Treviso, gioiellino da scoprire

Treviso, gioiellino da scoprire
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Treviso? Certo, conosco questa cittadina, che molti associano con l’aeroporto internazionale vicino a Venezia (dedicato allo scultore Antonio Canova, nato nei suoi pressi, a Possagno). Dunque, non ha nulla di particolarmente interessante da far vedere? Tutt’altro. Rimasta, immeritatamente, un po’ all’ombra delle più grandi vicine di casa come Venezia e Padova, la vera Treviso, cuore della pianura veneta, con una popolazione di circa 85 mila abitanti, è invece un’autentica perla da scoprire, ricca di storia, di bellezze culturali e paesaggistiche. Città d’acque e di cultura, “razza gioiosa et amorosa”, come declamò Dante Alighieri. Il sommo poeta vi giunse durante il suo esilio da Firenze, ospite di Gherardo da Camino, signore di Treviso che cita sia nella ‘Divina Commedia’ (Purgatorio) che nel ‘Convivio’, innamorandosi della “città d’acque”. Ne parla, ad esempio, nel IX Canto del Paradiso, come il luogo “Là dove Sile e Cagnan s’accompagna”, zona che si trova sulla confluenza tra le acque limpide del primo fiume e quelle più terrose del secondo. Su queste rive si trovavano gli squeri, dove si costruivano le barche che venivano usate per gli scambi commerciali con Venezia. A Treviso è sepolto il figlio di Dante, Pietro, che vi morì nel 1364 in circostanze avvolte nel mistero e la cui arca sepolcrale è conservata nella Chiesa di San Francesco.
Treviso che è indissolubilmente legata all’ex Serenissima – nel passato le due città hanno visto i loro destini incrociarsi più volte, anche attraverso il collegamento acqueo che permetteva gli scambi commerciali tra la campagna e la capitale della Repubblica di San Marco (caratteristica è la zona chiamata “buranelli” dove, secondo quanto riportato dalle fonti storiche, gli stessi pescatori di Venezia avevano preso abitazione proprio su queste rive) –, conosciuta anche come la “Venezia sulla terraferma” grazie ai canali che l’attraversano, ha una forte identità che la contraddistingue. Meta amata dai turisti da tutto il mondo, incanta con il suo percorso ciclabile e pedonale, è davvero a misura d’uomo: il centro storico è tutto raccolto all’interno delle antiche mura. Passeggiare al suo interno non chiederà tanto tempo e consentirà comunque di ammirare, con calma, arte e scorci mozzafiato, magari con qualche sosta in qualche caffetteria per assaggiare uno tra i dolci più famosi, il tiramisù (il dessert più famoso al mondo e il più realizzato in casa), che si dice nato proprio di Treviso (e qui ogni anno, a ottobre, si tiene la Tiramisù World Cup), anche se la paternità veneta è contesa dal Friuli.
PIAZZA DEI SIGNORI. Il nostro tour parte dal Giardinetto degli Aviatori e subito attraversiamo il nostro primo ponte e il primo fiume, il Sile. Puntiamo subito alla Piazza dei Signori, che ospita il Palazzo del Podestà, del 1400, Palazzo della Prefettura, Palazzo dei Trecento – costruito a cavallo tra il Millecento e il Duecento, da sempre sede delle assemblee comunali composte per l’appunto da trecento membri, tutt’oggi. sede del potere politico e location di cerimonie pubbliche, mostre ed esposizioni –, Palazzo del Podestà con la relativa torre civica e il Palazzo Pretorio, il Duomo, la Calmaggiore, la via principale della città dove si trovano bar, osterie tipiche, portici, negozi e antiche botteghe… Non manca il timbro veneziano, con il leone di San Marco col libro aperto.
Poco distante da Piazza dei Signori si trova la Loggia dei Cavalieri, simbolo del potere nobiliare durante il Libero Comune. Nel corso del tempo ha cambiato le sue funzioni (da posto in cui si radunava la nobiltà a deposito di legnami, poi magazzino e sito per la rivendita di casse da morto). Ai suoi lati ci sono diverse lapidi in ricordo dei principali avvenimenti e personaggi della storia trevigiana. A causa dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, è stata ristrutturata e restaurata e, purtroppo, sono andati persi gli affreschi che rappresentavano scene cavalleresche risalenti al Duecento, periodo in cui fu costruita.
LA FONTANA DELLE TETTE. All’interno troviamo pure la famosa Fontana delle Tette. L’originale è protetto da una teca, ma poco più avanti, un po’ nascosta, c’è una copia che attira tanti visitatori. È uno dei monumenti più rappresentativi del capoluogo della marca. Fu fatta costruire nel 1559, in seguito a una forte siccità che aveva colpito il territorio, dall’allora podestà Alvise Da Ponte. Durante tutta l’epoca veneziana (fino al 1797), la statua fu collocata all’interno del Palazzo Pretorio.
Ogni anno per celebrare l’elezione dei podestà, per tre giorni veniva fatto sgorgare da un seno vino bianco e dall’altro vino rosso, cosicché tutti i cittadini potessero bere liberamente… una sorta di ombralonga. Le truppe napoleoniche vedendola come un simbolo del potere locale la danneggiarono gravemente e per lungo tempo la statua andò perduta. Fu ritrovata dell’abate Luigi Bailo che la inserì nel ‘Museo Casa da Noal’. Una copia della statua, ricostruita nel 1989 dallo scultore peruviano Miguel Miranda Quinones, è situata nel cortile di palazzo Zignoli, accessibile dalla galleria che collega il Calmaggiore alla piazzetta della Torre e alla calle del Podestà. Ciò che resta dell’originale potete ammirarlo nella loggia sotto il Palazzo dei Trecento.
La Fontana dei Tre Visi, situata davanti al Municipio e oggi a uso ornamentale, è caratteristica per essere tri-fronte e rimanda alle origini del toponimo Treviso (da Tervisus: tre vedute) e della formazione della città, sorta a partire da tre nuclei primitivi sulle rispettive alture di piazza dei Signori, piazza Duomo e sant’Andrea.
CALMAGGIORE. Ci incamminiamo lungo la Calmaggiore: è la via principale di Treviso, collega Piazza dei Signori con il Duomo. Porticata su entrambi i lati, è molto frequentata. Identificata come cardo massimo della Tarvisium romana, univa i due centri del potere, la cattedrale, sede del potere spirituale, e il Palazzo della Signoria (affiancato dalla Domus Nova Communis, “il nuovo palazzo comunale”, oggi noto come Palazzo dei Trecento), centro del potere temporale. Numerosi sono i palazzi affrescati sia nelle facciate che all’interno dei portici che si susseguono per tutta la lunghezza della strada.
Dopo un brevissimo tragitto arriviamo a un’altra grande piazza che costeggia il Duomo o cattedrale di San Pietro Apostolo. La struttura è il risultato di diverse epoche. Costruito nel Medioevo sulle basi di un’antica basilica paleocristiana, l’attuale aspetto neoclassico risale alla seconda metà del Settecento. Per entrare nella chiesa bisogna salire la scalinata e passare attraverso una delle sei colonne e in mezzo ai due leoni di marmo rosso. L’interno è davvero imponente e maestoso e si compone di tre navate. Qui sono sepolti alcuni martiri cristiani, tra i quali San Liberale, patrono della città, e vi si trovano molti affreschi, tra cui la Pala dell’Annunziata di Tiziano…
Infine ci sono la cripta a tre navate, l’ambiente più antico della struttura e dove si trova il corpo del patrono della città. Ha sette cupole. Dietro al Duomo di Treviso si trova il campanile. Piazza Duomo ospita le più note opere architettoniche e religiose della città, non a caso lo scrittore trevigiano Giovanni Comisso (1895-1969) – che si unì a Gabriele d’Annunzio nell’Impresa di Fiume e che con Guido Keller (con il quale nell’estate 1920 naviga in barca a vela tra le isole del Quarnero, provando emozioni che ispireranno le pagine più incantate de Il porto dell’amore, 1924), e altri legionari fondò il Movimento Yoga e l’omonima rivista – la definì “il piccolo Vaticano”.
LE MURA. Viste le due piazze principali, decidiamo di dare spazio alle famose mura e a fare un giro quanto più completo. Passiamo per Piazza della Vittoria, con il suo monumento ai caduti in tutte le guerre, e ben presto arriviamo alla cinta muraria – decorata a due terzi dell’altezza da un cordolo in pietra d’Istria in alcuni tratti ancor’ oggi conservatosi, mentre in prossimità dei principali bastioni sono tuttora visibili, incastonati nel paramento di mattoni, eleganti bassorilievi raffiguranti il leone di san Marco – e a una delle sue maestose porte. Per prima visitiamo le mura scaligere o meglio i loro resti. Attraversiamo il ponte e cominciamo a costeggiare il fiume Sile e il bastione. Qua scopriamo quanto il Sile sia ricco di animali con tanto di anatre e oche. Da entrambi i lati grandi palazzi e ville. Passiamo Porta Calvi e rientriamo nelle mura. Accanto alla porta l’originale castello “russo”. Costeggiamo il fiume dall’interno e dopo una serie di palazzi arriviamo finalmente alle mura. La zona dove è possibile salirci e passeggiare sulle mura. Una zona del tutto verde e oggi in parte cantiere per il rinnovo di queste antiche mura.
La storia ci dice che questo sistema difensivo risale ai romani, ma nel corso dei secoli è stato modificato e rafforzato. Da qui possiamo compiere una bellissima passeggiata sopraelevata e puntare alla porta più famosa, la Porta San Tommaso (lungo il tragitto bisogna comunque fermarsi e vedere la penisola del Paradiso, un lembo di terra delimitato dal canale Botteniga, oasi da dove partono più canali e si rende conto quanto l’acqua qua faccia da padrona). Tutti gli elementi che la decorano sono in pietra d’Istria, sopra l’ingresso il leone di San Marco. Deve il nome a Tommaso di Canterbury, cui era dedicata una chiesa poco lontana andata ormai distrutta. La storia della Porta San Tomaso si lega indissolubilmente con le vicende storiche che coinvolsero la città. Si tratta difatti di un edificio ricostruito da una precedente struttura medievale in un periodo, il primo Cinquecento, particolarmente critico, poiché, a causa dell’esteso dominio raggiunto dalla Repubblica di Venezia (in cui era compreso anche il suolo trevigiano), venne creata da diverse potenze europee una coalizione anti-veneziana, conosciuta come Lega di Cambrai, per ridimensionarne l’egemonia. La guerra costrinse la Serenissima a provvedere, tra il 1509 e il 1518, a un piano di ricostruzione per consolidare le sue difese dello “Stato da Terra”.
LUOGHI CARATTERISTICI. Più avanti il bastione, dove le mura e il Botteniga fanno angolo. Accostiamo ancora la cinta e passiamo al monumento delle lattaie. Poco dopo decidiamo di rientrare nel centro storico. Individuiamo uno dei vari campanili: è quello della chiesa di Santa Fosca in Santa Maria Maggiore. Qualche vicolo più avanti e arriviamo al Quartiere Latino. Siamo ormai nella parte sud della città a pochi passi dal fiume Sile. Si tratta di un quartiere che ingloba la zona universitaria di Treviso ed è sorto accanto all’Ospedale dei Battuti della prima metà del XIV secolo. La vera attrazione e proprio sul fiume, ossia il ponte Dante. Sorge dove canale Cagnan Grande confluisce nel fiume Sile. Nella zona in passato vi erano gli approdi del porto fluviale e il ponte era in legno, ma i frequenti crolli resero necessaria l’attuale costruzione in pietra. Nel 1865, in occasione del sesto centenario della nascita del sommo poeta, il ponte cambiò il nome in Ponte Dante e sopra vi fu innalzata una stele in marmo di Carrara in suo onore, opera dello scultore Luigi Borro.
Fatto il giro quasi completo delle mura, non ci rimane altro che ripuntare verso la Piazza dei Signori. Ne usciamo subito per andare a vedere quello che si cela una volta superata la piazza, “dietro” ai suoi maestosi palazzi. La zona più particolare e sicuramente la più coinvolgente è quella dove Treviso si specchia sull’acqua. I canali che l’attraversano sono creati dalle diramazioni del fiume principale chiamato Botteniga. Ci dirigiamo al canale dei Buranelli, uno dei simboli della città. Il nome deriva da un edificio cinquecentesco che si affaccia tutt’ora sul canale e utilizzato da alcuni commercianti di Burano (un’isola di Venezia) come magazzino e dimora privata.
Sembra di essere in un altro posto, in campagna con tanto verde. Troviamo gli edifici affacciati sul canale, gli angoli in fiore, il porticato sulla destra arricchito di composizioni floreali, il salice che bagna le sue fronde nell’acqua: un’immagine che non si vede ovunque. Ad arricchire ulteriormente questo angolo della città una sagoma di un uomo con due barchette e un cane. Non è difficile immaginare che una volta, qui ai Buranelli, le rive erano popolate dalle lavandere, le donne addette al lavaggio dei panni dei nobili veneziani. Qui si trova pure un ponte di ferro con tante catene di innamorati che voglio lasciare la loro firma. E di notte il tutto illuminato con un grande cuore.
MULINI E ALTRE CURIOSITÀ. Poco più avanti troviamo l’isola della Pescheria subito accanto al Cagnan Grande, uno dei fiumiciattoli. Un altro luogo iconico della città. È una vera e piccola isola che risale nel 1856, costruita grazie all’architetto Francesco Bomben per spostare il mercato del pesce da piazza del Monte di Pietà: ancora oggi viene svolto il mercato. Il ponte che collega l’Isola della Pescheria con la “terra ferma” vuole onorare e ricordare il suo passato (e il suo attuale utilizzo) con la presenza di singolari statue di pesci. Oggi anche se si viene quando il mercato è chiuso, si sente l’odore del pesce e ad accogliere i turisti c’è la statua della Sirenetta.
Costeggiamo il Cagnan e poco dopo verso sud troviamo un’altra particolarità di Treviso: alcuni mulini ad acqua, sia in zona Buranelli che pure sul Cagnan. In passato, per produrre farina in città, si sfrutto la forza dell’acqua dei vari canali. Leggiamo che tra il V e l’XI secolo sorsero mulini un po’ ovunque a Treviso e provincia e se ne contavano 84, di cui quattro in città tutt’ora visibili. Per i suoi mulini, Treviso era stata denominata “il Granaio della Repubblica”, poiché da qui proveniva gran parte della farina destinata a Venezia.
Ritorniamo ancora un po’ verso nord e ci dirigiamo verso la chiesa e convento di San Francesco, fatta realizzare da alcuni frati francescani che arrivarono a Treviso nel 1216, stabilendosi in un oratorio oltre il Cagnan Grande. Inizialmente venne edificato un piccolo convento con la relativa cappella dedicata alla Vergine Maria. Col passare del tempo, la comunità francescana crebbe tanto da ingrandire il convento e costruire una chiesa che li potesse ospitare. Purtroppo alla fine del Settecento i francesi abbatterono i due chiostri e utilizzarono la chiesa per motivi militare e come stalla. Oggi al suo interno è possibile ammirare alcuni interessanti affreschi come “Incontro di Gioacchino e Anna con san Luigi IX e santa Libera” di Vittore Carpaccio (pittore attivo anche in Istria). Per le guide turistiche è uno degli angoli più belli da vedere a Treviso. Oltre alla tomba del figlio di Dante, c’è pure quella della figlia di Francesco Petrarca.
Prima di rientrare nella Piazza dei Signori, ci dirigiamo verso una delle fontane più famose della città: la Fontana dei tre visi. Il toponimo cittadino è evidente, e rimanda all’antica formazione della città, costituita da tre nuclei primitivi. Come ci insegna la storia, il nome Treviso proviene dal latino Tervisus, cioè tre vedute: questo indica la formazione della città, sorta a partire da tre nuclei primitivi situati sulle alture di piazza dei Signori, piazza Duomo e sant’Andrea. Questa fontana è collocata davanti al Municipio, e si caratterizza proprio dai tre visi scolpiti nella pietra. Dall’aspetto semplice, con il busto a tre facce e senza braccia con tanta acqua. L’acqua sgorga dalle bocche di quattro teste leonine, emblema della forza dell’acqua stessa che in questa città decisamente non manca.
E ci sono poi i musei (i principali sono il Museo di Santa Caterina, il Museo Civico Luigi Bailo e il Museo Nazionale Collezione Salce) e tante altre attrazioni artistico-architettoniche-ambientali che compongono il fascino di Treviso, un insieme di tanti aspetti, che rendono unica questa cittadina veneta, famosa, tra l’altro, per il suo radicchio rosso, a Indicazione geografica protetta, protagonista di numerose ricette tipiche, dagli antipasti fino ai secondi, senza dimenticare che sempre in questa zona si coltivano le celebri uve bianche per la produzione del Prosecco, il vino spumante più famoso al mondo.

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Pubblicato su Panorama il 31 dicembre 2024


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