La memoria dei Centomila

La memoria dei Centomila
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Ci sono posti che vediamo da lontano, che ammiriamo, pensiamo di visitarli, ma poi non si trova mai il tempo per farlo. Uno di questi luoghi è il Sacrario militare di Redipuglia, in provincia di Gorizia, il più grande cimitero monumentale militare italiano dedicato ai caduti della Prima guerra mondiale. Maestoso e imponente, visibile a grande distanza, è piuttosto facile da trovare nelle mappe e capire come ci si arriva. È un’escurisone che va fatta, sostando non soltanto in questo sito ma esplorando anche tutto il circondario, anche se per farlo bene e a fondo servirebbero almeno due giornate. Per chi arriva da Fiume, si fa la strada per Trieste e poi si prende la direzione dell’autostrada. Usciamo a Redipuglia-Monfalcone est e poi dopo una serie di incroci e con buone indicazioni arriviamo all’ampio parcheggio del Sacrario militare. In totale, poco più di 100km e meno di due ore di viaggio. Il percorso si fa rigorosamente a piedi. Attraversiamo la strada veloce che collega Fogliano-Redipuglia con Ronchi dei Legionari e siamo alla sua entrata. Il percorso si fa rigorosamente a piedi.
Parcheggiata l’automobile sul piazzale di fronte al Sacrario, la visita inizia dopo aver superato la catena del cacciatorpediniere “Grado”, una nave austro-ungarica divenuta italiana dopo la fine del conflitto. Davanti a noi sii presenta il Sacrario militare, immenso e quasi infinito. Il tutto sorge sul versante occidentale del Monte Sei Busi e nei luoghi in cui, durante la Grande Guerra, si svolsero le violentissime battaglie dell’Isonzo. Seppure poco elevato, appena 89 metri sul livello del mare, all’epoca fu molto conteso perché consentiva di dominare per un ampio raggio l’accesso a ovest del Carso. Il Sacrario, costituito da un ossario, fu eretto nel 1938 in sostituzione del Cimitero Sant’Elia. Ed è proprio un bene conoscere la storia del luogo e la ragione per cui è stato costruito e come è stato fatto.

GRANDIOSO, AUSTERO, DURATURO
Nel 1935, considerate le pessime condizioni di manutenzione del Cimitero di Sant’Elia, Mussolini in accordo con il generale Cei decise di abbandonare quel sito ed erigere un nuovo ossario. L’intenzione delle autorità fasciste era quella di trasformare Redipuglia in centro nazionale delle architetture per la memoria bellica e di realizzare il più importante degli ossari, visto che con le stesse finalità se ne stavano costruendo in quegli anni sugli altri campi di battaglia. Il Sacrario di Redipuglia sarebbe diventato così il prototipo dei grandi memoriali. Doveva essere “grandiosissimo, semplice, austero e duraturo”.
Le idee da subito furono chiare. Infatti, l’elemento caratterizzante dell’architettura di Redipuglia è il sistema a gradoni, una scenografica scalata in pietra chiara, affiancata da due scalinate laterali, con un doppio filare di cipressi ciascuna. Dalla sua sommità la vista si estende su tutta la valle dell’Isonzo e arriva fino al mare. La scelta architettonica simboleggiava la salita al cielo delle anime dei caduti. Si voleva celebrare il loro sacrificio, nonché dare una degna sepoltura a coloro che non avevano trovato spazio nel cimitero degli Invitti. La struttura è composta da tre livelli e rappresenta simbolicamente l’esercito che scende dal cielo, alla guida del proprio comandante, per percorrere la Via Eroica. In cima, tre croci richiamano l’immagine del Monte Golgota e la crocifissione di Cristo.
Dopo il bozzetto di Giannino Castiglioni, in cui vennero tracciati i criteri generali dell’opera, approvato dal duce nel dicembre 1935, iniziarNoo nello stesso mese le lunghe trattative per l’acquisto del terreno. Nonostante Mussolini approvasse il progetto e desse l’autorizzazione a intraprendere i lavori, già nel febbraio del 1936 venne revocato l’ordine di costruzione a causa di pressioni esercitate dai contrari alla realizzazione del cimitero. Dopo una breve pausa, si andò alla gara d’appalto e il cantiere fu aperto anche prima dell’approvazione ministeriale. Tuttavia, la realizzazione finale si discostò lievemente dal bozzetto, in primis per lo spostamento della gradinata sul ripiano sopra al quale sono posizionate le tombe di Emanuele Filiberto e dei suoi generali.
Dopo due intensi anni di attività e un grande dispendio di esplosivi, macchinari e lavoro umano, il Sacrario venne terminato nel 1938. L’inaugurazione venne celebrata il 18 settembre 1938. Mussolini per quell’occasione tornò a Redipuglia dopo quindici anni dalla sua ascesa al potere. La cerimonia, come riportarono i giornali d’epoca, fu semplice e suggestiva: erano presenti un picchetto militare in rappresentanza di tutti i reggimenti dell’Esercito, Mussolini rese omaggio al Duca d’Aosta e ai centomila soldati attraversando la via Eroica, per poi salire verso la cima del Sacrario. La sfilata fu accompagnata da spari di fucile e raffiche di mitraglia, che rievocavano le battaglie. Un coro cantò a bassa voce, con lo scopo di creare un’atmosfera di raccoglimento. Non venne fatto alcun tipo di discorso, visto che la guerra era ancora nei ricordi, nei paesaggi, nell’aria, nello stupore attonito della pietraia carsica.

Un’unica donna, una crocerossina
Capita la storia del luogo, non rimane altro che incamminarci. Subito andiamo incontro alla tomba dedicata a Emanuele Filiberto di Savoia, duca d’Aosta (Genova, 1869 – Torino, 1931), tra le maggiori figure della Prima guerra mondiale: comandò la 3ª Armata del Regio Esercito e la propaganda bellica italiana lo soprannominò Duca Invitto, enfatizzando la mancanza di una vera e propria sconfitta sul campo durante le battaglie dell’Isonzo. “Desidero che la mia tomba sia se possibile nel Cimitero di Redipuglia in mezzo agli Eroi della Terza Armata. Sarò con essi vigile e sicura scolta alle frontiere d’Italia al cospetto di quel Carso che vide epiche gesta ed innumeri sacrifici, vicino a quel Mare che accolse le Salme dei Marinai d’Italia”, scrisse nel suo testamento spirituale. Dietro alla sua tomba, c’è quella dei suoi generali. Da qui iniziano le scalinate laterali e su ognuna la scritta corrispondente. Nella serie di file troviamo le tombe dei militi noti, tutti posti in ordine alfabetico, sono segnati il nome e il cognome, il grado, nonché il gruppo militare al quale apparteneva.
L’unica donna sepolta nel Sacrario è la crocerossina Margherita Kaiser Parodi Orlando, morta a 21 anni a seguito dell’epidemia di Spagnola, decorata con Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Le 60.000 salme dei militi ignoti sono raccolte in due grandi tombe comuni, poste ai lati della cappella, insieme a quelle identificate di settantadue marinai e cinquantasei guardie di finanza.
Fila per fila arriviamo nella parte più elevata, che si chiude con le tre croci poste sopra la cappella all’ultimo gradone, il che fa apparire il pendio molto più alto dei suoi 107 metri di altezza. Sul portale d’entrata della cappella è sistemata la croce della Terza Armata. È stata trasformata in chiesa con rito solenne nel 2014. Sul retro in due stanze è stato organizzato un piccolo e interessante museo, che contiene una raccolta di documenti, fotografie, quadri, lettere e vari altri oggetti d’epoca.
Dopo un bel riposo e godutosi lo splendido panorama, non ci resta che tornare indietro, attraversare la strada, vedere il Colle Sant’Elia e il Cimitero degli Invitti. A primo colpo, si presenta come un bel parco con folti alberi e con tanto di salita verso la cima. Però ben presto si notano i tantissimi cimeli della Grande Guerra. È un vero e proprio museo a cielo aperto, dove passo per passo sono ricordati i vari corpi militari con svariate insegne. Troviamo una selva di cimeli, oggetti personali, suppellettili, brandelli di armi, proiettili, il tutto confuso tra intrichi di filo spinato e reticolati. Gli amanti del mondo militare possono trovare di tutto e di più. Arrivati in cima, troviamo una colonna-faro e diversi cannoni e altri mezzi bellici. Il panorama è minore rispetto a quello della cima del Sacrario, ma offre una buona visuale al circondario.

Colle Sant’Elia e il Cimitero degli Invitti
Ben presto dopo la fine del conflitto si arrivò all’idea di costruire un cimitero monumentale vicino alle terre dove si svolsero le crudeli battaglie. Il comandante della Terza Armata, il duca d’Aosta accettò subito l’idea e così il Cimitero sul Colle Sant’Elia, chiamato “Invitti della Terza Armata” diventò la prima necropoli di Redipuglia. Venne edificato nell’immediato dopoguerra affinché esprimesse il tema del ricordo legato alla vicinanza del conflitto appena terminato e allo stretto rapporto col territorio. La sistemazione più adatta per un intervento di questa portata risultò essere la cosiddetta montagnola a est del colle di Sant’Elia, perché posta di fronte al ciglione carsico teatro di tante battaglie e quindi con un grande valore simbolico.
La forma della collina è molto probabilmente il primo spunto offerto per la disposizione del cimitero. L’altura è stata modellata in sette “scalini”. La cima del colle è stata invece spianata per ospitare un monumento crocifero eretto sopra una cappella votiva sormontata da un obelisco a forma di faro. La struttura raccolse 30.000 caduti, di cui 23 medaglie d’oro, 4 generali e le spoglie di 6.000 ignoti, riesumate dai cimiteri di guerra dei dintorni oppure disseppellite direttamente dai campi di battaglia. Gli ultimi due gironi più alti sono stati destinati ad accogliere le tombe di 463 ufficiali.
Furono necessari circa due anni di lavoro per sistemare l’area. Fu inaugurato da Mussolini nella simbolica data del 24 maggio del 1923 alla presenza del re Emanuele Filiberto di Savoia, del duca d’Aosta e comandante della Terza Armata, e di tutte le più eminenti cariche dello stato. La struttura del Cimitero del Colle Sant’Elia si è rivelata però ben presto soggetta al deterioramento per la sua conformazione e nei primi anni ’30 sono stati intrapresi interventi di ristrutturazione. Un altro motivo che rese il Cimitero inadeguato era la necessità di riordinare i numerosi cimiteri sorti ai piedi del Carso, come il Cimitero Filippo Corridoni di Sagrado o il Cimitero degli Asfissiati a Sdraussina.
All’idea di risistemare in maniera definitiva il Colle Sant’Elia si sostituì però quella di costruire un’altra struttura più adatta a soddisfare i principi di grandiosità e monumentalità che il regime fascista aveva in mente. E così poi nacque il Sacrario militare, mentre il Colle Sant’Elia si “convertì” in una sorta museo, che espone, tra l’altro, anche oltre 30 pezzi di artiglieria dell’epoca, molti dei quali rari.

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Pubblicato su Panorama il 15 aprile 2024.


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