Sulle acque dolci e mosse della Una
A due passi da Bihać sorge il Parco nazionale dell’Una, uno dei quattro parchi nazionali della Bosnia ed Erzegovina insieme a Sutjeska, Kozara e Drina. È il più vicino a noi. Prende il nome dall’omonimo fiume, vera perla della natura, che ha svolto un ruolo importante nella storia dei Paesi che attraversa: con i suoi duecento chilometri abbondanti di lunghezza, “si fa abilmente beffa sia del confine della Repubblica di Croazia, che di quello della vicina Bosnia ed Erzegovina, quasi a voler dimostrare che alla natura i confini imposti dall’uomo vanno sempre stretti”, come recita il sito dell’Ente nazionale per il turismo della Croazia.
Questo corso d’acqua, a tratti selvaggio e mosso e in altri docile, nasce in Croazia, dal versante nord dei monti Stražbenica, vicino alla città di Donja Suvaja (nell’estrema parte nordorientale della Lika, Regione di Zara), e da lì scorre attraverso Martin Brod, Kulen Vakuf, Ripac, Bihać, Bosanska Krupa, Bosanska Otoka, Novi, Kostajnica e Dubica, raggiungendo la Sava presso Jasenovac. È probabilmente uno dei fiumi più affascinanti dei Balcani, ospita oltre 170 diverse erbe medicinali e una pianta rara, la Campanula unensis, nonché 28 tipi di pesci (tanti ne sono stati osservati).
Una leggenda narra che furono i legionari romani – che nel 168 a. C. riuscirono a sottomettere questa terra abitata fin dall’antichità da tribù illiriche, la cui annessione all’impero romano fu completata nel 9 d. C., ai tempi di Tiberio – a dargli il nome: impressionati dalla sua bellezza gridarono “Una!”, dalla parola romana per il numero “uno”, a sottolineare la sua importanza per le autorità dell’epoca. Indipendentemente dal fatto che l’origine del nome Una vada cercata in chiave etimologica illirica, latina o slava, sta il fatto che si tratta di un fiume unico, che incanta al primo sguardo, e per poterlo conoscere in tutta la sua pienezza sarebbe ideale percorrerlo tutto o perlomeno conoscere le aree più significative.
Per chi parte da Fiume ci sono ben tre strade per arrivare fino alla zona che viene definita la più bella della Una, quella dello Štrbački buk. La prima è quella che porta attraverso Karlovac, dove si lascia l’autostrada e si va a est per le strade locali. Si passa per Tušilović e Vojnić e poi dritti al confine di Stato di Maljevac. Entrati in Bosnia ed Erzegovina, si passa per i centri di Velika Kladuša, Cazin, Bihać e poi verso sud fino agli Japodski otoci (letteralmente “isola degli giapodi”, dal nome del gruppo di comunità tribali che si sviluppò nell’area montana della Croazia e della Bosnia nord-occidentale, noto anche come iapidi, iapodes, o ancora iapydes). La seconda via è più veloce e passa, via Ogulin, i laghi di Plitvice da dove si devia per il confine di Ličko Petrovo Selo. Bihać è a due passi. Infine, la terza porta via Segna e via Otočac a Ličko Petrovo Selo. Qualunque sia la strada presa serviranno circa tre ore, code al confine permettendo. Arrivati a Bihać, dopo una decina di chilometri giungiamo al paese di Račić e poco più avanti si entra nel Parco nazionale dell’Una e alla nostra meta.
Le isole dei giapidi
Il complesso turistico “Japodski otoci” è uno dei luoghi magici che l’Una ci offre, grazie soprattutto alla struttura naturale su cui è situato. Si sviluppa su cinque isole fluviali, o ade, collegate tra loro da ponti di legno. Viste dall’alto, le isole hanno la forma di un cuore. Come si diceva, prende il nome dagli giapodi, un’antica stirpe che abitava la zona del corso medio del fiume, sul quale costruirono insediamenti palafitticoli. In zona c’è un ristorante, dove si possono provare le specialità gastronomiche locali, un piccolo albergo, ma si può anche passare la notte all’aperto, in tende, appartamenti, cottage o in una casa sull’albero.
Arrivati a destinazione, non rimane che trovare la nostra agenzia e l’avventura rafting può iniziare. Infatti, è con il rafting che si può conoscere per bene questo fiume e i suoi lati più o meno nascosti. Entriamo nel furgone e ci dirigiamo verso il punto di partenza, a due passi dallo Štrbački buk, la principale attrazione locale. Ci arriviamo dopo una decina di minuti passando per strade asfaltate prima e del tutto bianche nel finale.
Oltre al paesaggio, abbiamo conosciuto anche la storia della tutela di questo territorio. Un ruolo incommensurabile in questo processo è stato svolto da Boško Marjanović, che nel 1985 ha fondato l’organizzazione ambientalista Unski smaragdi (ossia Smeraldi dell’Una). In passato questo luogo brulicava di vita, c’erano i mulini e i campi di soia, che secondo gli storici erano molto simili alle abitazioni della tribù illirica dei giapodi che un tempo abitava questa zona, migliaia di anni fa. Considerando la bellezza naturale, l’energia delle cascate, l’abbondanza di trote e numerose piante selvatiche, ciò non sorprende. Oggi si trovano pure altre cose, infatti nella zona dello Štrbački buk vengono offerti diversi souvenir e chi non fa rafting può esplorare i prodotti locali, come ad esempio il miele bianco, che si ottiene solamente dal nettare impollinato dei fiori di campo estivi.
La cascata Štrbački buk è alta 24,5 metri ed è molto larga. Ora è in fase di elaborazione che pure questa zona entri nella lista dei patrimoni protetti dall’UNESCO.
Una volta scesi dal furgone, accanto all’Una abbiamo ricevuto tutto l’equipaggiamento necessario: casco, giubbotto e scarpette. Dopo esserci “vestiti” e attrezzati, con le barche ormai nel fiume, ci viene fatto un corso rapido di rafting. Ogni barca ha un proprio skipper che fa da guida, sia del luogo ma in primis della tecnica stessa del rafting e della coordinazione della squadra. Veniamo divisi in base al peso e alla forza fisica. Si sceglie la coppia a prua che batte il ritmo e quella in coda che li segue. Apprendiamo la postura, i movimenti e i comportamenti in caso di collisione con cascate rischiose e siamo pronti a partire per un’avventura.
Sarà un’avventura
Dopo la formazione tecnica, la nostra guida risponde a tutte le altre domande relative al fiume Una, prima di salire sulla barca e fare alcune remate “di prova”. Siccome entriamo in un tratto calmo dell’Una, il tutto è facile e abbordabile. Una volta pronti, cominciamo a dirigerci verso la cascata. Dopo poco accostiamo e scendiamo, fondamentalmente per motivi di sicurezza in quanto la cascata è forte ed alta. La guida esegue un piccolo spettacolo lanciando la barca giù dallo Štrbački buk e poi fa il salto. Impressionante, ma decisamente non per tutti. L’operazione attira l’attenzione di molti visitatori che sono sulle passerelle di legno e si godono il panorama. Dopo poco arriviamo alla fine della passerella e saliamo di nuovo sulla barca per il rafting.
Comincia da qui la vera avventura. Il primo tratto è quello più ripido e veloce. Ci sono diverse piccole cascate, qualche vortice e bisogna essere vigili. Come il tutto viene diretto dallo skipper, i rischi sono minimi. Ci fermiamo più volte, accanto ad angoli nascosti del fiume, dove è possibile saltare dalla roccia o sostare sul complesso di sorgenti d’acqua indipendenti che emergono dalle rocce e fare il bagno, dove ci sono solo 13 gradi in piena estate. Dopo qualche chilometro, lo scenario si calma e comincia la remata. Passiamo sotto il vecchio ponte ferroviario: qui prima dei conflitti degli anni ’90 scorreva la linea ferroviaria che collegava Zagabria e Tenin-Knin. Oggi è dismessa e la linea è stata dirottata a sud. Il ponte oggi è un ideale punto per fermarsi e dove salgono i più coraggiosi per tuffarsi nell’Una.
Attracciamo vicino agli Japodski otoci. Lì ci attende il nostro furgone con tutto quello che abbiamo lasciato, momento ideale per asciugarsi e cambiarsi, prima di gustarci un lauto pranzo, con specialità locali. E poi il riposo è decisamente benvenuto. Le quattro ore di tragitto, con tutti i bagni e le remate, qualche traccia la lasciano.
Il rafting in questa zona ha cominciato a svilupparsi ancor prima della dichiarazione di parco nazionale, inizialmente in modo meno organizzato rispetto a quanto avviene oggi. È interessante notare che c’è una dozzina di agenzie che si occupano seriamente di rafting ma non esiste alcun titolare di una concessione di rafting nel Parco nazionale Una. Il concessionario è lo Stato, incarnato nell’Ente pubblico Parco nazionale Una, e il rafting può essere praticato da chiunque disponga dell’attrezzatura adeguata e di skipper addestrati. Le offerte delle singole agenzie sanno variare sia in fatto di ore che di percorsi che si prendono. Ma in linea di massima quelle dello Štrbački buk hanno gite da 2-4 ore e tutte comprendono sia la cascata che il tratto più veloce.
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Pubblicato su Panorama il 15 ottobre 2024