Nova Gorica, la città nata quasi dal nulla

Nova Gorica, la città nata quasi dal nulla
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Nel sui libro A cavallo del muro. I miei giorni nell’Europa dell’Est (Sellerio, 2023), recentemente presentato anche a Lubiana (si veda “Panorama” n. 20, del 31 ottobre scorso), lo storico giornalista Rai ed ex senatore Demetrio Volcic, scomparso nel 2021, scriveva ironicamente a proposito della sua esperienza a Gorizia in quegli anni: “Cambiava tutto così come nella casa in cui abitavo che cambiava indirizzo, Stato e lingua e gli abitanti erano sempre gli stessi. Prima si mandava la posta in via Dvořák, Jugoslavia, poi in via Puccini, Italia, poi ancora in via Puccini, ma per non sbagliare si aggiungeva Deutschland”. Dopo la seconda guerra mondiale, in piazza della Transalpina, una delle principali piazze della città, venne tracciato un nuovo confine: nella parte italiana, a Gorizia, rimase il centro storico, in quella orientale, sotto la Jugoslavia fino al 1991 e oggi in Slovenia, sorse un agglomerato urbano costruito praticamente da zero. Due realtà che si sono trovate unite sotto la bandiera europea, in un contesto “borderless”, o meglio transfrontaliero, mettendo da parte i risentimenti di un passato non troppo lontano. Nel 2025 saranno insieme Capitale europea della cultura.
Si tratta del primo progetto transfrontaliero a essere premiato. Se qualcuno ha già sentito parlare di Nova Gorica prima di oggi, molto probabilmente è soltanto per averla attraversata, quasi senza accorgersene, per proseguire verso altre località più note per la Slovenia oppure per aver frequentato uno dei suoi casinò ed enormi centri commerciali. Mancano ormai pochi mesi all’inaugurazione ufficiale, fissata per l’8 febbraio del prossimo anno, con una cerimonia che vedrà la Slovenia e il Friuli Venezia Giulia collaborare in un concerto a due voci, altamente significativo e simbolico. Sting, uno degli artisti solisti più importanti e caratteristici al mondo, compositore, cantautore, attore, attivista, ma soprattutto autore e frontman dei Police (suonerà il 9 luglio 2025 a Villa Manin, tappa italiana del suo “Sting 3.0” World Tour), Alanis Morissette, una delle cantanti più influenti della storia del rock (il 22 giugno 2025 sarà a Villa Manin), Steve McCurry, tra i più grandi fotoreporter del secolo (il Salone degli Incanti di Trieste ospiterà, dal 14 novembre, i suoi “Sguardi sul mondo”, oltre 150 scatti), e Andy Warhol, il padre della Pop Art (la settimana prima di Natale aprirà una grande mostra a Palazzo Attems Petzenstein, “Beyond Borders/Oltre i confini”, decine di opere dell’artista che più di ogni altro ha saputo abbattere le barriere tra cultura alta e bassa, con installazioni multimediali che esplorano il suo rapporto con moda, musica, cinema e letteratura): sono solo alcuni dei nomi di spicco voluti per la rassegna “GO!2025&Friends”, progetto che vedrà numerosi eventi ad affiancare il cartellone di un avvenimento nato nel segno dell’unione e del superamento dei confini, della condivisione, delle influenze e dell’importanza della cultura che si mescola tra due Paesi esprimendosi potentemente nella musica, nella danza, nell’arte e nel teatro, trovando nelle differenze un valore aggiunto.

Progettata a tavolino
L’anno da Capitale darà lo spunto per ampliare la visita di questa zona, a partire da Nova Gorica, “costruita di fatto dal nulla dopo la seconda guerra mondiale – spiega il comunicato ufficiale sloveno – come prodotto e manifesto ideologico dell’urbanistica socialista nell’area che, a seguito del trattato di Parigi del 1947, era stata riconosciuta alla Jugoslavia”. E a chi guarda con gli occhi di oggi, sembra che Gorizia, per un tragico destino dopo l’ultimo conflitto, sia stata divisa in due. Una specie di Berlino dalle nostre parti. In realtà, la storia è molto più complessa e per visitare in primis Nova Gorica bisogna conoscere almeno in parte il suo passato. A partire dalle sue origini: progettata a tavolino da zero nel 1947 per volere del maresciallo Tito, al fine di dare un centro culturale ed economico a questa vallata, la città slovena dirimpettaia di Gorizia è molto differente dalla gemella italiana, nonostante nasca da essa. Hanno una grande diversità di lingue, culture e tradizioni.
Torniamo indietro al 10 febbraio 1947, quando a Parigi viene stabilito che la frontiera tra l’Italia e la neonata Federazione jugoslavi doveva correre proprio lungo la città di Gorizia, separando il centro storico, che rimaneva all’Italia, dalla stazione ferroviaria Transalpina e alle zone di periferia, che invece erano state assegnate alla Jugoslavia. In pratica, tre quinti della provincia goriziana e un quinto della sua popolazione, che si trovava a est della città, passavano sotto il controllo jugoslavo (alias sloveno). Bisognava individuare un capoluogo che fungesse da contraltare di Gorizia. Venne eretto quello che poi divenne celebre come “il muro di Gorizia”. La linea bianca, tracciata a Parigi dalle forze alleate, diventata il nuovo confine tra il 15 e il 16 settembre, quando fu effettivamente disegnata con il gesso bianco, i paletti di legno e il filo spinato. Ai cittadini che abitavano in quella zona, sia in Italia che in Jugoslavia, fu chiesto di “optare”. Anche per ragioni simboliche, invece di ampliare uno dei villaggi, si decise la costruzione ex novo di una città che, sulla carta, avrebbe dovuto essere una sorta di “vetrina socialista” sull’Occidente, tale da ospitare circa diecimila persone.
La prima pietra di Nova Gorica venne posata il 13 giugno 1948, su progetto dell’urbanista Edvard Ravnikar. Il nucleo centrale della cittadina si trova dove in passato sorgeva il vecchio cimitero, aperto nel 1880 e chiuso nel 1916, durante i combattimenti sul fronte dell’Isonzo. All’inizio degli anni ’50, Nova Gorica vide l’arrivo dei suoi primi abitanti. La maggior parte delle persone proveniva dai villaggi limitrofi. Nova Gorica negli anni aumenterà di molto è oggi è una città moderna, centro dei casinò. Il primo, il Perla, è quello più rinomato oltre ad essere il più grande casinò d’Europa e ospita hotel, ristoranti, spa, negozi, oltre a numerosi eventi e concerti. Ed è praticamente in centro città dove negli anni si sono aperti anche altri casinò.
Per quanto riguarda i rapporti di vicinato, le frontiere resteranno completamente chiuse con una sola, significativa eccezione, il 13 agosto 1951, “la domenica delle scope”, quando Tito decise di concedere agli abitanti di Nova Gorica di incontrare i loro cari a Gorizia. L’apertura territoriale avvenne gradualmente, a partire dal 1962, con la stipula degli Accordi di Udine. I trattati di Osimo del 1975 sancirono anche l’inizio ufficiale di una collaborazione tra Italia e Jugoslavia. Il primo esempio di integrazione amministrativa tra le due città risale al 1964, che portò nel 1998 alla firma di un “Protocollo di collaborazione”, a cui, nel 1999, si aggiunse anche l’amministrazione del comune di Sempeter-Vortojba, scissosi da Nova Gorica. Nel 2002 il rapporto tra i tre comuni si rafforzò ancora di più con la creazione delle “Tre giunte”, che si riunivano periodicamente. La vera svolta avvenne nel 2004, con l’ingresso della Slovenia nell’Ue e, nel 2007, nell’area Schengen. Per la prima volta, il valico di Casa Rossa rimase senza controlli, e la recinzione che separava a metà la piazza transalpina venne abbattuto.

(Ri)partire dalla piazza
Fin qui la storia. Ma come si presenta Nova Gorica oggi? Per arrivarci, per chi parte da Fiume, ci sono diverse possibilità. O si va verso Postumia e poi dritti a ovest in autostrada; in alternativa si va fino a Cosina e poi in autostrada a Razdrto. E, infine, si può scegliere di andare fino a Monfalcone e poi seguire l’Isonzo e le “strade” della Grande guerra. Ad ogni modo, per visitare Nova Gorica è consigliabile iniziare dalla Piazza Transalpina, che è ormai il simbolo delle due Gorizie e ben rappresenta il significato della nomina delle città a Capitale europea della cultura. Infatti, si tratta di una piazza per due Stati: da una parte l’Italia, dall’altra, dove si trova la stazione ferroviaria, la Slovenia. Un posto del tutto originale, che offre ai turisti la possibilità di scattare l’ormai tipica foto con un piede in Italia e un altro in Slovenia: il mosaico in metallo e pietra che si trova al centro della piazza e si trova dove, fino al 2004, sorgeva un muro ad altezza d’uomo e una rete metallica verde che divideva in due la piazza, le due città e il mondo intero. Questa foto però si poteva fare fino a poco tempo fa, ora ci sono i lavori di ricostruzione in vista dell’avvenimento del 2025.
La piazza è stata realizzata nel 1906, in concomitanza alla costruzione della stazione ferroviaria Transalpina, voluta dall’Impero Austro-Ungarico. Quando nel 1947 venne stabilito il nuovo confine, venne anche deciso che la stazione sarebbe rimasta alla Jugoslavia. Il tutto rimase così fino all’entrata della Slovenia nell’Unione europea il 1° maggio 2004 e poi in Schengen nel 2007. Sulla piazza si trovano altri monumenti simbolici e storici, come il cippo confinario di marmo bianco numero 57/15 che un tempo divideva la piazza e ora è stato spostato ai margini. Oggi la stazione della Transalpina è in piena ristrutturazione. Per chi viene è piena di ostacoli però si vede che è una vecchia stazione rimasta importante negli anni. Di qui passava il treno che dal 1906 collegava Praga e Trieste e che oggi porta i passeggeri in primis fino a Jesenice e poi altrove. Dall’altro lato scende a Sesana (Sežana) per poi continuare in territorio italiano a Opicina. Per un strano gioco della storia, oggi la stazione è diventata l’edificio pubblico più antico di Nova Gorica.
Vista la stazione e la piazza, non ci rimane altro che dirigerci verso il centro di Nova Gorica. Ci si può andare comodamente a piedi visto che dista appena un chilometro. Il centro è oggi un’area pedonale composto da più vie, da grandi edifici e pieno di negozi, bar e ristoranti. Una strada lo divide dal grande albergo che fu trasformato nel 1984 nel primo casinò, in stile americano, avviando la trasformazione della città in una popolare destinazione per il gioco d’azzardo.
Però una via divide il centro con un’altra importante piazza. In verità, più che piazza sembra un parco o meglio un prato cittadino: si tratta della piazza Edvard Kardelj, uno dei più fidati consiglieri politici di Tito. In essa si trova l’opera di Marko Pogacnik, dedicata al Millenario di Gorizia: una pietra divisa in due, come una sorta di libro aperto. Qui si affacciano i palazzi istituzionali. Tre sono gli edifici principali, andando in senso orario troviamo: il municipio, la biblioteca e il Teatro Nazionale. Alle spalle di questi edifici c’è un boschetto di pini, con un parco giochi e il monumento alle Alessandrine (donne che, spinte dalla fame e dal bisogno di denaro, partirono dai paesi intorno alle valli dell’Isonzo, ma anche dal Veneto, dalla Slovenia e dalle Marche, lasciando a casa mariti e figli, per diventare balie da latte di ricchi europei che vivevano in Egitto), la zona più verde della città.
Visitato il centro, che difficile è definire storico, non ci rimane altro che tornare alla macchina ed esplorare l’immediata periferia. Prima tappa: quello che si nota da tutte le parti della città è il castello di Gorizia come pure il monastero di Castagnevizza (Kostanjevica) grazie alle sue pareti bianche e al fatto che sorge in cima a una collina di appena 143 metri, all’inizio della valle del fiume Vipacco, a 200 metri dal confine con Gorizia. Fatta la salita in macchina o a piedi si accede a un ampio parcheggio. Questo è pure un ottimo punto panoramico per ammirare entrambe le città, senza contare che se si viene di sera si può godere di un fenomenale tramonto.
Vicino al parcheggio c’è l’entrata alla chiesa del convento francescano, fondato nel 1623 dal conte Mattia della Torre come santuario carmelitano dell’Annunciazione, per accogliere i pellegrini dal Friuli e dal Goriziano. Chiuso da Giuseppe II d’Asburgo alla fine del ’700, nel 1811 venne riaperto dai frati francescani. Ospita una biblioteca con oltre 15mila libri, che nel 1985 è stata dichiarata monumento artistico e architettonico della Jugoslavia ed è entrata a far parte del patrimonio culturale protetto della Slovenia nel 1992. La cripta ha le sepolture di sei esponenti della casa di Borbone di Francia, andati in esilio a Gorizia dopo la Rivoluzione di luglio del 1830. C’è qui la tomba di Carlo X di Borbone, qui sepolto insieme con cinque membri della famiglia reale e a Luis Pierre, duca de Blacas e marchese d’Aulps, già ministro e consigliere intimo del sovrano.

La storia del contrabbando
Scendiamo nuovamente a “valle” e verso il confine di Pristava, noto pure come Rafut sul versante italiano. Era un confine secondario e qui si può ancora vedere, ma più come opera d’arte aldilà della linea ferroviaria. Da entrambi i lati ci sono due musei dedicati alla storia del confine. In terra slovena, troviamo la collezione museale Pristava, ossia il Museo del contrabbando, una piccola, ma interessante mostra multimediale e multisensoriale sul contrabbando, che veniva largamente praticato tra le due Gorizie dopo la Seconda guerra mondiale. All’interno sono esposti gli “oggetti proibiti” di un tempo, dal caffè ai giornali, ai detersivi, fino ai dischi di Albano e Romina. La collezione svela anche i modi in cui gli oggetti erano portati da una parte all’altra della frontiera. La maggior parte delle volte i beni venivano nascosti nelle fodere o sotto gli indumenti, nelle automobili o nelle biciclette, fondamentalmente in tutti quei posti dove, si pensava, il doganiere non avrebbe controllato. La mostra è corredata da un’ampia sezione fotografica, con immagini d’epoca del confine.
E per finire in nostro soggiorno alla scoperta di Nova Gorica ci soffermiamo in un posto che oggi è del tutto abbandonato al suo destino e che pure le varie mappe o non segnano oppure hanno fatica a guidare a destinazione: il cimitero ebraico di Valdirose (Rožna Dolina) che si torva a due passi dal confine della Casa Rossa. Accanto all’entrata oltre a un ponte improvvisato troviamo le informazioni di base. Il cimitero rappresenta il terzo tassello, insieme alla vecchia sinagoga e all’ex ghetto di Gorizia, della comunità ebraica goriziana. Oggi si trova in territorio sloveno, ma la sua presenza va letta insieme agli altri due monumenti dedicati alla memoria di questa comunità e del suo passato, che si trovano nella città di Gorizia. Il cimitero venne istituito nel 1881 e ospita anche alcune lapidi che vanno dal XIII al XVII secolo, presenti nel precedente cimitero e trasportate qui successivamente, anche se la maggior parte risalgono al Novecento. Venne usato fino alla fine della seconda guerra mondiale, quando la comunità ebraica venne cancellata dal nazifascismo. Con la “linea bianca” del 1947, il cimitero rimase sul territorio jugoslavo. Oggi è il più antico luogo di sepoltura ebraico in territorio sloveno.
Si conclude qui il nostro breve viaggio a Nova Gorica, città segnata profondamente dal confine, che si è sviluppata e ha trovato la sua via, in chiave europea, evolvendo in un posto unico dallo spirito giovane e influenzato da numerose culture che si incontrano all’incrocio tra diversi mondi.

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Pubblicato su Panorama il 15 novembre 2024


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