Allenatori di razza
Nel cuore dell’Adriatico, tra la pietra bianca e il mare, Spalato è una città di passioni. Qui l’Hajduk è più di una squadra: è un’identità collettiva, quasi una religione. Ma nel capoluogo dalmata non c’è solo il calcio. Anche altre discipline sportive hanno saputo regalare gloria e prestigio, portando il nome della città oltre i confini nazionali. Tra tutte, la pallacanestro ha scritto alcune delle pagine più memorabili. Nessuna squadra, come la Jugoplastika, ha saputo spingere Spalato così in alto, trasformando una realtà relativamente piccola in una delle potenze cestistiche più rispettate del continente. Una leggenda iniziata in sordina e culminata con una storica tripletta di Coppe dei Campioni. Una parabola che ha attraversato guerre, cambi di nome, crisi economiche e rinascite. Una storia, insomma, dal respiro epico al quale oltre ai giocatori hanno contribuito anche gli allenatori della compagine giallonera.
Željko Pavličević è un allenatore di basket croato ed ex giocatore. Nato il 26 marzo 1951 a Zagabria, ha iniziato a giocare nel 1969 con la squadra juniores della Lokomotiva. Pur avendo intrapreso gli studi alla Facoltà di Tecnologia chimica, la passione per la pallacanestro prevalse. Dopo aver percorso tutta la trafila giovanile, nel 1975 divenne assistente del leggendario Mirko Novosel alla guida della prima squadra del Cibona. Nel 1984/85 fu promosso capo allenatore, seppur solo per le competizioni nazionali, mentre l’Eurolega restava nelle mani di Novosel. Alla sua prima stagione conquistò Coppa e campionato jugoslavo, superando tra gli altri la Jugoplastika e la Stella Rossa (Crvena Zvezda) di Belgrado. Da vice allenatore partecipò anche al primo trionfo europeo del Cibona, battendo il Real Madrid nella finale di Atene. La stagione seguente, con una squadra indebolita dall’addio di Andro Knego ma rinvigorita dall’arrivo di Dražen Petrović, Pavličević riuscì a vincere ancora la Coppa nazionale e a laurearsi campione d’Europa per la seconda volta, superando a Budapest lo Žalgiris Kaunas di Arvydas Sabonis. Dopo tre stagioni con il Cibona, accettò la sua prima esperienza internazionale in Spagna, all’OAR Ferrol, e poi al Taugrés Vitoria.
Nell’estate 1990 approdò al Pop 84, la ex Jugoplastika campione d’Europa in carica. Nonostante l’esodo di stelle come Dino Rađa, Duško Ivanović e Goran Sobin, riuscì a mantenere la squadra al vertice, vincendo in una sola stagione Coppa di Jugoslavia, campionato e terzo titolo europeo consecutivo, battendo il Barcellona a Parigi. Fu nominato allenatore dell’anno e guidò campioni come Toni Kukoč, Velimir Perasović, Žan Tabak e Petar Naumoski.
Dopo quell’apice, la sua carriera lo portò in Grecia al Panathinaikos, dove gettò le basi dei futuri successi, e più tardi in Giappone, dove divenne commissario tecnico della nazionale e contribuì alla crescita del movimento cestistico locale. Seguì un lungo percorso internazionale tra Croazia, Giappone, Bahrein e Hong Kong, con alterne fortune, ma sempre con il riconoscimento del suo ruolo nella storia del basket europeo.
Slobodan “Piksi” Subotić, nato a Castelnuovo (Hercegnovi) in Montenegro il 15 agosto 1956, è stato un altro stratega importante nella storia del club spalatino. Giocatore di talento, alto 2,02 m, era celebre per la sua mano educata e per la capacità di tiro. Dopo un decennio trascorso all’Olimpija Lubiana, si trasferì all’Aris Salonicco, diventando parte di una squadra leggendaria che raggiunse per tre anni consecutivi le Final Four di Eurolega. Con i gialloneri vinse cinque campionati e cinque Coppe di Grecia, imponendosi come uno dei migliori stranieri della lega.
Appesa la maglia al chiodo, intraprese una lunga carriera da allenatore, guidando numerosi club greci, tra cui Olympiacos e Panathinaikos, l’italiana Aurora Jesi, lo Split e il Cedevita di Zagabria, oltre a esperienze in Libano, Montenegro e Africa. Ha vinto due campionati greci, una Coppa di Grecia, la Coppa Korać e due titoli libanesi. Dal 1999 al 2003 è stato anche nello staff tecnico della nazionale slovena.
Zoran “Moka” Slavnić, nato a Belgrado nel 1949, è uno dei più grandi playmaker europei della storia. Cresciuto nella Stella Rossa, con cui vinse campionati e coppe, giocò anche in Spagna e a Sebenico, prima di chiudere la carriera in Italia, a Caserta. Con la nazionale jugoslava disputò 179 partite, conquistando un oro olimpico a Mosca 1980, un oro mondiale nel 1978 e tre titoli europei. Regista raffinato, fu considerato “il direttore d’orchestra” del basket jugoslavo. Da allenatore, guidò anche la Jugoplastika negli anni in cui stavano emergendo Toni Kukoč e Dino Rađa, oltre a numerosi club tra Jugoslavia, Spagna e Grecia. Nel 2007 fu selezionatore della Serbia, anche se per un breve periodo. Dal 2013 è membro della FIBA Hall of Fame.
Non vanno dimenticati altri due nomi legati alla panchina spalatina: Krešimir Ćosić e Petar Skansi. Il primo, leggenda zaratina, guidò lo Split per una sola stagione, nel 1983/84, lasciando comunque il segno. Il secondo, originario di San Martino (Sumartin) sull’isola di Brazza (Brač) ma cresciuto a Spalato, legò a doppio filo il suo nome alla Jugoplastika, sia da giocatore che da allenatore. Sotto la sua guida, a metà anni Settanta, il club tornò a vincere il titolo nazionale, mentre nel 2003, in un breve ritorno sulla panchina giallonera, seppe ancora una volta riportare entusiasmo e successo.
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Pubblicato sull’inserto Inpiù Dalmazia del La voce del popolo il 13 settembre 2025.