che ringhia con la bocca intrisa di sangue; dalla parte opposta, rassicuranti immagini di fattorie e fabbriche a indicare che la “rivoluzione” alla fine aveva trionfato.
PATRIMONIO STORICO E NATURALE
Dopo Campora, ci dirigiamo verso Arbe città, con il proposito di conoscere il suo ricco passato e le bellezze. Si può raggiungere direttamente da Campora, a piedi via Palit; c’è un sentiero, un vero lungomare. All’orizzonte appaiono da subito le mura e i campanili di Arbe. Sulla strada, si trova il monastero francescano di Santa Eufemia, proprio a Palit. Fondato nel 1444, la chiesa conventuale vanta preziosi altari e raffigurazioni di Santi, di alto valore artistico. Di notevole rilevanza è anche il polittico dei fratelli Antonio e Bartolomeo Vivarini, provenienti da Murano. Particolarmente interessante è il soffitto ligneo a cassettoni decorato con motivi sacri. Nella biblioteca del convento sono custoditi circa 7.000 libri rari, messali decorati, testi di inni sacri, una collezione di 34 incunaboli (i primi libri a stampa), lo statuto di Arbe del 1598 e molti altri scritti. Qui si trova anche la cronaca arbese copiata e riassunta da fra Odorico Badurina.
Proseguiamo la nostra passeggiata verso Arbe, una lunga passeggiata ombreggiata da una profumata pineta che lambisce tutto il centro storico. Venne costruita grazie ai fondi messi a disposizione dal principe Alois del Liechtenstein, che dopo una vacanza sull’isola nel 1910, ne rimase conquistato. Arrivati ormai ai “piedi” di Arbe, non rimane altro che decidere da dove entrare. Noi saliamo dritti alla prima entrata possibile, quella che porta alla Gornja ulica. Dall’altra parte ci si giunge risalendo da piazza San Cristoforo, con la bellissima scalinata Bobotina. Accanto alla chiesetta di San Cristoforo, del XIV secolo, spicca la torre. Sotto la sua porta, la scalinata continua in discesa verso il mare, ma noi preferiamo salire in cima alla costruzione: da qui si apre un punto panoramico suggestivo, che ci consente di vedere il porto vecchio, il canale di Arbe e soprattutto l’affascinante sequenza dei quattro campanili di epoca romanica, immagine simbolo dell’isola.
Il centro storico è un vero gioiellino che va esplorato in tutta tranquillità, per scoprirne angoli sempre nuovi. La parte vecchia della città di Arbe è stata costruita su una piccola penisola che si eleva sul mare. È facile orientarsi, anche perché, in sostanza, il centro è formato da tre strade parallele: quella più in basso è la Donja ulica (Via inferiore), la Sdrenja ulica (Via di mezzo) e quella più in alto, la Gornja ulica (Via superiore), su cui si affacciano i più importanti edifici religiosi, come il convento di Sant’Antonio Abate, la splendida cattedrale dell’Assunzione della Vergine Maria e un campanile posto a breve distanza, il convento benedettino di Sant’Andrea, dall’inconfondibile colore rosa e l’antica chiesa e convento di San Giovanni Evangelista. Un altro luogo magico è la piazza della Libertà, ombreggiata da un grande platano.
La Srednja ulica è costellata di palazzi e portali con negozi di souvenir e ristoranti: questa è la via commerciale di Arbe, soprattutto durante la stagione estiva. In fondo all’arteria, uno slargo ospita la loggia cittadina, mentre verso il mare troviamo la Torre dell’orologio. Dalla piazzetta si attraversa la Porta Marina per arrivare all’ampia piazza Municipium Arbae rivolta sul porto e dominata dal Palazzo del Rettore, simbolo del governo della Serenissima. Infine, c’è la classica riva, pure questa con diversi bar e ristoranti. Nella piazza della cattedrale cresce la “Zlatna lipa” (tiglio dorato), un albero “miracoloso”, piantato nel XII secolo, considerato un portafortuna.
Arbe è meta per i buongustai: la sua cucina è un trionfo di sapori semplici ma genuini, legati al mare e alla terra. Tra i piatti tipici, spicca la “Rapska torta”, un dolce secco a base di mandorle e liquore Maraschino, creato nel Medioevo dalle suore del convento di Santa Maria, che si prepara tradizionalmente per le feste religiose. Il pesce è protagonista indiscusso della tavola: dalle sarde alla griglia ai calamari ripieni, fino al brodetto, una zuppa piccante preparata con diverse varietà di pesce. Tra i secondi, spicca l’agnello cotto sotto una campana di ferro (peka) con erbe aromatiche e patate. Per condire, i vini locali, come il Plavac Mali o il Debit, bianco fresco e leggero.
Prima di lasciare la città, risaliamo verso il parco cittadino Komrčar, una pineta cresciuta dal 1890 al 1905 con la messa a dimora di centinaia di pini di Aleppo e altre piante autoctone sempreverdi. Nei decenni, il parco, fitto di viottoli e sentieri, si è ampliato con altre piante, come querce, cipressi e agavi. D’estate, è un’oasi di freschezza.
Arbe è un’isola che conquista con il suo mix di storia, natura e autenticità. Che si cerchi relax, avventura o cultura, offre sempre qualcosa di speciale. Romantici campanili, clima mite e piacevole, belle spiagge, tante pinete, una fitta e rigogliosa vegetazione e il parco-bosco di Komrčar, l’area botanica protetta più bella dell’Adriatico. Per cogliere tutte le attrattive, non basterà una sola gita, ma esperienze immersive da ripetere più volte per comprendere i motivi che hanno fatto di Arbe una destinazione turistica così ambita.
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Pubblicato su Panorama il 15 giugno 2025