Cerovac le grotte più grandi della Croazia

Cerovac le grotte più grandi della Croazia
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Quando si parla di grotte il primo pensiero va a quelle a noi più vicine, in primis quelle di Postumia e di San Canziano, ma anche – già che ci siamo e visto che sono poco distanti, ma in Italia – la grotta Gigante, poco sopra Trieste. Molti le avranno “esplorate” tutte o almeno una di queste. E in Croazia? Per chi vive a Fiume quella più nota è la grotta di Lokve, la Lokvarka. Anche se nei pressi della cittadina ce ne sono tante, in primo luogo attorno al Golubinjak, la Lokvarka è l’unica organizzata in quanto attrazione aperta al pubblico e visitabile con tanto di guida. Inoltre, c’è la grotta di Vrelo, a pochi chilometri da Fužine.
Ma qual è la grotta più grande in Croazia? In pochissimi riusciranno a rispondere correttamente e ancora di meno sono le persone che ci sono andate a vederla. Perché è talmente poco nota che solo di recente si è aperta un po’ di più al turismo. Arrivarci è quasi un’impresa. Si tratta delle grotte di Cerovac (Cerovačke špilje). Si trovano in Dalmazia, a 260 km da Fiume e a 80 km da Zara. Per chi parte dal capoluogo del Quarnero la strada obbligata da percorrere è prendere l’autostrada per Bosiljevo e poi proseguire in direzione di Zara, fino all’uscita di San Rocco (Sveti Rok), poco prima del tunnel. Seguono strade locali, prima verso la città di Gračac e, in continuazione, fino a Cerovac. Qui bisogna far attenzione a deviare a destra in direzione della montagna. Poco dopo si arriva al centro di accoglienza, dotato di un ampio parcheggio, il tutto realizzato in tempi più recenti.
Ci troviamo sul pendio del Velebit meridionale, sul versante nord-orientale del monte Crnopac, nell’area protetta del Parco naturale. Le grotte di Cerovac sono solo una parte del sistema ipogeo del massiccio del Crnopac, che è lungo ben 58 km! Sono aperte alle visite turistiche la grotta inferiore e quella superiore. Ma andiamo con ordine. Una volta comprato il biglietto e formato il gruppo, si parte verso le grotte al seguito della guida che viene assegnata. Prima di scendere nel sottosuolo, si fa una passeggiata nel bosco con un leggero pendio. Lungo la strada si trovano le sagome dei vari animali che popolano questa parte del Velebit. Con una leggera camminata fino alla prima grotta servono circa 20 minuti e si supera un dislivello di circa 70 metri. Qui inizia la prima tappa del nostro itinerario.
Infatti, la grotta inferiore è quella più attraente e più facile da spiegare, in quanto propone buona parte del mondo speleologico in poco tempo. Quello che da subito si nota è la temperatura, che in quasi tutta la caverna è di soli sette gradi. Bello fresco, un luogo in cui rifugiarsi per qualche ora per trovare sollievo dell’afa estiva. Ad ogni modo, per poter affrontare bene il percorso occorre essere vestiti adeguatamente, soprattutto perché le visite non sono brevi e le soste sono svariate; per cui si consigliano tutto l’anno di indossare abiti caldi e a strati, scarpe sportive comode e magari pure un cappello. Infatti qui l’umidità fa da padrona e non sono rare le “piogge”.

Tracce della preistoria
Grazie a una moderata illuminazione si riesce a godere per bene ogni parte della grotta aperta al pubblico. Non poche sono le zone dove con un gioco di luci si possono notare svariate figure e animali. Molte volte bisogna pure far attenzione alla testa, alcune zone sono basse e pure strette. Lungo la passeggiata apprendiamo dalla guida le nozioni di base sulle grotte e la storia delle stalagmiti e stalattiti. Quello che magari affascina di più è la storia dell’orso delle caverne (Ursus spelaeus), una specie ormai estinta vissuta in Europa ed Asia durante il Pleistocene medio e superiore. Infatti, nella grotta si possono vedere tracce della presenza di questo imponente animale preistorico, i segni di artigli sulla corteccia e di “molatura dell’orso”, cioè parti levigate e arrotondate delle pareti della grotta create dallo sfregamento contro le rocce per molti anni. Esiste pure il luogo chiamato il “nido dell’orso”, cioè la cavità nel terreno dove furono rinvenuti i resti di una mamma orsa e di un cucciolo, che probabilmente non si risvegliarono dall’ultimo sonno invernale all’inizio dell’era glaciale.
Apprendiamo pure che i primi esploratori di questo labirinto sotterraneo si imbatterono in numerosi resti di vasi di ceramica che scricchiolarono sotto i loro piedi subito dopo essere entrati. Si è scoperto che le grotte nascondono quasi 3,5 tonnellate di ceramica, ma anche una quantità significativa di oggetti in bronzo, ambra, ossa, ceramica e pietra, come parti di costumi, gioielli e strumenti. Questo meraviglioso sotterraneo carsico è infatti ricco di siti archeologici, perché nell’età del bronzo le caverne venivano usate come “frigorifero”. Parte di questi ritrovamenti si possono vedere nel Centro.
Dopo la grotta inferiore si va fino a quella superiore. Si impiegano almeno 15 minuti, salendo circa a 100 metri di dislivello. Qui il percorso è decisamente più impegnativo, con diversi gradini scoscesi, in prossimità dei dirupi, per cui camminando bisogna far attenzione. Quello che è decisamente piacevole è l’ottimo panorama che si apre verso la valle e le montagne a nord. Nella grotta superiore, come in quella inferiore, si rimane almeno una mezzora, per cui per fare una visita adeguata alla grotta tra camminate e visite interne si rimane almeno per tre ore. Una volta finita la visita alla grotta superiore non rimane altro che scendere leggermente fino al Centro di accoglienza.
Quest’imponente complesso di corridoi sotterranei, canali e sale, costituito da grotte ricche di decorazioni rupestri e di caratteristiche carsiche, di cui colpisce la bellezza di stalattiti e stalagmiti di vari colori e forme, è davvero un tesoro naturale speciale e unico, da promuovere nel mondo. Il tutto se le entità locali, ma pure nazionali, si renderanno conto del tutto. Oggi infatti ci sono solo quattro impiegati: un personale così ridotto non può fare miracoli ed è comunque inadeguato a sviluppare in loco il turismo sotterraneo, con un giro di visite che indubbiamente meriterebbe di crescere. Sebbene accessibile ai visitatori dal 1951, con il Centro di eccellenza delle Grotte di Cerovac, questa misteriosa attrazione del Parco Naturale del Velebit può essere esplorata ancora di più.

La storia
Come anticipato, le Grotte Cerovac si trovano sui pendii nordorientali del Crnopac, sopra il bordo meridionale di una dolina carsica, il Gračačko polje. Attualmente si conoscono tre grotte: superiore, centrale e inferiore. Prendono il nome dalla vicina stazione ferroviaria di Cerovac. Bisogna far notare che la grotta superiore era conosciuta tra la popolazione locale come Kesića Pećina.
La grotta inferiore fu scoperta nel 1913, durante i lavori per la costruzione della linea ferroviaria per Spalato. Il principale responsabile della ricerca, della promozione e della protezione è stato l’ingegnere Nikola Turkalj, e per questo motivo viene chiamata anche la grotta di Turkalj. Nel 1914 Turkalj pubblicò le prime descrizioni della grotta sulla rivista Obzor. Per decenni è rimasta appannaggio di pochi, più professionisti che altro. Solo nel 1936 c’è stato il primo tentativo di valorizzazione turistica, però con scarso successo.
La prima pianta speleologica conosciuta della grotta Cerovac superiore fu realizzata nel 1950 da Slavko Marjanac. I disegni delle grotte superiore e inferiore furono poi portati a termine da Krešimir Polák nel 1951. Successivamente, sono state prodotte numerose indagini e la creazione di diverse mappe topografiche da parte di diverse associazioni speleologiche croate. Tra i ricercatori più attivi si ricordano Vladimir Redenšek, Mirko Malez, Srećko Božičević, Zlatko Pepeonik, Ozren Lukić e altri.
Nel 1951 iniziò la pianificazione turistica sistematica e nel 1961 le grotte sono state protette come monumento geomorfologico della natura. Nel 1965 è stata pubblicata la monografia intitolata “Cerovačke pećine” di Mirko Malez. Nel 1967 furono scoperte delle nuove parti della grotta inferiore, quando sono state passate delle strettoie. La parte che era adibita alla visita turistica nel 1977 fu elettrificata. Si andò avanti così fino alla fine della Jugoslavia.
Con la guerra nel 1991 le grotte vennero chiuse per ben sette anni e riaperte nel 1998, ma nel frattempo sono riprese indagini speleologiche che hanno portato alla scoperta di zone ignote. La campagna delle ricerche e dalla mappatura è ripresa nel 2006. La prima grande scoperta è avvenuta nel 2015 quando sono state scoperte delle nuove parti della grotta superiore.

Le due parti di un universo meraviglioso
La grotta superiore è quella più lunga e ampia. I numeri sono chiari: per ora sono stati esplorati 4035 m, la profondità totale è di 192 m, il dislivello di 202 m, la lunghezza del percorso turistico di 725 m, l’ingresso è situato a un’altitudine di 671 m ed è orientato verso nord. Dopo la grande entrata segue il canale principale, a 237 m dall’entrata troviamo la sala chiamata Medvjeđi rov (Tana o trincea dell’orso), lunga 214 m, dove sono stati rinvenuti numerosi resti di Ursus spelaeus. Segue un nuovo canale e al metro 300 si arriva alla Sala grande; al metro 400 approdiamo alla Sala del cacciatore paleolitico. Qui sono state rinvenute anche ossa di orsi delle caverne e reperti paleoantropologici e paleolitici molto significativi (ossa umane, punte ossee).
Ritornando al Medvjeđev rov, a circa 60 m dal canale principale si accede a un canale verticale profondo 100 m, lungo il quale si alternano restringimenti e ampi canali verticali. In fondo alla verticale si trova il piano inferiore della grotta superiore di Cerovac. La lunghezza dei tratti finora esplorati supera i 1500 m, si tratta di una rete di canali. In parte di questi canali sono presenti anche tracce di animali, ma questi ritrovamenti devono ancora essere indagati. La parte più meridionale del piano inferiore si trova molto vicino alla superficie, sul pendio sotto l’ingresso della grotta inferiore.
La lunghezza dei canali a oggi conosciuti e rilevati topograficamente è di 4058 m, il dislivello totale è di 97 m, la lunghezza del sentiero turistico è di 608 metri. L’ingresso di questa grotta si trova a 624 m s.l.m.. Anche qui la grotta è formata da una rete di canali e sale, e la caratteristica principale è la dimensione dello spazio notevolmente maggiore rispetto alla zona turistica.
Con una lunghezza di circa 850 m la grotta si divide in due bracci: un ramo si estende a nord-ovest e in esso si trovano il sito principale dei resti dell’orso delle caverne, la Sala dell’orso e la grande Sala del mammut. Il secondo ramo si estende verso sud-ovest e rappresenta il canale principale della grotta, che è costituito dalla Sala grande e dal Canale della cascata, che termina in uno stretto passaggio. Dietro il passaggio si estende verso sud-est il canale Pepeonik e verso la fine del canale uno stretto passaggio separa verso sud la fossa di Krtiča, dietro la quale si trovano le parti meridionali della grotta appena scoperte. Nella maggior parte della grotta sono presenti numerosi canali verticali, i cosiddetti camini, il più alto dei quali ha 80 m. La grotta è inoltre ricca di stalattiti, stalagmiti, colonne, tende, cascate, ecc.

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Pubblicato su Panorama il 15 novembre 2023.


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