Una partita di… farina
Il primo vero club di pallacanestro nacque nel 1945 come sezione della polisportiva Hajduk di Spalato, in linea con la prassi dell’epoca. L’interesse per il basket era inizialmente scarso e l’attività della sezione sporadica. Dopo tre anni, con la dissoluzione delle polisportive, le singole sezioni iniziarono a separarsi, e nel 1949 la squadra divenne indipendente assumendo il nome di KK Split (KK è l’acronimo di Košarkaški klub, letteralmente Club di pallacanestro). Gli esordi agonistici della compagine avvenne nelle leghe minori, partecipando al campionato croato, in un contesto sportivo dominato da altre discipline.
Nel primo campionato jugoslavo del 1945 gareggiarono solo le squadre repubblicane, mentre nel 1946, nel primo torneo per club, l’unica rappresentante dalmata fu la squadra di Zara. Lo Split esordì nel campionato croato chiudendo la stagione 1946 al terzo posto. Migliorò nel 1947 con un secondo posto che gli valse l’accesso al girone promozione, ma senza riuscire ad accedere alla Prima Divisione (federale). Seguirono stagioni alterne con tentativi di promozione falliti fino al 1963, quando la squadra riuscì a salire in Prima Divisione, un traguardo storico per la città e un momento di svolta per la pallacanestro locale. Una promozione storica che porterà gli spalatini a diventare una presenza regolare per quasi tutti i campionati della Jugoslavia fino al 1991.
Fino ai primi anni ‘60, il basket maschile a Spalato era oscurato da quello femminile. Le cestiste spalatine, infatti, in quegli anni mietevano successi a catena, tanto da venir soprannominate “le campionesse eterne”. La svolta arrivò con il ritorno dagli studi universitari di Branko Radović, che riunì i migliori talenti locali e li allenò duramente nel campo all’aperto di Spinut. Radović, oltre a essere un tecnico capace, era un visionario e un manager abile. Aveva alle spalle una lunga e ricca carriera. Giocò l’Industromontaža di Zagabria e per i club belgradesi Partizan e Crvena Zvezda. Collezionò, inoltre 35 presenze nella nazionale jugoslava. Al suo ritorno a Spalato nel 1960, diede inizio alla pallacanestro maschile e creò una rispettabile squadra. Grazie al suo ruolo di alto funzionario in un’azienda cittadina, riuscì a far costruire la prima sala da basket di Gripe, dotando finalmente la squadra di una struttura adeguata.
Nel 1963, nelle qualificazioni per la Prima Divisione giocate a Velenje, lo Split si confrontò con squadre di diverse repubbliche jugoslave: Sloboda (Belgrado), Ivangrad (Montenegro), Mlada Bosna (Sarajevo), Rabotnicki (Skopje) e Slovan (Lubiana). Non considerata tra le favorite, la squadra spalatina si fece strada grazie all’esperienza di Radović, che era contemporaneamente allenatore e giocatore. Il KK Split riuscì a finanziare il viaggio grazie all’intervento del presidente societario, Božidar Vidan, che assicurò i mezzi necessari con i proventi della vendita di una partita di farina ottenuta dalla società Hrana, di cui era il direttore. Radović, e gli altri giocatori – Zoran Antonini, Ivica Piplović, Igor Katunarić, Petar Mijač, Miho Poduje, Vinko Bajrović, Rato Tvrdić, Lovre Tvrdić, Ivica Ninčević, Zdenko Prug, Petar Skansi e Božidar Murgić – poterono così partire alla volta della Slovenia.
A Velenje lo Split vinse numerose partite, compreso l’incontro rivelatosi decisivo contro lo Sloboda di Belgrado grazie a un Radović straripante negli ultimi minuti. Chiuse così le qualificazioni al secondo posto, guadagnandosi l’accesso alla massima serie. L’accoglienza in città fu trionfale: tifosi e dirigenti si riunirono alla stazione ferroviaria per celebrare gli eroi della promozione. Per Spalato era l’inizio di una nuova era sportiva, che avrebbe portato la città ai vertici del basket jugoslavo.
Il primo anno nella massima divisione fu difficile. Con cinque vittorie su 18 gare la squadra (nella quale confluirono i migliori talenti di tutte le squadre spalatine) chiuse la competizione in penultima posizione, ma evitò la retrocessione. Per i giocatori si trattò più che altro di un’occasione per maturare esperienza. I campionati successivi furono più tranquilli, nel senso che la squadra ottenne piazzamenti a metà classifica: sesto posto nel 1965, quinto nel 1966, sesto nel 1967 e nella stagione 1967/68. Il primo podio arrivò al termine del campionato 1968/69 (16 le vittorie su 22 gare.), con gli spalatini che si piazzarono al terzo posto. L’anno successivo gli spalatini sfiorarono il titolo, chiudendo al secondo con una sola vittoria (17 vittorie) in meno dell’AŠK di Lubiana. Questi risultati consolidarono la crescita della squadra e prepararono il terreno per i grandi successi che sarebbero arrivati.
La consacrazione arrivò nel 1970/71: lo Split, nel frattempo ribattezzato Jugoplastika, vinse il suo primo scudetto con una stagione da incorniciare, 19 vittorie su 22 gare e un ampio distacco sulla Lokomotiva di Zagabria. Fu il trampolino di lancio per un periodo d’oro che lo avrebbe portato a dominare il basket jugoslavo ed europeo. La squadra allenata da Radović e da George Stanich (ex giocatore dell’NBA e medaglia di bronzo nel salto in alto alle Olimiadi londinesi del 1948 con la nazionale statunitense) era composta da Drago Peterka, Zoran Grašo, Mihajlo Manović, Ivica Škarić, Dražen Tvrdić, Martin Guvo, Rato Tvrdić, Lovre Tvrdić, Damir Šolman, Momčilo Radulović, Zdenko Prug e Petar Skansi, includeva talenti che avrebbero segnato un’epoca.
Negli anni successivi la Jugoplastika si affermò come una delle squadre più forti del panorama cestistico federale. Dopo il primo titolo, continuò a lottare ai vertici, vincendo nuovi trofei nazionali e iniziando a farsi valere anche a livello internazionale. L’identità della squadra si rafforzò, diventando un punto di riferimento per il basket croato e jugoslavo. L’apice del successo arrivò tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ‘90, quando la Jugoplastika conquistò tre titoli consecutivi di campione d’Europa (1989, 1990 e 1991), un’impresa straordinaria che la consacrò nella storia del basket europeo. Sotto la guida di allenatori come Božidar Maljković e con giocatori straordinari come Toni Kukoč e Dino Rađa, la squadra spalatina divenne sinonimo di eccellenza cestistica.
Dopo la dissoluzione della Jugoslavia e l’indipendenza della Croazia, la squadra perse progressivamente la sua supremazia, complice la crisi economica e la fuga di talenti verso i campionati più ricchi. Tuttavia, il nome della Jugoplastika rimane impresso nella storia del basket, un simbolo di gloria per la città di Spalato e per tutti gli appassionati di pallacanestro. Oggi, lo Split continua a giocare un ruolo importante nel basket croato, pur con ambizioni ridimensionate rispetto al passato glorioso.
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Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 15 marzo 2025.