Un’isola da scoprire
Ciascuno di noi sa che nel mondo esistono numerosi parchi nazionali e diversi ne ha pure visitati, mentre altri rimangono una meta ambita, da inserire nell’itinerario di viaggi futuri. Ci sono poi ancora tante zone naturali di vario tipo che sono assolutamente da vedere. Ce ne sono alcune del tutto o poco note, che tra l’altro si trovano nei nostri paraggi, solo che semplicemente non ci siamo mai fermati a visitarle o non ci abbiamo fatto caso. Una di queste si vede da Trieste guardando verso ovest. O, meglio, andando con lo sguardo da, borgo di Sistiana verso sud, dove all’orizzonte si schiude la Riserva Naturale Regionale della Foce dell’Isonzo.
È un’area naturale protetta del Friuli-Venezia Giulia istituita nel 1996, occupa una superficie di ben 2.338 ettari sulla terraferma, cui si aggiungono 1.154 ha in acqua e protegge il territorio lagunare alla foce del fiume Isonzo. Per farsi un’idea più precisa, si tratta della zona boschiva e non solo che si trova a est della strada che collega Monfalcone a Grado, a due passi proprio da Monfalcone. Per chi viene da Fiume, due sono le possibilità per raggiungere la Riserva Naturale: dopo Trieste si può entrare in autostrada, proseguire fino a Redipuglia e poi dirigersi verso la strada per Grado; l’altra variante è prendere la vecchia strada per Monfalcone, andare avanti verso Grado e seguire le indicazioni per raggiungere la destinazione. Alla fine una strada stretta ci porta a un ampio parcheggio, situato in una zona molto verde. Possiamo fermarci qui e continuare a piedi per poco più di un chilometro lungo l’argine del fiume Isonzo, oppure raggiungere il parcheggio accanto all’entrata, che è per pochi veicoli.
Ideale per le camminate
Qualunque sia la vostra scelta, si giunge alla porte della Riserva. Qui c’è un info point contenente un’esaustiva presentazione della Riserva naturale, dalla flora alla fauna, ma pure la mappa di tutta la zona con la quale ci si può fare un’idea più precisa del tutto. Coloro che si sono avventurati in questa riserva con l’obiettivo di fare solamente una breve gita senza molte pretese, possono farlo, anche senza pagare il biglietto d’ingresso, incamminandosi fino al ristorante. Questo si trova al pianterreno con tanto di vista su delle zone lagunari. Al piano superiore, poi, c’è un piccolo museo e pure dalle finestre dalle quali si possono ammirare dei panorami anche migliori. Se si ha un po’ di fortuna, si possono scorgere anche esemplari di alcune specie di animali. Il tutto, naturalmente, dipende dalla stagione: a fine inverno, infatti, non sono rari né gli uccelli né le lontre, e pure, in lontananza, i cavalli.
Comunque, l’ideale è affidarsi ai propri… piedi. Per completare il giro si impiegheranno più di tre e si percorreranno circa 12 chilometri; potrebbero sembrare molti, però non sono difficili, anche considerato che il terreno è pianeggiante. Le più grandi “salite” sono pochi gradini qua e là, il tutto abbordabile. L’ideale è non venire nei giorni di pioggia, vista che questa è una zona lagunare, per cui il fango già di per sé non manca mai, figuriamoci dopo le precipitazioni. La stagione migliore per visitare la riserva è l’inverno, anche perché così si evitano le zanzare e altri insetti che la fanno da “padroni” negli altri periodi dell’anno.
Lasciamo ristorante e museo e ci mettiamo in moto: non rimane che scegliere il tragitto che andremo a compiere. Sono due i principali percorsi: quello principale, è anche quello relativamente più breve e circolare, chiamato “percorso ad anello”, composto di soli due chilometri e al massimo un’ora per vistarlo; il secondo, decisamente più impegnativo, arriva fino alla foce e richiede maggior tempo dato che è lungo ben cinque chilometri in una direzione e per cui ci vorranno anche tre ore di cammino. Ad ogni modo, entrambi sono facili e pianeggianti e iniziano e si concludono presso il Centro Visite.
Un giardino zoologico al contrario
Ci incamminiamo decisi, prima di fare il sentiero fino alla foce, optando per il ritorno quello ad anello, così da vedere tutto quello che può offrire questo luogo nei mesi invernali. Nella prima parte i due percorsi sono in comune. All’inizio si notano strutture di legno che fanno da recinto per i cavalli e i bovini. È una zona piuttosto fangosa e boschiva.
In primavera, nei piccoli specchi d’acqua si possono scorgere lungo il percorso pedonale parecchi animali, tra cui la rara testuggine palustre, ma pure la biscia d’acqua. In questa stagione, invece, andiamo incontro in primis al fango e ai vari suoni della natura. Lungo la strada si notano da subito i vari osservatori. Bisogna assolutamente fermarsi e scrutare il panorama che offrono. Sono stati costruiti con lo scopo di nascondere almeno parzialmente alla vista degli uccelli selvatici la sagoma di chi li guarda: in questo modo gli animali sentendosi più sicuri e tranquilli si avvicinano maggiormente ed è perciò possibile ammirarli o fotografarli a breve distanza, attraverso le feritoie delle schermature. Lo scopo infatti è di avere una sorta di giardino zoologico al contrario: l’uomo in gabbia, costretto lungo i sentieri schermati o nei capanni, e gli animali liberi!
Il secondo osservatorio che si incontra è quello della “Pavoncella”. Da qui possiamo vedere diversi isolotti che vengono sfruttati come luoghi di sosta dalle pavoncelle e dai gabbiani.
Poco più avanti il sentiero si divide. A desta una scaletta porta a superare l’argine e a proseguire verso la foce, mentre a sinistra il percorso ad anello continua il suo giro. Oltrepassato l’argine, c’è il sentiero chiamato anche del Mondo Unito, che attraversa una zona di bosco fino all’osservatorio detto del Biancospino. Questo punto d’osservazione d’inverno è il luogo ideale per scrutare i grandi stormi di oche al pascolo. Proseguendo da qui si incontrano i prati umidi. Però il paesaggio cambia ben presto offrendo una visuale aperta su entrambi i lati. Siamo ormai nella zona di “punta”. E lungo fino alla foce non è raro vedere dei cavalli selvaggi, del tutto docili e pronti a mettersi in “posa”.
A destra il sentiero si avvicina al fiume. Superato il punto cosiddetto di “Mezza Cona” si arriva all’ultimo osservatorio attrezzato in direzione della foce: l’osservatorio del “Cioss”. Da qui si ammirano il lato sud dei campi riallagati e la vasta distesa verso Grado. Più avanti la vista si apre sul Golfo di Trieste. Si osserva in distanza l’alta costa della zona di Duino. Nella zona, durante tutto l’anno, si scorgono numerosi uccelli.Verso Punta Spigolo la terra attorno all’argine su cui corre il sentiero si fa sempre più limitata. La fine del percorso corrisponde al Canale della Idrovia Litoranea Veneta. Qui si trova la foce dell’Isonzo e una spiaggia con l’acqua da tutte le parti (magari in un’altra stagione si penserebbe di fare un tuffo), dalla quale si ha un’ottimo panorama verso Sistiana e tutte le montagne che ci sono a nord.
Dopo un buon riposo non ci rimane che tornare indietro. Magari il percorso al ritorno può essere noioso, ma ci offre dei panorami diversi e con il passare della giornata pure dei nuovi scenari e anche animali che si sono nel frattempo svegliati. Ritornati al punto dove siamo saliti sull’argine andiamo avanti con il percorso ad anello alla destra. Poco dopo arriviamo al terzo osservatorio sull’area del ripristino chiamato “Cavaliere d’Italia” che si affaccia sulle zone d’acqua più spesso allagate del ripristino, alternate a isolotti emergenti. Sono ambienti frequentati dalle “anatre di superficie” e da alcune specie di aironi. Di seguito si incontra l’osservatorio del Palòt. Da quì è frequente vedere questi uccelli impegnati a sondare e filtrare l’acqua ed il limo alla ricerca del cibo.
Il percorso poi arriva al grande osservatorio della Marinetta, elemento centrale della rete di fruizione della Riserva. Questo edificio si sviluppa su tre piani ed è stato concepito per offrire comodi punti d’osservazione sugli ambienti che più caratterizzano il sito. Attorno al piano terra è stato realizzato uno stagno d’acqua dolce con le finestre vetrate, poste per metà sotto il livello dell’acqua. Queste permettono al visitatore di osservare le vita subacquea.
Dalle altre finestre aperte, si possono osservare molto da vicino diverse specie di uccelli alla ricerca di cibo. Per chi vuole immergersi ancora di più nell’osservare il tutto ci sono binocoli e cannocchiali. E poi come aiuto per riconoscere le varie specie animali ci sono diversi pannelli informativi. Il bello è che da qui si può essere seduto comodamente su delle panche, al riparo da pioggia e dal vento e osservare le innumerevoli specie di uccelli presenti nelle differenti stagioni.
Il piano più alto è dotato di finestre su tutti i lati e permette una visione a trecentosessanta gradi con un panorama che va dall’Isonzo al Golfo di Trieste con l’Istria sullo sfondo; dalle falesie di Duino alle Alpi Giulie. Da qui il percorso ad anello torna verso nord, procedendo tra alti argini. A sinistra si intravvedono sempre i campi riallargati mentre a destra la visione si apre sul canale della Quarantia. Il canale è collegato col mare aperto e ha un aspetto del tutto lagunare.
Più avanti si incontrano altri due ampi osservatori: quello detto del Capriolo e quello della Volpe. Attorno al primo spesso si notano le orme dei caprioli transitati al crepuscolo. Il secondo osservatorio è detto della Volpe perché adiacente ad alcune tane e a percorsi spesso utilizzati proprio dalla volpe. Prima di arrivare all’ultimo osservatorio il percorso attraversa una zona di prato dove con un po’ di fortuna si possono incontrare caprioli e lepri. Andiamo avanti e ben presto ritorniamo al punto di partenza, alla zona del Centro visite. Il tempo volerà godendosi questa natura ancora abbastanza… naturale. Una Riserva che decisamente vale la pena di visitare.
Alcune caratteristiche
Fino dal XIX secolo la zona detta della “Cona” è molto ampia e selvaggia. Domina una vegetazione palustre d’acqua dolce con boschi e canali. Nel 1895 il fiume Isonzo ha rotto gli argini e invase il canale Quarantia, allargandolo notevolmente. Il collegamento via terra venne interrotto e la Cona diventò un’isola all’interno del delta del fiume Isonzo. Nel 1938 e negli anni seguenti venne costruita la diga che ancora oggi collega la Cona alla terraferma, e accanto passa la strada che porta al Centro visite.
Quasi quarant’anni dopo, nel 1976, fu approvato il Piano Urbanistico Regionale Generale della regione FVG, che prevedeva un “Ambito di Tutela Ambientale” incentrato sull’Isola della Cona. Poi nel 1983 un argine secondario fu costruito per coltivare altre zone palustri. Poco dopo venne approvata una legge per bloccare ulteriori bonifiche prevedendo invece finanziamenti per la realizzazione delle aeree di tutela ambientale.
Nel 1989 è stato realizzato un primo stralcio esecutivo con la costruzione del grande osservatorio della Marinetta ed il riallagamento di 30 ettari di campi, che in parte erano stati coltivati. È stato anche realizzato il primo edificio per l’accoglienza dei visitatori, oggi sede del “Museo della Papera”, per controllare la vegetazione e per organizzare visite guidate.
Nel 1996 è stata istituita la Riserva Naturale Regionale della Foce dell’Isonzo. Negli anni 1997 e 1998 la Riserva venne compresa in un “Sito di Importanza Comunitaria” e in una “Zona di Protezione Speciale”. Grazie ai fondi europei si sono completate le strutture di servizio, riadattata una fatiscente fattoria a nuovo Centro Visite e riallargate ulteriori aree circostanti.
Tra il 2000 e il 2002 è stata avviata l’attività della Stazione Biologica Isola della Cona. La Riserva naturale poi è stata riconosciuta nel 2007, in occasione del XIV Convegno Italiano di Ornitologia, tenutosi a Trieste, come la migliore area d’Italia per il birdwatching da parte della associazione European Birdwatching Network. Infine, nel 2010, il valore del lavoro svolto anche a livello internazionale e i risultati conseguiti sono stati riconosciuti con un premio, il Green Globe Award, attribuito alla Riserva a Nagoja in Giappone, da parte di una giuria internazionale, per il “miglior progetto di rinaturazione”.
Nella riserva si segnala la presenza di un elevatissimo numero di specie di uccelli legate alla zona umida. In particolare, nella parte della Riserva denominata Isola della Cona è in corso da anni il monitoraggio dell’avifauna che ha permesso di censire un totale di 322 specie stanziali, svernanti o di passaggio. Per il resto si trovano testuggini, rane, e pesci. Inoltre per controllare la vegetazione e per organizzare visite guidate vengono inseriti, nel 1991, i primi cavalli di razza Camargue, provenienti da un allevamento e da una zona umida analoga esistenti presso Ferrara. Infine non sono rare le lontre, i caprioli e volpi. Basta essere un visitatore attento e si vede di tutto.
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Pubblicato su Panorama il 31 gennaio 2024.