Bologna, la dotta, la grassa, la rossa

Bologna, la dotta, la grassa, la rossa
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Lo dice un proverbio: Roma “la santa” o “l’terna”, Genova “la superba”, Firenze “la bella”, Venezia “la ricca” e anche “la Serenissima”, Bologna “la dotta”. Ma al meraviglioso capoluogo emiliano, meta ambita dagli studenti perché ospita l’ateneo universitario più antico d’Europa – convenzionalmente si fa risalire al 1088, l’Alma Mater Studiorum, da tempi immemori ha ospitato le figure più illustri del panorama artistico e culturale (Dante, Petrarca, Boccaccio, Pico della Mirandola, Leon Battista Alberti, Niccolò Copernico, Torquato Tasso…)–, piace strafare e dimostrare anche nei soprannomi tutta la sua opulenza: infatti, è noto anche come “la grassa”, merito delle sue trattorie (“Quando sentite parlare della cucina bolognese fate una riverenza che la merita” recitava il grande Pellegrino Artusi, gastronomo di fine 1800), e “la rossa”, per il colore dei palazzi (Questa sua peculiarità, deriva dall’uso dei mattoni con i quali sono stati costruiti torri e palazzi nel medioevo (“il mattone bolognese” rappresenta la tradizione della muratura, si contano più di 350 sfumature, tra il rosso e il giallo, di intonaco utilizzato sulle case e sui vari edifici della città). Una città metropolitana con molti aspetti eccezionali, patria di arte e di cultura, di alcune delle eccellenze italiane più note nel mondo (pensiamo, ad esempio, alla gastronomia). Dicono che sia difficile visitare una città quando piove, ma a Bologna anche queste condizioni meteo avverse non sono d’intralcio: potrete fare tranquillamente a meno dell’ingombrante ombrello, pur restando quasi sempre coperti dalla pioggia.
“Luogo fortificato”, è la traduzione di “Bononia”, il suo antico nome latino. È conosciuta per molte cose: i suoi portici, appunto, che si estendono per oltre 38 chilometri (patrimonio dell’UNESCO); le Due Torri, simbolo della città; la sua università; e la sua cucina, che vanta piatti iconici come il ragù alla bolognese e i tortellini. Esplorare Bologna significa immergersi in una città vivace, dove il passato convive armoniosamente con un presente dinamico. E dove ogni angolo può portare a una nuova scoperta. Il nostro tour a piedi tra storia e architettura inizia passando per Porta Galliera e poi imboccando il primo dei portici che costeggiano via dell’Indipendenza, la strada più breve che ci porterà accanto alla Cattedrale e poi diritti al cuore pulsante della città, Piazza Maggiore che, il centro nevralgico di Bologna e dove decisamente conviene fare un giro a 360 gradi, qui si ergono gli edifici storici di straordinaria bellezza. Vi troviamo pure la Basilica di San Petronio, dedicata al santo patrono, che è una delle chiese gotiche più grandi del mondo. Sebbene la sua facciata sia incompleta, bisogna entrare perché al suo interno sono ospitati capolavori come la meridiana di Cassini e affreschi di indubbio valore. Subito accanto, troviamo il Palazzo d’Accursio, con il Museo Civico, che ci consente di conoscere la storia secolare della città. Inoltre, ci sono pure il Palazzo del Podestà e il Palazzo Re Enzo, che delimitano la piazza. Inoltre, cattura l’attenzione, la Fontana di Nettuno, in marmo e bronzo, il “Zigant” costruito dal fiammingo Giambologna su progetto di Tommaso Laureti tra il 1563 e il 1566. È il simbolo del potere papale: come Nettuno domina le acque, così il papa domina il mondo. Ai piedi del Dio sono infatti quattro putti, che rappresentano Gange, Nilo, Rio delle Amazzoni e Danubio, cioè i fiumi dei continenti allora conosciuti.

Tra simboli e leggende
Passandole accanto, arriviamo in Via Rizzoli, che ci porta dritti alle due Torri: Asinelli e Garisenda, strutture con funzione sia militare sia gentilizia di origine medievale, sono uno dei tratti più caratteristici della città. Sono situate entrambe in Piazza di Porta Ravegnana, una delle antiche porte di accesso alla città. Leggiamo che la torre Garisenda misura solo 47 metri: è la più bassa delle due in quanto ha subito un cedimento del terreno e per evitarne il crollo fu accorciata in altezza. Oggi è oggetto di restauro e non è accessibile al pubblico. La torre degli Asinelli fu eretta fra il 1109 e il 1119 ed è possibile raggiungere la cima per ammirare Bologna dall’alto, salendo i 498 gradini della scala interna e arrivando fino ai 98 metri di altezza. Tra gli studenti c’è la credenza che salire sulla Torre degli Asinelli prima di essersi laureati potrebbe impedire il raggiungimento della laurea. Secondo la leggenda, vi era un contadino che dedicava tutte le sue giornate al lavoro dei campi, aiutato dai suoi due asinelli. La speranza era di poter un giorno espandere i suoi campi per il bene della sua famiglia, ma soprattutto del suo unico figlio. Un giorno gli asinelli, come impazziti, iniziarono a scalciare e a scavare sempre con più insistenza, finché dalla terra spuntò qualcosa che sorprese il contadino: un baule pieno di monete d’oro e d’argento e pietre preziose. Stupito dal ritrovamento, il contadino rinominò tale tesoro “il tesoro degli asinelli”. Non disse a nessuno di ciò che era successo, nemmeno alla moglie, però non tenne tutto il tesoro per sé, ogni tanto infatti le dava un po’ di soldi in più del normale per comprare ciò che serviva alla famiglia. Seppur con riserbo, il suo tenore di vita migliorò. Intanto, il figlio crebbe divenendo un uomo di grande cultura e fascino, il padre aveva infatti voluto per lui i migliori precettori e insegnanti. Il giovane si innamorò di una fanciulla appartenente a una delle famiglie più importanti di Bologna e il sentimento era ricambiato. Era però troppo grande la differenza sociale per sperare che la famiglia della fanciulla accettasse una simile unione. La giovane si disperava così tanto che il suo amato, non potendola vedere in quello stato, decise di affrontare la nobile famiglia. Il padre derise la richiesta del ragazzo e disse che il matrimonio ci sarebbe stato solo se fosse riuscito a costruire una torre molto alta. Quella stessa sera, il giovane si confidò con il padre che subito trovò la soluzione: gli consegnò il tesoro che aveva custodito e iniziarono subito i lavori della torre, oggi conosciuta come la “Torre degli Asinelli”.
A pochi passi dalle due torri, in strada Maggiore, ci imbattiamo nelle tre frecce di Corte Isolani, conficcate sotto il portico di legno del palazzo. Questo è uno dei posti più particolari che si possano visitare a Bologna. A riguardo della prima, si narra che una nobildonna venne accusata di adulterio dal proprio marito. Per commettere l’omicidio che avrebbe ripagato il torto, furono assoldati tre arcieri. La donna, scaltra e molto bella, al momento opportuno fece cadere le proprie vesti rimanendo nuda e mandando in tilt gli arcieri che scagliarono le frecce sulla volta del portico, mancandola in pieno. Decisamente più recente un’altra leggenda: racconta di uno scherzo tra studenti a Raffaele Faccioliche, che nel 1877 si era occupato del restauro di casa Isolani. L’obiettivo era quello di rovinare il lavoro da lui compiuto con tanta dedizione. Qualunque sia la storia che c’è dietro, il portico di Palazzo Isolani resta uno degli scorci più caratteristici della città.
Camminando, ci rendiamo conto sempre di più quanti siano i portici. Non sono solo elementi architettonici, ma un vero e proprio sistema urbano. Ci conducono verso la Piazza di Santo Stefano, o delle “Sette Chiese”, originariamente uno slargo concepito come la riproduzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Oggi si compone di quattro chiese visitabili.
Se c’è un problema, quando siete a Bologna, quello è il mangiare: c’è l’imbarazzo della scelta, per quanto riguarda i ristoranti e il menù da degustare. Tanti primi piatti tipici, dai tortellini in brodo alla tagliatelle al ragù, dalle lasagne verdi alle Crescentine (conosciute anche come tigelle, sono focaccine tipiche da accompagnare con salumi e formaggi), alla classica mortadella, il salume simbolo di Bologna.
Dopo aver pranzato, è ideale fare una leggera passeggiata e in un luogo non tanto frenetico. Subito fuori dalle “mura” sul lato, entriamo nei Giardini Margherita. Tanti i sentieri, laghetti e ampi prati. Questo parco offre lo spunto per fare una capatina verso i famosi Colli Bolognesi. Dopo una leggera salita tra varie ville arriviamo al Parco di San Michele Bosco. Qui ha sede un grande istituto ortopedico, ma pure la chiesa di San Michele in Bosco. Il panorama è fantastico.
Al ritorno verso il centro, andiamo a “trovare” la Diavolessa protettrice, statua simile ai Gargoyle di Notre Dame che si trova sotto il portico di Via D’Azeglio. Come si può leggere, era la protettrice dei viandanti notturni in un periodo in cui era pericoloso camminare di notte per le strade bolognesi; secondo altri serviva da monito a ricordo della strega Caterina vissuta proprio in quello stesso quartiere nel XV secolo. Si pensa che la diavolessa sia stata collocata in questo luogo anche per via dell’ingresso all’orfanotrofio, allo scopo di indurre i genitori che si apprestavano ad abbandonare i neonati a riflettere in quanto potevano essere perseguitati. Non per nulla sullo stesso muro si può notare la Madonna che stringe al petto il proprio bambino, a rimostranza delle gioie della maternità e a protezione dei bambini.
Andiamo avanti dritti verso piazza Maggiore per tornare più a nord. Puntiamo al centro universitario. In Via Zamboni, la strada universitaria per eccellenza dove si può vivere un’atmosfera giovane e vivace. Finita la via Zamboni arriviamo dritti a una delle porte di Bologna. A Bologna il Medioevo si respira ovunque, nelle sue strade e nelle sue architetture, nelle sue torri, nelle cinte murarie e nelle sue porte.

Il giro delle dieci porte rimaste
Dieci ne restano delle dodici originarie vie d’accesso antiche alla città, ognuna con una sua storia e un suo segreto. Sarebbe bello fare tutto il giro e scoprirle tutte, tutte diverse e oggi conservate in maniera diversa. Sotto alcune è possibile passare, mentre altre sono oggi imbottigliate dal traffico e certe sono pure chiuse e per cui da ammirare solo dall’esterno. Già uscendo verso i Giardini abbiamo visto Porta Santo Stefano e Porta Castiglione e al ritorno dal colli bolognesi la Porta San Mamolo. Adesso vediamo uscendo da via Zamboni Porta San Donato, Porta Mascarella, che abbiamo visto entrando in città e oggi del tutto circondata dal traffico. A seguire Porta Galliera che abbiamo attraversata per prima entrando verso il centro storico. Prima di vedere le altre porte entriamo nel parco accanto alla stazione degli autobus. Qui si trova infatti un colle che ospita il più grande parco a nord della città, il parco della Montagnola. Per entrarci saliamo sulla maestosa scalinata dove all’inizio c’è una grande fontana/scultura. La scultura rappresenta una ninfa trascinata da un cavallo, prigioniera dei tentacoli di una piovra. Fatto il giro nel parco, pieno di gente, scendiamo e andiamo a vedere le porta sul lato occidentale.
Nell’ordine vediamo la Porta Lame, Porta San Felice e Porta Sant’Isaia. Il nostro giro delle porte lo finiamo davanti a una delle più maestose che per fortuna vediamo al calare del sole e così ben illuminata. Si tratta della Porta Saragozza, conosciuta anche come Porta dei pellegrini, che è stata attraversata da fedeli di tutto il mondo che dal centro andavano diretti sul Colle della Guardia e al santuario di San Luca.
Passiamo la Porta ed entriamo in Via Saragozza e subito all’inizio la statua dedicata a Padre Pio. La via con i suoi inevitabili portici ci porterà diritti verso Piazza Maggiore. Al ritorno verso il nostro parcheggio visitiamo per ultima la Cattedrale di San Pietro. Rischia quasi di rimanere non visitata, anche se si trova in una delle vie principali di Bologna non si trova su una piazza e con i portici si rischia di “saltarla”. È immensa ed è a due passi dal centro storico di Bologna e alla Piazza Maggiore e a Via Rizzoli. Anche se dall’esterno non sembra molto grande, entrando si riesce appieno rendersi conto quando grande sia e ricca di storia e con importanti opere artistiche.
Come leggiamo la fama di San Pietro a Bologna è legata inoltre a un evento del culto mariano che ogni anno nel mese di maggio attira numerosi fedeli e curiosi. È la processione della Madonna di San Luca, ovvero dell’immagine sacra custodita all’interno del Santuario costruito sul Colle della Guardia che una volta all’anno viene trasportata in città ed esposta proprio all’interno della cattedrale per una settimana. Tale atto devozionale si basa su una leggenda risalente al 1433, anno in cui la città di Bologna venne funestata da incessanti piogge primaverili che stavano compromettendo i raccolti. Si decise dunque di invocare l’aiuto di Maria trasportando l’icona della Madonna di San Luca fino al centro di Bologna: al suo arrivo le piogge cessarono e da allora ogni anno si ripete il tanto atteso rito della processione.
Una cosa è certa: Bologna è una città che sorprende a ogni angolo, con la sua ricchezza culturale, i suoi sapori inconfondibili e la sua vivacità. Una città che offre spunti per ognuno, dove in un giorno si può avere un’ottima impressione. Da tornarci per approfondire.

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Pubblicato su Panorama il 31 gennaio 2025


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