- In: Tourist Reportage
La splendida cornice del Risnjak ha ospitato ieri le celebrazioni per i primi 70 anni di attività del Parco nazionale, uno dei più visitati del Paese. Ai numerosi ospiti presenti per l’occasione, si è rivolto per primo il direttore Mario Antolić, ripercorrendo la storia settantennale dell’ente. Dai difficili inizi ai tantissimi progetti realizzati nel tempo. Esordi in cui il Parco comprendeva soltanto la zona del Risnjak, per poi venire ampliato estendendosi al massiccio dello Snježnik e alla zona del sorgente del fiume Kupa. Negli ultimi anni, inoltre, sono sotto l’ingerenza del Parco pure le Bijele e Samarske stijene.
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L’isola Calva e San Gregorio sono oggi attrazioni turistiche... a cielo aperto. Anche se definirle attrazioni non è il meglio, visto che durante il XX secolo queste isole sono state in primo luogo campi di prigionia e di lavori forzati. Abbandonate da ormai oltre 30 anni, sempre più sono visibili i segni del logorio dal tempo. Potrebbero essere dei veri musei e avere decisamente maggiori contenuti di quelli attuali, ma in mancanza di veri progetti il tutto in gran parte dipende dalle persone che lo visitano. C’è chi vi arriva individualmente, tanti altri grazie alle agenzie che organizzano visite guidate.
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Erano gli anni '50. Anni bui e anni di alta tensione. La guerra era finita però i rapporti in primis con l'Unione Sovietica erano alle stelle. La paura di una guerra atomica era forte. E per ovviare a questo incombente potenziale problema nell'ex Jugoslavia sono stati costruiti diversi rifugi antiatomici. Sparpagliati in tutte le repubbliche avevano dei ruoli particolari. Il loro ruolo erano sia militare che civile. Però tutti sono stati costruiti in grande segreto tanto che nemmeno i "vicini di casa" sapevano delle loro costruzione anche se magari ne hanno contribuito alla costruzione. Il rifugio più grande e importante era quello vicino a Konjic, in Bosnia Erzegovina.
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Sapete qual è il comune della Slovenia con la più grande superficie? Di sicuro penserete ai centri principali del Paese, in primis la capitale Lubiana, quindi Maribor, Capodistria, Celje, Novo Mesto, Nuova Gorizia... Sono città importanti, con tanti abitanti, però con superfici minori rispetto a quella che detiene il record in Slovenia: Kočevje! In tedesco Gottschee (e in passato, in forma italiana, nota come Cocevie) è poco conosciuta e in molti si chiederanno “ma dove si trova?” e perché se ne parla?
Domande legittime, se si considera che, in generale, è solo negli ultimi anni che Kočevje, nella Slovenia sudorientale, si sta “aprendo” ai visitatori e quindi anche dal punto di vista turistico. Collocato tra i fiumi Krca (Cherca) e Kolpa, il comune conta una popolazione di circa 16.500 persone (di cui la metà nella sola Kočevje) ma ben 563,7 chilometri quadrati.
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Il mondo delle miniere è un mondo a molti sconosciuto. Nell’ex Jugoslavia ce n’erano parecchie, ma oggi ben poche sono attive. Trovare poi una visitabile è molto difficile: per questioni principalmente di sicurezza e di salute, le miniere una volta chiuse, il più delle volte, diventano offlimit. E in pratica muoiono. Ma non deve necessariamente essere così. Che possono avere (anche) una seconda vita, una volta smessa l’attività principale, ce lo dimostra una struttura geograficamente vicina a noi, che è stata completamente “convertita” al turismo, ossia l’ex miniera del sale preistorica di Hallstatt, in Austria. Oggi è possibile visitarla, attraversare le gallerie, salire sullo scivolo di legno lungo 64 metri che un tempo veniva utilizzato dai minatori. Dei 65 km di gallerie esistenti, 22,5 sono percorribili a piedi. Inoltre, nel 2013 è stata aperta una piattaforma panoramica a 360 metri sopra i tetti di Hallstatt, con una visuale mozzafiato sulla città più pittoresca d’Austria, sul lago Hallstätter e sul massiccio del Dachstein. Diversa, ma pure molto turistica, è invece la miniera del sale vicino a Cracovia, in Polonia. Ma ci sono pure altre minori, altrettanto rappresentative.
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Nei suoi “pensieri sulla Svizzera il poeta romantico inglese William Wordsworth (1770-1850) scrisse che il mondo ha due “voci possenti”: la voce del mare e la voce della montagna”. Per chi vive in riva al mare “conquistare” la montagna può essere una meta perfetta per un soggiorno “alternativo”, per un’immersione nella natura, che è davvero maestosa, per raggiungere dei punti da dove godere dei fantastici panorami, beneficiare dell’effetto calmante e salutare dell’aria pulita che si respira.
Arrivare a certe quote, però, può essere un’impresa non indifferente. E non è un fatto puramente fisico e di buona condizione. L’organismo non è abituato ad essere ad alta quota, in particolare se questa è raggiunta con una certa velocità. Pertanto, andare sulle Dolomiti, patrimonio mondiale dell’UNESCO, può essere affascinante ed è proprio qui che vediamo quanto possiamo sopportare certi livelli.
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Sono passati ormai oltre cent’anni dalla Prima guerra mondiale. Un conflitto decisamente d’altri tempi, caratterizzato da altri modi di combattere, ma nonostante ciò provocò tantissime vittime, sofferenze, tragedie. Si combatté non soltanto “a valle”, ma il teatro di tante battaglie lo dobbiamo cercare anche in mezzo alle montagne. E per di più di alta quota. Guardando a questi scontri – molti dei quali davvero cruenti e aspri – con gli occhi di oggi, molti potrebbero sembrarci del tutto inutili, ingaggiati per dei pezzi di montagna, disabitati.
Per l’Italia, che nella Grande Guerra, fu in prima linea contro gli imperi germanico e austro-ungarico lungo l’intera lunghezza del confine austro-italiano, il gruppo montuoso del Pasubio assunse un’importanza strategica quando gli austriaci bloccarono con le loro artiglierie i rifornimenti per l’esercito italiano. Nacque così per servire (e servì) a rifornire, mediante un percorso al riparo dalle artiglierie austriache, i reparti italiani posizionati sul Pasubio una mulattiera militare, tragitto unico nel suo genere e molto amata dagli escursionisti: la Strada delle 52 gallerie, lunga 6.5 chilometri, dei quali 2,3 si sviluppano nelle gallerie scavate nella roccia.
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Dando per scontato il primato dei Laghi di Plitvice, il Parco nazionale della Krka è di sicuro l’area naturale protetta più nota in Croazia. Situato nella Dalmazia centrale, è interessante da visitare durante tutto l’anno. Per esplorarlo interamente e in maniera approfondita ci vorrebbero diversi giorni, magari sfruttando quelli in cui il numero di visitatori è più contenuto per poter godere appieno questo fantastico paradiso della natura. Il Parco è come una grande esposizione dell’acqua in tutte le sue forme (lago, fiume, cascate...), circondata dal verde e da una moltitudine di altri colori. Insomma, l’ideale sarebbe organizzarsi quanto meglio per poter vedere quanto di più.
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Plitvice è un fenomeno naturale noto in tutto il mondo. Parco nazionale dal 1949 e dal 1979 nella lista dell'ONU. Conosciuta in tutto il mondo e una delle mete turistiche principali in Croazia. Però ad appena 30 chilometri sorgono le cosiddette Piccole Plitvice. Una cittadina che sempre di più stà attirando un numero crescente di turisti. Si tratta delle Rastoke, un gruppo di case accerchiate di acqua con ruscuelli e tante cascate, del tutto uniche e da vedere da tutte le parti.
Buona parte dei turisti che vanno alle Plitvice devono passare per Rastoke. O meglio devono passare per Slunj. Infatti le Rastoke fanno parte della cittadina di Slunj. Situata ad appena 50 chilometri da Karlovac e proprio sulla strada per Plitvice. Per chi parte da Fiume due le possibilità. Oppure andare fino a Bosiljevo e prendere poi l'autostrada per Spalato e infine uscire nei pressi di Ogulin per proseguire fino a Slunj. Oppure andare dritti fino a Karlovac e poi fare la vecchia strada per la Dalmazia. In ogni caso sono poco più che 150 chilometri.
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Quello di Lokve – Loque, in italiano –, insieme con i laghi di Bajer, Lepenica e Valići, è uno dei bacini artificiali "costruiti" nel secolo scorso nel Gorski kotar e attorno a Fiume per potenziare le possibilità idriche di tutta la regione. Siamo abituati a vederli pieni d'acqua verde-azzurra e quasi non ci pensiamo al fatto che non sono naturali ma creati dalla mano dell'uomo, ignorando spesso che sotto la loro superficie si nascondono vicende interessanti, nate prima della loro formazione. Alcune sono anche storie tristi, perché – come avvenuto anche in altre parti del mondo in analoghe situazioni – che hanno sommerso interi villaggi, costringendo la popolazione ad abbandonare le proprie case e le attività. Per il lago di Lokve ciò avvenne negli anni Cinquanta. A sette decenni di distanza, cosa nascondo oggi i fondali di questa riserva idrica?
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Avete voglia di fare un tutto nel passato o di immergervi nell’atmosfera dei libri di fiabe? Provate a visitare il castello di Hochosterwitz, una delle meraviglie architettoniche più belle d’Europa, dal 1994 patrimonio dell’UNESCO. Unico per il suo aspetto e visibile da lontano, si trova a vicino a Sankt Georgen am Längsee, nel distretto di Sankt Veit an der Glan, nel mezzo delle verdi colline ricche di minerali della Carinzia. Arroccato su uno sperone roccioso al centro di una piana coltivata, è ritenuto il più bello in Austria. È ben conservato e presenta un piccolo museo (ingresso gratuito) con armature, armi e quadri.











