Trakošćan e Lepoglava, testimoni di una storia tormentata
Ci sono due località nell’area settentrionale della Croazia che per secoli hanno condiviso i propri destini, però negli ultimi cent’anni la storia è cambiata ribaltando gli equilibri che avevano segnato la vita del territorio. Un comune si è sempre di più dedicato al turismo attirando l’interesse di viaggiatori provenienti da tutte le parti del mondo. L’altro, invece, ha avuto uno sviluppo forse meno fortunato: da un centro religioso è diventato un centro… carcerario.
Stiamo parlando di Trakošćan e di Lepoglava, due località in realtà molto vicine ma al contempo molto diverse, sia per le caratteristiche architettoniche che paesaggistiche. Sono distanti appena 16 chilometri, praticamente l’equivalente della strada che dal centro di Fiume porta al cuore di Abbazia. Per chi parte da Fiume, sono circa 230 chilometri, quasi tutti percorribili in autostrada. Prima di arrivare a Zagabria si devia a sinistra verso la Slovenia. Superate Zabok e Krapina e poco prima del confine di Stato di Macelj si esce dall’autostrada. Seguono pochi chilometri lungo la strada locale fino ad arrivare nel magico, misterioso, bellissimo e storicamente molto importante complesso turistico di Trakošćan, con il suo imponente castello, che vanta un patrimonio culturale protetto come entità storica che include il maniero, l’edificio accanto, il giardino e il parco forestale con un lago. Oggi il castello è una delle poche strutture in Croazia che hanno conservato la propria integrità storica, strettamente legata al quadro architettonico e alla vita dei suoi proprietari.
Trakošćan fu costruito alla fine del XIII secolo come parte della rete di fortificazioni difensive della Croazia nordoccidentale. Era un piccolo forte che fungeva da punto di osservazione che si affacciava sulla strada da Ptuj alla valle di Bednja. Ci sono diverse storie sull’origine di Trakošćan: il primo nome deriva dalla cittadella tracia (Arx Thracorum), che esisteva durante l’Impero romano, mentre altre fonti affermano che Trakošćan è associato ai cavalieri tedeschi Drachenstein, che erano presenti qui tra il 1260 e il 1264 sotto il regno del re ceco Odoacre (Otokar).
Il complesso di Trakošćan è menzionato per la prima volta nel 1334. I primi proprietari conosciuti furono i Conti di Celje, che governarono anche l’intero principato di Zagorje. Quando la famiglia si estinse, Trakošćan condivise lo stesso destino delle altre proprietà e città appartenute al casato, passando da un proprietario all’altro. Le fattorie furono ridimensionate, come pure il loro potere economico. Trakošćan in seguito passò in proprietà a Jan Vitovec e poi fu rilevata da Mattia Corvino, che la presentò al suo viceré Ivan Gyulay. La sua famiglia è stata proprietaria di Trakošćan per tre generazioni, quindi la tenuta è stata assegnata in custodia alla tesoreria reale.
Il re concesse la proprietà al cardinale e al bano croato Juraj Drašković per uso personale e come proprietà ereditaria. Così la famiglia Drašković prese possesso di Trakošćan nel 1584. Nel XVIII secolo il castello era piuttosto trascurato e solo nella prima metà del XIX secolo la famiglia se ne interessò nuovamente. Il castello rifletteva lo spirito della nuova era: un romantico ritorno alla natura e alla tradizione familiare. Durante questo periodo il complesso fu restaurato e trasformato in un palazzo residenziale sul modello dei castelli romantici tedeschi. I membri della famiglia Drašković lasciarono la residenza nel 1944, dopo di che l’immobile fu nazionalizzato. Nel 1953 fu istituito un museo con un’installazione permanente ed è di proprietà della Repubblica di Croazia.
Le stesse caratteristiche romantiche del Castello si possono ammirare nel parco restaurato e nel lago artificiale, che al momento è stato prosciugato per essere ripulito. I lavori purtroppo si sono protratti per troppo tempo ma le maestranze assicurano che le limpide acque ritorneranno a risplendere all’interno di una foresta ben curata e adiacente al Castello che permette a chi visita la zona di fare lunghe e romantiche passeggiate. I lavori di pulizia del lago sono iniziati nel dicembre del 2021 e dovrebbero terminare a breve.
Proseguiamo fino al grande parcheggio ubicato ai piedi del castello. Visto da qui il castello sembra maestoso. Non importa in che stagione si viene perché il castello è immerso in una natura incontaminata, circondato da maestosi alberi sempreverdi e a foglia caduca… Nella zona ai piedi del Castello si trovano punti di ristoro e vari negozi con souvenir. Per arrivare al castello ci sono alcune possibilità. La maggioranza dei visitatori preferisce fare una passeggiata lungo una ripida salita che porta all’ingresso del castello. In una decina di minuti si riesce comodamente ad arrivare fino all’entrata. Altri invece hanno la possibilità di salire, come secoli fa, a bordo di una carrozza trascinata da maestosi cavalli. Oggi tutto il castello è stato “convertito” a museo.
Nel 1953 fu realizzato l’Istituto dei musei denominato Castello di Trakošćan, diventando così un ente autonomo che ha intrapreso il rifacimento e il restauro ultimati nel 2007, anno in cui fu inaugurata la collezione permanente del Museo del Castello. Non tutte le sale, però, sono state completate nell’allestimento, solo alcune, come quella dei cavalieri e della caccia, il salone della musica, lo studio della pittrice Julijana Erdodi. Mentre altre collezioni non meno importanti sono sparse in singole sale come ad esempio la raccolta di ritratti che illustrano personaggi di varie generazioni appartenenti alla famiglia Drašković, oltre all’interessante raccolta di ritratti di ufficiali dell’esercito di Drašković del periodo della “Guerra dei sette anni”, in aggiunta al ciclo pittorico I quattro continenti del popolare pittore Mihael Stroy.
Come tutte le fortezze anche il castello di Trakošcan è stato costruito in posizione strategica con la sua torre di guardia alta e possente a difesa del territorio e per il controllo della strada che conduceva da Ptuj verso la vallata del fiume Bednja, con annesso un edificio abitativo e un piccolo cortile ma molto fortificato. Purtroppo le incessanti invasioni ottomane portarono i proprietari ad ampliare e modificare il complesso per difendersi dagli attacchi. Oggi il castello si snoda su quattro livelli: il piano terra basso, il piano terra alto, il primo e il secondo piano.
La città, il carcere
Finito il giro a Trakošćan ci dirigiamo verso quello che una volta era il centro principale delle regione, la città di Lepoglava. Per arrivarci non possiamo affidarci alla vecchia segnaletica stradale. Per fortuna esistono le mappe su internet che ci danno una mano. Non ci sono, infatti, indicazioni precise su come arrivarci. Una volta raggiunta la nostra destinazione abbiamo l’impressione di un insediamento fantasma, quasi si voglia nascondere l’esistenza di questa città ricca di storia e di luoghi da visitare. La città ospita un carcere, uno dei più grandi della Croazia dove sono recluse varie tipologie di criminali, in passato era invece una prigione prevalentemente politica.
Il carcere di Lepoglava è stato realizzato nel 1854, convertendo il monastero già di proprietà dei Padri Paolini. L’ordine aspettò fino al 2001 per vedersi restituire una parte dei suoi beni al vescovado. La prigione nella sua lunga storia è stata utilizzata dall’Austro-Ungheria, dal Regno di Jugoslavia, dallo Stato indipendente di Croazia (NDH) e dalla Jugoslavia comunista, prima di diventare il più grande penitenziario della Repubblica di Croazia.
Il declino di Lepoglava è cominciato già nel 18.esimo secolo, dopo che Giuseppe II soppresse l’ordine paolino nel 1786 e la proprietà del monastero passò allo Stato. A causa delle perdite subite durante le incursioni turche il monastero di Lepoglava fu assegnato alla chiesa di Čazma, con sede a Varaždin. A causa della mancanza di fondi per il mantenimento del monastero, Čazma stipulò un contratto con lo Stato e gli consegnò il monastero. L’allora amministrazione carceraria iniziò immediatamente a trasformare il monastero in una prigione, che iniziò a funzionare nel 1854 come prigione maschile. Poi negli anni il complesso è stato ampliato. Le maggiori costruzioni sono state fatte fino all’inizio del primo conflitto mondiale.
Nel 1918, Lepoglava fu trasformata in un famigerato luogo di detenzione di oppositori politici. Nel periodo tra le due guerre scontarono la pena a Lepoglava molti personaggi politici di rilievo, i più famosi furono Josip Broz, Moša Pijade, Rodoljub Čolaković ed altri. Dopo la capitolazione del Regno di Jugoslavia nel 1941, il penitenziario passò sotto l’autorità dello Stato Indipendente di Croazia. Nel 1943 gli ustascia presero il controllo della prigione e la trasformarono in un campo di concentramento. Nello stesso anno i partigiani liberarono i detenuti, durante il quale furono danneggiati l’edificio della prigione e l’edificio del monastero. Negli scontri furono dati alle fiamme il vecchio e il nuovo penitenziario, e fu bruciato anche l’archivio del carcere.
Il penitenziario subì danni ancora più gravi nel 1945 durante la ritirata dei tedeschi e degli ustascia. E dopo la Seconda guerra mondiale, Lepoglava rimase un penitenziario per dissidenti politici. Verso la fine del 1946, dopo un processo truccato, l’arcivescovo di Zagabria Alojzije Stepinac venne a Lepoglava per scontare la sua condanna a sedici anni. Vi rimase fino alla fine del 1951, quando fu trasferito agli arresti domiciliari nella nativa Krašić. Negli anni ’70 a Lepoglava furono reclusi molti esponenti di spicco della Primavera croata, tra cui Šime Đodan, Dražen Budiša, Hrvoje Šošić, Marko Veselica e Franjo Tuđman.
Buona cucina e merletti
Oggi il carcere occupa gran parte del centro di Lepoglava. Naturalmente le classiche visite turistiche al carcere non sono possibili. È possibile fare un giro attorno alle mura di cinta del carcere. Però quello che attira sempre più persone è un palazzo posto vicino al carcere dove si trova un grande ristorante. Con una grande terrazza ma pure con grandi interni che, almeno all’entrata, danno l’impressione di entrare in un carcere a diversi piani. Quello che lo lega al carcere invece è un’altra cosa: a gestire il ristorante è lo stesso carcere! Sono loro i proprietari e non solo, infatti, buona parte dei camerieri e dei cuochi sono dei carcerati! Naturalmente a lavorare sono quelli con pene lievi e agli sgoccioli del periodo di detenzione. Il lato positivo del tutto, oltre alle porzioni abbondanti, sono i prezzi bassi, proprio grazie al fatto di essere gestito dal carcere.
Però oltre al penitenziario, Lepoglava offre negli anni sempre di più spunti per il turismo, tanto che i turisti possono rimanervi ore per vedere il tutto. Proprio tra il carcere e il ristorante c’è la chiesa cittadina, uno dei pochi resti che testimoniano la presenza dell’Ordine dei Paolini. Poco avanti lungo la strada e superata buona parte delle mura del carcere si arriva ad un’altra attrazione cittadina: infatti a Lepoglava c’è un’antica tradizione di lavorazione dei merletti. E oggi proprio a questo è dedicato un museo. Un museo tutto da scoprire con l’obbligo di prenotare la proprio visita. Va rilevato che nel 2009 la lavorazione del merletto è stata inserita nella lista del patrimonio immateriale dell’UNESCO e la vera arte delle merlettaie di Lepoglava può essere vissuta al meglio proprio in occasione di un festival internazionale che si tiene ogni anno a settembre, manifestazione istituita nel 1997.
Ritorniamo indietro e passando accanto al ristorante, andiamo avanti lungo la strada che poi ci porterà a casa. Però prima deviamo a sinistra: ben nascosta e solo di recente valorizzata è l’area conosciuta con il nome di Gavežnica. Qui si trova l’unico vulcano fossile conservato in Croazia formatosi circa 22 milioni di anni fa, e anche l’unico sito conosciuto di pietra d’agata semipreziosa nel Paese.
Finisce con la visita al vulcano il nostro viaggio in questa zona dello Zagorje. Due località che a lungo hanno condiviso la propria storia, tanto vicine che però nell’ultimo secolo hanno preso strade decisamente diverse. In ogni caso da visitare, tutte e due comodamente in un giorno.
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Pubblicato su Panorama il 15 gennaio 2024.