Samobor, fra cremeshnitte e bermet

Samobor, fra cremeshnitte e bermet
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Dicono che questo sia l’impero della cremeschnitte (delizioso dolce comunemente associato all’ex monarchia austro-ungarica, con crema pasticcera e crema chantilly racchiusa tra due strati di pasta sfoglia croccante) e del bermet, un vino aromatico tipico della zona, che un tempo veniva prodotto praticamente da ogni famiglia. A soli 30 minuti da Zagabria, per gli abitanti della capitale croata è un luogo ideale per trovare la quiete o magari mangiare qualcosa di sfizioso. Insomma, il posto ideale per una gita fuori porta. E poi, se si è “stufi” del solito trekking sulla Medvednica o quello più semplice nel parco di Maksimir, i pendii dello Žumberak offrono svariati sentieri per chi vuole fare un po’ di movimento in modo molto piacevole e non eccessivamente impegnativo. La città in questione? Samobor!
Se gli zagabresi impiegano al massimo una mezzoretta, per chi viene da Fiume i minuti sono circa 100. Presa l’autostrada, si procede almeno fino a Jasterbarsko; successivamente, si esce e si scelgono strade secondarie, oppure si continua in autostrada fino a Zagabria e poi si devia verso la Slovenia. Lungo il tragitto, poco dopo Zaprešić, si giunge a Samobor.
Tra i fianchi dello Žumberak e il fiume Sava si estende un paesaggio ricco di natura e cultura, al centro del quale sorge una graziosa città di confine. Le radici affondano nell’antichità. Sono stati trovati numerosi reperti risalenti all’età della pietra, del bronzo e del ferro fino a arrivare a reperti di periodo romano. Ma, in particolare, sviluppa in epoca medievale. Dopo la guerra contro i Tartari, nel 1242 il re Bela IV consegna alla città la bolla grazie alla quale Samobor diventa non solo città reale e mercato libero ma può anche amministrare la giustizia (compresa la pena capitale) e non ha altri regnanti oltre ai cittadini stessi. Secondo una delle leggende, Samobor deve il suo nome ai pini che crescevano nelle foreste vicine alla città e i suoi panorami naturali ancora oggi vedono alberi sempreverdi: pini, abeti e pecci.
ATMOSFERE ROMANTICHE. Samobor è perfetta per essere esplorata a piedi, senza fretta, ammirando l’architettura barocca e immergendosi nell’atmosfera della piazza principale, intestata al re Tomislav. Parcheggiamo un po’ prima del centro, a pochi passi da una zona storica, un piccolo parco che si ricollega al Samoborček – oltre al verde, l’attrattiva è una carrozza –, l’antica linea ferroviaria che collegava Zagabria e Samobor. Costruita agli inizi del Novecento, questa ferrovia a scartamento ridotto fu un mezzo di trasporto essenziale per pendolari e turisti, contribuendo allo sviluppo della cittadina come destinazione di gite fuori porta. Nota per il suo fascino nostalgico, dal sapore austro-ungarico, purtroppo è stata chiusa nel 1979 e oggi non è più in funzione. Tuttavia, il nome “Samoborček” evoca ancora ricordi romantici: il percorso storico del treno è ancora presente nella memoria collettiva, e alcune parti del tragitto originale sono ora utilizzate per itinerari pedonali e ciclabili, offrendo un collegamento simbolico con il passato.
Ci incamminiamo verso il centro. Diretti verso la chiesa principale, posta a due passi dalla piazza Re Tomislav. Si tratta della chiesa di Sant’Anastasia. È un gioiello storico e architettonico. Situata nel cuore di Samobor, domina la piazza e rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della città. Le prime menzioni della chiesa risalgono al 1334, ma l’edificio attuale è stato completato nel 1675, grazie al costruttore italiano Hans Allio (proveniente da una famiglia di costruttori di Como e Lugano, molto attiva anche a Celje e in generale in Carinzia, Stiria e Croazia) e al sostegno finanziario della contessa Ana Jelisava Auersperg. È una delle rare chiese barocche presenti nella Croazia settentrionale e l’unica della regione dedicata a Sant’Anastasia. Ospita una famosa scultura antica del “Cristo ferito”, che originariamente si trovava in una cappella sulla piazza principale.
PUNTI MOZZAFIATO. Dopo la chiesa, c’è imbarazzo se scendere nella piazza centrale o incamminarci verso la collina. Scegliamo la seconda opzione, facendo un giro accanto al cimitero centrale ed entrando nella collina di Tepec. È il cuore verde della città con diversi sentieri, una combinazione di natura, storia e vedute mozzafiato. La nostra prima meta è la Piramide di Anindol, un punto alto 14 metri che offre una vista spettacolare non solo su Samobor, ma pure su Zagabria, Medvednica e le colline circostanti. Quello che non si vede dalla cima di questa piramide è una piccola cappella. Scendiamo dalla piramide e ci incamminiamo lungo uno dei vari sentieri del Tepec proprio fino alla cappella di San Giorgio.
Però il vero gioiello di questa collina è la vecchia Samobor, ossia il castello di Samobor. Questo castello in rovina risale al XIII secolo ed è stato costruito per proteggere importanti rotte commerciali. Anche se oggi rimangono solo alcune parti, come il fossato, l’ingresso massiccio e le mura, conserva un’atmosfera magica. Come scopriamo la struttura originale era una fortezza gotica, ma nel corso dei secoli è stata ampliata e trasformata, assumendo anche elementi barocchi. Tra i dettagli più interessanti ci sono una torre semicircolare e una piccola cappella gotica dedicata a Sant’Ana.
E poi chi non ha voglia o la forza per visitare la piramide pure da qui c’è una vista panoramica.
Visitato il castello è molto semplice scendere fino al centro cittadino. Servono circa 10-15 minuti. La discesa finisce tra una chiesetta e un parcheggio. Il parcheggio è di un famoso ristorante locale che si trova attraversato il canale. Adesso ormai ci troviamo nella periferia occidentale della città, nella zona meno abitata e più silenziosa. È chiamata Vugrinščak ed è una zona ricreativa non solo per i locali. Qui si trovano le piscine che all’epoca erano chiamate Hidropatsko kupalište, che è un antico stabilimento balneare aperto nel 1889, in seguito modernizzato, ossia dei bagni in cui si facevano cure idropatiche. Vugrinščak ha anche un’area giochi per bambini, un campo da beach volley e un prato per usi vari. E poi non è raro trovare dei cavalli e pony.
UNA SPLENDIDA GROTTA E TANTE CURIOSITÀ. La zona del Vugrinščak è in qualche modo divisa dal torrente Gradna. Troviamo pure un fotogenico ponte di legno. Passeggiando avanti arriviamo quasi in pieno centro. E qui si trova, un po’ nascosta, la grotta di Grgos. È una delle grotte più belle della Croazia nordoccidentale e, per la sua ricchezza di gioielli sotterranei, è stata dichiarata monumento naturale geomorfologico protetto. Le stalagmiti di Grgos indicano che la grotta è relativamente antica, mentre le sottili stalattiti sul soffitto mostrano che è ancora attiva nella creazione di nuove forme.
Pochi passi più in là e arriviamo al parco dove si trova il Museo di Samobor, nel quale un tempo c’era la residenza del compositore Ferdo Livadić e luogo di ritrovo dei grandi dell’epoca. Ferdo Livadić (Celje, 1799 – Samobor, 1879. è una figura storica e culturale molto importante, nato come Ferdinand Wiesner, cambiò il suo cognome in Livadić per abbracciare le idee patriottiche del movimento illirico. Era un compositore e musicista di talento, con all’attivo oltre 250 opere, tra cui il “Nocturno in fa diesis minore”. Visse a Samobor, dove il suo impegno culturale e sociale lasciò un’impronta duratura. La sua casa, conosciuta come il castello Livadić, oggi ospita il Museo civico di Samobor.
Vi si possono ammirare tanti reperti di fossili, materiale geologico, resti preistorici e archeologici di tutte le epoche e documenti storici, a partire dalla Bolla di re Bela IV. Subito accanto al Museo si trova il monumento originale dedicato a Ivica Sudnik, un fotografo, scrittore e figura culturale di grande rilievo per Samobor. Ha immortalato la bellezza della città e dei suoi dintorni attraverso numerose fotografie e ha scritto articoli e opere storiche che celebrano la cultura locale. Si trova in compagnia di altre figure storiche come Ferdo Livadić, Stanko Vraz e altri, le cui statue adornano il perimetro del museo.
Ormai dalla piazza centrale della città ci divide solo un ponte e la chiesa che abbiamo visto all’inizio della nostra passeggiata. Si intravede tra gli alberi attorno al museo. La piazza, in buona parte pedonale, è sempre ricca di persone e di avvenimenti. E i bar e ristoranti sono sempre pieni. Però non si può fare a meno di alzare la testa ed ammirare gli edifici che la circondano come una specie di muro. Da non perdere il castello di Samobor, le cui rovine dominano ancora la città. I proprietari del maniero cambiarono durante i secoli ma tutti fino al XV secolo rispettarono la bolla di Bela IV. A causa di un errore nel 1488 il castello e la cittadina furono dati a Barbara Frankopan, ciò scatenò una diatriba che durò fino al XVIII secolo. Alla fine del ’700 un incendio distrusse la città, perciò i palazzi che oggi vediamo risalgono tutti a un periodo più recente, pur mantenendo la caratteristica classica di quei luoghi.
In un vecchio parco che oggi sembra in buona parte abbandonato sorge Villa Wagner, la “Versailles di Samobor”. Costruita nel tardo XIX secolo da Ivan Wagner, un ufficiale militare in pensione, è circondata da un magnifico arboreto di circa 8.000 metri quadrati, che include specie rare come sequoie e ginkgo biloba.
DELIZIE PER IL PALATO. Chi si trova a Samobor non deve perdersi il millefoglie alla crema. Una versione speciale, legata a Đuro Lukačić che arrivò a Samobor per imparare l’arte della pasticceria e utilizzò questo nuovo sapere per dare vita a un dolce da sogno, in croato la Samoborska kremšnita (dal tedesco cremeschnitte, parola che indica un dolce ripieno di soffice crema o panna), ispirandosi direttamente alla tradizione dolciaria austriaca: quasi ogni caffè la offre e nel 2001 è stata inaugurata la Giornata della Kremšnite, che si ripete da allora una volta all’anno a maggio. La forma tradizionale è un cubo, spolverizzata di solo zucchero a velo. Nel secondo dopoguerra, la kremšnita è stata portata in Slovenia, a Bled, dal pasticcere serbo Ištvan Kovačevič, che era stato assunto all’Hotel Park. Da allora in poi , la Kremna rezina (nome sloveno) è diventata la principale concorrente della Kremšnita di Samobor. La differenza principale tra le due sta nel fatto che quella di Samobor ha la panna incorporata con la crema e il tuorlo d’uovo sbattuto, mentre quella di Bled mantiene divise la crema e la panna dando vita a una “torta” bicolore.
Invece gli amanti del vino dovranno provare il bermet di Samobor, ossia un vino aromatizzato fatto con uve selezionate provenienti dalle colline della zona, arricchite con erbe come il pelin e frutta secca, tra cui fichi e carrube. La ricetta è una tradizione familiare tramandata da generazioni, e ogni famiglia ha il proprio metodo segreto di preparazione. La storia dice che questo vino ha origini storiche che risalgono al XVIII secolo, quando i farmacisti di Samobor iniziarono a produrlo come rimedio per problemi di stomaco.

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Pubblicato su Panorama il 15 aprile 2025


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