Maksimir, un capolavoro di architettura paesaggistica
Quando un turista visita le varie località, si sofferma in primo luogo nelle piazze principali del centro storico, ammira i palazzi e i monumenti, entra nelle chiese e nei musei. Nella stragrande maggioranza dei casi, se non quasi sempre, i parchi urbani rimangono in qualche modo in secondo piano. Eventualmente, ci si passa velocemente o ci si sosta per riposare, ma senza approfondire la loro conoscenza, che in buona parte rimane sconosciuta. Eppure, ciascuna di queste aree, oasi di bellezza, ha una sua storia e più grande è il parco tanto di più complesso e curioso è il suo racconto. Insieme di aree ad alto valore paesaggistico, di spazi destinati ad aree ricreative, culturali, sportive e del tempo libero, il parco urbano nasce dalla matrice del giardino, come luogo recintato, ma si differenzia da esso per estensione e per la forte relazione con il suo intorno.
La loro progettazione è cambiata radicalmente nei secoli, e va di pari passo con le trasformazione culturali e sociali avvenute nel corso della storia. La concezione del parco come bene collettivo funzionale e attrezzato risale alla fine del XVIII secolo e inizi del XIX secolo, in Inghilterra, in seguito alla prima Rivoluzione Industriale e alla nascita del paesaggismo inglese. Il parco nasce quindi, come uno spazio di riequilibrio ambientale e sociale, dove potersi “proteggere” rispetto a uno spazio urbano sovra-congestionato. Nel 1847 viene inaugurato il primo parco urbano istituito dal decreto parlamentare, progettato da Joseph Paxton, a Birkenhead, nei pressi di Liverpool. Il più antico parco dell’Europa balcanica e il più esteso in Croazia è quello di Maksimir. Consideralo alla pari del Bois de Boulogne per Parigi o del Regent’s Park per Londra, è diventato un vero e proprio monumento.
DAL 1794. Situato nella zona est di Zagabria è enorme e ci si può facilmente perdere per una giornata intera. Non per niente dicono che è un mondo perduto di storie, versi, statue spostate, simboli, messaggi e luoghi nascosti. All’epoca della sua fondazione, era una delle realizzazioni più importanti dell’allora Monarchia austro-ungarica. Infatti, in precedenza in tutto l’Impero venivano costruiti solo parchi privati, inaccessibili al pubblico, accanto ai castelli nobiliari e alle residenze reali. Il parco Maksimir nasce nel 1794 su iniziativa del vescovo Maksimilijan Vrhovac, che fa trasformare un immenso giardino in stile inglese, con tanto di laghi, ruscelli e vialetti. Poco più di 200 anni fa, si trovava a mezz’ora a est di Zagabria, era una fitta foresta di querce circondata da terreni coltivabili e prati. Era di proprietà dei vescovi e veniva utilizzata solo per la caccia e per tagliare gli alberi. L’assetto sarà completamente revisionato dal vescovo Juraj Haulik a metà del XIX secolo, durante il quale vengono costruiti numerosi edifici conservati, come l’ingresso principale, la portineria, il padiglione dell’eco, il belvedere, la casa svizzera, la casa estiva e altri.
Il parco ha sempre unito le persone. Qui, infatti, si sono svolti i primi eventi sportivi in questa parte d’Europa e qui è stata costruita la prima pista di pattinaggio sul ghiaccio… Il Maksimir deve il suo nome alla locanda preferita gagli zagabresi, detta “Maksimilijanov mir” (la pace di Massimiliano), che sorgeva proprio di fronte all’ingresso principale del parco. Purtroppo, il locale fu demolito nel 1954 per ampliare lo stadio della Dinamo, ma il Maksimir è rimasto come monumento permanente di quel periodo, intriso di storia, come testimoniano i bunker che ci parlano del suo passato bellico; in alcuni punti si trovano persino delle vere e proprie tombe.
NUMERI DI TUTTO RISPETTO. Quali sono i suoi numeri? Si estende su 316 ettari di terreno, qui sono presenti 113 specie di uccelli, la più vasta popolazione europea di picchio rosso (Dendrocopos medius), specie europea a rischio di estinzione e più di 600 specie di piante diverse. Oltre a cinque laghi, il parco ospita anche uno zoo. La nostra visita inizia proprio dal lato sud ovest, dove si trova il più grande e monumentale ingresso. Negli anni è cambiato più volte: il portale principale come si presenta oggi non è quello originale del 1841 anche se sembra vecchio e ben conservato. Ha subito i danni del terremoto del 1880 e della caduta di una grande quercia. Quello che si presenta oggi è stato costruito nel 1914 con i versi di Gundulić “Oj dubravo slavna ti si”.
Varcato l’ingresso, comincia la vera scoperta. Ci incamminiamo lungo un viale sempre pieno zeppo di persone. Arriviamo al Padiglione dell’Eco o, come veniva chiamato un tempo, il Tempio delle Lanterne. Qui accanto c’è un ponte sotto il quale l’acqua del lago superiore precipita a cascata in quello inferiore, quello subito accanto allo zoo. Abbandoniamo il sentiero principale per svoltare a sinistra, destinazione Mogila: si tratta di un tumulo commemorativo. La tomba è stata eretta su un tumulo di terra proveniente da 155 luoghi importanti della Croazia e del mondo. È stato creato per celebrare i mille anni del regno croato e l’incoronazione di re Tomislav nel 925 sul campo di Duvno. Fu costruito nel 1925 su progetto dell’architetto Aleksandar Freundenreich e finanziato dall’Associazione croata di falconeria, in occasione del suo raduno. Il Hrvatski sokol (Falco croato) era una società di ginnastica caratterizzata dal forte spirito patriottico, con l’obiettivo di risvegliare la coscienza nazionale. Nelle fondamenta dell’edificio si trova una piccola camera in cui sono conservati magazzini, oggetti commemorativi delle società di falconeria, del patrimonio culturale croato e simili. Saliti fino al monumento con il falco si può ammirare il prato chiamato “Kišobran” (Ombrello) e pure ammirare il Dedek, che qui vive da 600 anni. È una quercia peduncolata.
Proseguiamo lungo il grande prato, passiamo accanto al terzo lago e arriviamo dritti alla Vedetta o il cosiddetto chiosco Maksimir. Eretto tra il 1841 e il 1843, è l’elemento più importante del parco Maksimir. È una specie di centro, da cui si diramano le strade. L’edificio è alto una ventina di metri. Risale allo stesso periodo la Casa svizzera, nota anche come Casa Tirolese. Interessanti le finestre e le porte-finestre, decorate con dodici vetrate raffiguranti scene di paesaggi svizzeri e tirolesi. Qui all’inizio abitavano i guardaboschi al piano terra della casa, mentre al primo piano c’era un salone riccamente decorato. Nelle vicinanze si allevava pollame (fagiani, anatre, oche, ecc.). Il sentiero conduceva poi attraverso il cosiddetto grande campo di fieno e una piccola pianura fino a un ampio frutteto, in cui sorgeva la Mirna koliba (Capanna della Pace), ricoperta fino al tetto di viti. Dal balcone si poteva ammirare la vista sulla Medvednica e sull’Ivanić e, su un tavolo, c’era un grande specchio nero che consentiva ai visitatori di godere il meraviglioso panorama al contrario, senza essere ostacolati dalla luce del sole.
TRA PADIGLIONI E VERI MONUMENTI. Proseguiamo la nostra passeggiata verso est, attraverso la valle delle Dalie e superando il torrente Dalijevac, che deve il suo nome ai fiori che crescono in questa zona, si giunge all’obelisco, con cui l’arcivescovo Haulik volle celebrare il completamento dei lavori nel parco. La storia ci dice che sebbene Vrhovac sia stato il primo ad aprire il parco, in realtà fu l’arcivescovo Juraj Haulik a investire di più, dotandolo di numerosi edifici e organizzandolo secondo lo stile paesaggistico che conosciamo ancora oggi. L’obelisco è a forma di piramide. Il vescovo, come recita la targa, aveva allestito il parco “per aiutare i bisognosi, che non si abbandonavano all’ozio, i cittadini pacifici, come incentivo per una coltivazione più utile e al tempo stesso produttiva della terra, per l’ornamento della metropoli”.
Interessante la leggenda legata a questo luogo. Infatti, sull’obelisco ci sono sette corone. Si dice che sette sacerdoti siano annegati accidentalmente in questa parte del parco. Nei tempi antichi qui c’era un altro lago e loro erano su una barca: ogni corona rappresenta una vita persa.
Andiamo avanti fino alla Cappella di San Giorgio. Visto il grande ruolo del vescovo Haulik e considerato che amava molto il Maksimir, pensò di progettare il luogo dove sarebbe stato sepolto. Così fece costruire la Cappella di San Giorgio come suo luogo di riposo finale. Alla fine non fu sepolto qui, ma nella cattedrale di Zagabria. Oggi la cappella sembra essere raramente utilizzata.
TRACCE DELLA II GM. Dopo la cappella raggiungiamo il quinto lago. E qui arriviamo davanti ai resti meglio conservati del ruolo bellico di questo parco. Infatti, ben nascosti tra gli alberi e fuori da qualsiasi sentiero in questa zona si trovano i dodici bunker risalenti alla Seconda guerra mondiale. Sono per lo più ricoperti da spazzatura. Non sono percorribili né interconnessi e in realtà costituiscono uno spazio molto piccolo, di soli pochi metri quadrati.
Forse non è nemmeno giusto chiamarli bunker, visto che fungenvano da depositi di armi in cemento che l’esercito aveva spostato lì affinché, in caso di bombardamento, si potesse camminare il meno possibile su altre strutture. Poco avanti si può trovare, anche se ben nascosta, una tomba, che però non è quanto rimane di un vecchio cimitero, ma è lagata al secondo conflitto: vi è sepolto Franjo Pismestrović, di Sremska Mitrovica, membro della Guardia Nazionale.
Scendiamo un po’ e siamo ormai a due passi dall’ingresso orientale del parco. Qui si trovano diversi edifici che fanno parte sia del parco, ma pure della Facoltà di Agricoltura e un tempo erano la fattoria di Haulik. Come si può leggere, questa è stata la prima azienda agricola rurale più moderna, meglio attrezzata e completamente autosufficiente della Croazia. Entrando in questa zona oggi si può ancora percepire quel ritmo e quell’odore del villaggio. C’era il primo parafulmine, una centrale elettrica, avevano una segheria, una bachicoltura dove allevavano i bachi da seta e producevano la seta, avevano una stalla, un allevamento di pollame con le specie migliori e più rare di pollame europeo, vigneti e frutteti. Ma la manutenzione divenne troppo costosa e non riuscirono a provvedere a tutto, così lasciarono la proprietà alla Facoltà.
Nelle vicinanze si trovano il quarto e il quinto lago, dove c’è la Brezova o Ribarska koliba (capanna del pescatore). Questo è l’unico dei sette padiglioni che Haulik ha costruito al Maksimir. E se si pensa che il parco sia disabitato, si sbaglia. Accanto al quarto lago vivono diverse famiglie: sono i discendenti di ex guardie, guardacaccia e altri dipendenti del parco, per i quali l’amministrazione statale e del parco ha costruito case per facilitare gli spostamenti al lavoro.
Al Maksimir si sono svolti i primi eventi sportivi in questa parte d’Europa e qui è stata costruita la prima pista di pattinaggio sul ghiaccio. A causa delle basse temperature, sul primo lago si formava uno spesso strato di ghiaccio, e la gente vi pattinava. C’era pure la pista per slittini più grande di Zagabria. Accanto passava pure una linea ferroviaria e un battello a vapore turistico navigava sui laghi del Maksimir. Le gite in barca sono sempre state un’attrazione per la gente del posto e i visitatori di Zagabria. Il parco conteneva anche numerose sculture che ora si trovano nel Museo della città di Zagabria.
Nel parco Maksimir ci sono in totale cinque laghi (naturali e artificiali). Di questi, il primo fu costruito nel 1839 e si trova proprio accanto a via Maksimirska e allo zoo. Inizialmente servivano come stagni per i pesci, poi come aree ricreative destinate alla navigazione e pure quelli a nord come spiagge. Un tempo, nei pressi del poligono di tiro militare nella valle del torrente Ivančića, c’era un sesto lago, creato allargandone e approfondendone il letto. Attraverso il Maksimir scorrono ben sette torrenti: Bliznec, Štefanovec, Piškornica, Dalijevac, Mirni dol, Bukovčak e Maksimirec.
A prescindere da credenze, leggende e fiabe, il parco Maksimir è ancora uno dei più belli della regione. È il più grande capolavoro di architettura dei giardini in Croazia, in tutto e per tutto il polmone verde della capitale croata. Conservando ancora oggi i suoi boschi di querce centenarie, è un luogo ideale per sfuggire allo stile di vita cittadino. Durante i mesi estivi, le cime degli alberi secolari offrono ombra e i curiosi possono scoprire segreti dimenticati da tempo e far luce su misteri rimasti irrisolti.
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Pubblicato su Panorama il 28 febbraio 2025