Il paradiso nascosto di Tito
Un turista aspira sempre a visitare luoghi nuovi, per di più esotici, in Paesi lontani. Spesso, però, non ci si rende conto che delle autentiche e imperdibili “perle” si trovano proprio dietro l’angolo, a portata di mano. E accade che per chi vive in Croazia certe attrazioni che portano tantissimi turisti nel Paese rimangono sempre un po’ in secondo piano. Sono posti che magari si potrà visitare… domani. Ma questo “domani” a un certo punto deve arrivare, come nel caso dei laghi di Plitvice e delle isole delle Brioni. Due destinazioni uniche nel loro genere, scelte da escursionisti e globe-trotter di tutto il mondo. Approdiamo, quindi, nell’arcipelago delle Brioni, diventate una specie di “paradiso nascosto di Tito”, dato che rimasero a lungo off limits ai comuni mortali, visto che il presidente jugoslavo le aveva scelte come una delle sue residenze ufficiali, soprattutto durante la stagione estiva. Qui il maresciallo ha ospitato numerosi statisti, politici e diplomatici, da Fidel Castro a Che Guevara e alla regina Elisabetta II, star di Hollywood come Richard Burton, Kirk Douglas, Sofia Loren, Elizabeth Taylor. Dopo la morte di Tito (1980), è diventato un maestoso Parco nazionale, uno dei più belli del Paese. Brioni Maggiore continua a essere utilizzata dal governo croato per i ricevimenti di Stato e come dimora estiva del presidente. Oggi si presentano come un magico connubio di bellezze naturali e di beni culturali. La memoria ricorda i dinosauri e custodisce i resti di costruzioni preistoriche, ville rustica e romane e fortezze bizantine ed austroungariche…
Per chi giunge da Fiume, la strada per le Brioni porta inevitabilmente attraverso la Ipsilon istriana, fino a Dignano, da dove si possono già intravvedere in lontananza. Per raggiungerle, occorre arrivare nel centro di Fasana. La cittadina è piccola ed è facile notare da dove partono tutti i battelli verso le Brioni. Quelli più grandi, portano dritti alla meta; mentre ci sono altri, più piccoli, che offrono gite alternative, come quella di fare il giro delle Brioni senza attraccare o altro. Prima di partire, però, è consigliabile avvicinarsi almeno un po’ alla storia di queste isole e ai loro numeri. Pochi, infatti, conoscono l’affascinante narrazione sulla creazione di quest’arcipelago composto da un gruppo di quattordici piccole isole e scogli situati al largo della costa istriana, coprendo un’area di più di 36 chilometri quadrati. Abitate per la prima volta dagli Illiri nel VI secolo avanti Cristo, nel corso degli anni, le isole sono state governate da diversi imperi e Stati che si sono susseguiti in queste terre, tra cui romani, bizantini, i veneziani e austro-ungarici. All’inizio del XX secolo appartenevano alla famiglia Asburgo, che le utilizzava come riserva di caccia.
Nel 1893 un ricco industriale austriaco di nome Paul Kupelwieser visitò la zona e si innamorò della sua natura. Decise di acquistare l’arcipelago e trasformarlo in un resort di lusso con hotel, ville, aree per passeggiate, piscine e un campo da golf. Kupelwieser progettò anche di portarvi piante e animali esotici per creare un’esperienza unica e indimenticabile per i suoi ospiti. Tuttavia, l’industriale scoprì ben presto che erano afflitte dalla malaria, malattia che egli stesso contrasse. Dunque, per realizzare il duo disegno, dovette prima sradicare la malaria. Si avvalse dell’aiuto del famoso medico tedesco Robert Koch, premio Nobel per la Medicina nel 1905 per il suo lavoro sulla tubercolosi. Koch, che era un esperto di malattie infettive e aveva sviluppato un metodo per identificare gli organismi che le causano, accettò di aiutare Kupelwieser a risolvere il problema della malaria. Insieme con il suo team di scienziati, fece ricerche approfondite sulle zanzare portatrici della malattia. Inoltre, collaborò con i medici locali per diagnosticare e curare le persone che la contraevano. Grazie agli sforzi di Koch, l’incidenza della malaria nelle isole diminuì in modo significativo. Inoltre, furono eliminati i cespugli che fungevano da rifugio per le zanzare. Kupelwieser poté così realizzare i suoi progetti e le isole divennero una meta turistica privilegiata di celebrità e reali di tutto il mondo.
Esistono due modi per visitare l’isola. La prima opzione è quella della visita guidata. Il pacchetot include il biglietto del traghetto, la guida per quattro ore, ivi compreso il giro dell’isola per mezzo di un trenino. La seconda è la classica visita fai da te. Si paga solo il traghetto. Poi, quando si è sull’isola, si va piedi, oppure si possono noleggiare biciclette, oppure delle golf cart. La nostra tappa a Brioni inizia a bordo del trenino. Durante il percorso la guida ci spiega la storia dell’isola e in particolar modo come debba la sua fama alla presenza della casa di Tito e di tre ville utilizzate come sedi di rappresentanza del governo jugoslavo per incontri ufficiali con le delegazioni di altri Stati. Nel corso del tragitto, attraversiamo anche un campo da golf da 18 buche. La prima sosta è quella al parco safari. Non è un classico zoo. Immaginatevi un’intera parte dell’isola recitata, in cui tanti animali selvatici passeggiano liberamente per rigogliosi boschi di alberi autoctoni ed esotici, parchi e prati; si possono incontrare zebre, lama, mufloni, pavoni, struzzi. In un recinto c’è anche un’elefantessa. Prima della creazione di questo parco gli animali erano rinchiusi negli zoo nati perché i capi di Stato in visita erano soliti regalare a Tito degli esemplari tipici della fauna dei rispettivi Paesi, come ad esempio gli elefanti che sono un dono di Indira Gandhi, Lanka e Sony, nel 1974, quando erano poco più che cuccioli. Hanno vissuto tutto la vita insieme, ma nel 2010 Sony è morto e Lanka è rimasta sola, accogliendo i visitatori e inevitabilmente è una delle più grandi attrazioni non solo dello zoo, ma pure di tutta l’isola. Subito accanto alla zona zoo si trovano i maggiori resti delle impronte di dinosauri che risalgono a 130-100 milioni di anni fa.
Risaliamo sul trenino e ci dirigiamo verso la Villa romana, situata nella splendida baia di Verige. Oggi ci sono solo i resti. Da qui è possibile proseguire a piedi. Una cosa diventa subito evidente, ossia che il golf è lo sport principale dell’isola. Nel 2022 ricorreva il centenario dell’apertura del golf club Brioni, più volte ristrutturato. Oggi ha 18 buche ed è lungo fino a 6 chilometri. Quello che lo rende attraente è che il campo è adatto a giocatori di diverse qualifiche, dai principianti ai professionisti.
Dopo una ventina di minuti, arriviamo all’olivo secolare e al viale dei Pini, dedicato al dottor Cock. Il viale è chiuso in attesa di rinnovo, ma poco avanti troviamo il famoso olivo che ha circa 1600 anni. Grandi i suoi numeri: ha un’impressionante superficie della chioma di 22 x 8 metri e la sua altezza raggiunge i sei metri. Nonostante l’età matura, l’olivo continua a fruttificare e i suoi frutti sono utilizzati per produrre olio. Vengono raccolti ogni ottobre e in media produce circa 30 kg di frutti dai quali si ottengono circa 4,1 litri di olio extravergine di oliva. Le isole hanno una flora e una fauna variegate; ci sono circa 680 specie di piante, molte delle quali nel resto dell’Istria sono a rischio di estinzione. Su queste isole, oltre alle specie mediterranee autoctone, prosperano foreste di querce e altri alberi importanti, come il pino, il cedro, l’eucalipto, l’abete, la sequoia e il cipresso. Sono presenti in gran numero anche palme e cactus.
Andando avanti arriviamo di nuovo in “centro”. Qui troviamo la chiesa di San Germano, una chiesa ancora consacrata contenente copie di affreschi, tra cui il più interessante è sicuramente la “Danza macabra”. Al suo interno c’è pure un mosaico ritrovato nei resti delle costruzioni romane presenti nell’isola e una pietra con iscrizioni nell’antica lingua slava. La parte migliore è tuttavia l’esterno della chiesa, tutto in pietra; soprattutto il retro, con un porticato. Visitata la chiesa proseguiamo verso sinistra, verso quell’oggetto “dei desideri”, un pezzo da collezionisti, la famosa Cadillac di Tito, oltre che il museo di Tito. La mitica auto è un modello Eldorado prodotta dalla General Motors a Detroit, nel 1953. Fu regalata a Tito dai migranti jugoslavi in Canada. Il presidente la usava per spostarsi sull’isola, e solo su quest’isola. Oggi si può noleggiare per 1.500 euro l’ora. Per il resto del tempo rimane protetta dal vetro.
Subito accanto c’è il Museo di Tito e dei suoi animali, allestito su due piani. Al primo piano si possono vedere gli animali imbalsamati che erano stati regalati a Tito e morti naturalmente con il passare dell’etò; poi si fa un giro tra diverse stanze dove sono raggruppati parecchi animali di tutte le specie. Il secondo piano è tutto dedicato a Tito e ai suoi soggiorni sull’isola. Così troviamo fotografie che lo ritraggono impegnato in varie attività ufficiali e meno: firma trattati internazionali, pota piante, dà udienza a scolaresche, accarezza tigri, ecc.
Tanti sono i pannelli fotografici dedicati agli ospiti di Tito, tra i quali spiccano attrici come Liz Taylor, Gina Lollobrigida, Sofia Loren; non mancano le foto dei 60 Capi di Stato che hanno visitato le Isole Brioni, tra cui una giovanissima Elisabetta II. Una sezione della mostra fotografica è incentrata sulla famiglia austriaca che ha reso l’isola di Brioni abitabile grazie anche all’aiuto del dottor Cook. Qui si possono ammirare delle cartoline dell’epoca, che mostrano le nobildonne austriache che passeggiano di fronte agli alberghi, si possono notare le differenze con l’isola attuale e le pubblicità dell’epoca.
Torniamo verso il “centro” e ci dirigiamo nella zona degli uccelli. Qui si trovano diverse specie chiuse in gabbia, tra cui un altro animale altrettanto famoso come l’elefantessa Lanka: si tratta del pappagallo Koki. È stato un regalo di Tito per la nipote Aleksandra per il suo nono compleanno. Solo per poco è stato assente dall’isola, ma qui vive da ormai oltre 30 anni. Sempre vivace spesso si sente parlare, dicono pure bestemmie. Oggi ha 67 anni. Accanto vive un altro pappagallo, Ara. E poi ci sono tartarughe, oche e anatre. E magari qualche altro animale ben nascosto in gabbia.
Tornando indietro, notiamo l’Acqua Viva. Si tratta di una piramide di vetro che rappresenta l’estrazione dell’acqua di sorgente sull’isola. Prima di abbandonare Brioni facciamo una capatina verso l’originale costruzione accanto all’albergo vicino al porto. Si tratta della Boat House. È stata la prima costruzione in cemento armato dell’isola. Oggi ha una duplice funzione: a livello del mare è un attracco coperto per le barche, mentre al piano superiore ospitava la farmacia dell’isola, lo studio del medico e l’abitazione della sua famiglia. Oggi invece contiene un museo.
Con questo finisce la nostra visita all’isola. Un’isola piena di storia e ricca di flora e fauna. Un’isola che ancora oggi in parte rimane offlimits, però rimane ancora l’unica isola visitabile. È visitabile pure Brioni minore che durante l’estate è uno splendido scenario per rappresentazioni teatrali. Per il resto queste isole rimangono ancora oggi da scoprire. Scoprire, ma pure da ritornare, magari in un’altra stagione e in qualche altro giro.
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Pubblicato su Panorama il 30 novembre 2024